Don’t worry, be happy
Oggi il New York Times scrive di felicità, domani lo faranno tutti i quotidiani italiani e del mondo occidentale. È come se il Dalai Lama non ne avesse mai parlato, come se ci si fosse già dimenticati di Matthieu Ricard, il monaco buddhista eletto nel 2008 l’uomo più felice del pianeta, come se non si sapesse che da più di vent’anni, mentre i nostri governanti discutono di Prodotto Nazionale Lordo, il re del Bhutan misura il suo Pil – che per lui è Gross National Happiness – in termini di felicità dei suoi sudditi. E come se, nel corso dei secoli, non fossero mai stati scritti libri sull’argomento – a proposito, l’ultimo in ordine di tempo è La ricerca della felicità. Dall’età dell’oro ai giorni nostri di Georges Minois con un saggio introduttivo di Luciano Canfora, edizioni Dedalo, 2010 – il più esauriente ma anche il più triste saggio sulla felicità che si potesse concepire, a riprova che non esiste.
Il NYT, dicevo, pubblica, sul tema, un articolo molto circostanziato costruito sulla ricerca di Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert, psicologi dell’Università di Harvard, che hanno intervistato 2.200 persone dalle quali hanno ottenuto 250mila risposte, e hanno scoperto che in testa alla scala della felicità c’è il sesso. E questo, scusate, non mi sembra una novità. La novità sta invece nell’aver dimostrato, per esempio, che pensare a situazioni o luoghi piacevoli porta a uno stato di contentezza. Che per un americano, immaginare di fare un viaggio in Italia, di visitare e fare cose particolarmente interessanti nel nostro Paese, porta già a un innalzamento dell’umore.
Dice il dottor Gilbert: “Il cuore va dove lo porta la testa, e non gliene importa molto di dove si trovano i piedi”. Il vecchio adagio secondo cui il viaggio per antonomasia sarebbe quello della fantasia, è ancora valido – leggere, a questo proposito Honolulu e altri racconti di W. Somerset Maugham, Adelphi 2010, a pagina 119. L’altra novità è il mezzo con cui le risposte sono state raccolte, e per rendersene conto basta entrare nel sito “trackyourhappiness”.
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