Burakumin, Ainu e altri sconosciuti
È da poco uscito un delizioso libretto: Una lettura orientale del dialogo. Il caso Giappone di Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, Pazzini Editore, nella collana Frontiere, diretta da Marco Dal Corso, prefazione di Luigi Menegazzo, vicario generale dei missionari saveriani.
Il libro non delude mai: l’idea interessante comincia in copertina e finisce a pagina 228 – l’ultima. Già, perché lo strillo è una dichiarazione d’intenti che non viene smentita né sminuita dagli scritti di Tosolini. Recita: «Il mondo è fatto di opposti: positivo e negativo, bene e male, caldo e freddo, tradizione e modernità, guerra e pace, uomo e donna, forma e materia. Una cosa nasce dall’altra, una ha bisogno dell’altra. Una condizione di equilibrio ha necessità della compresenza degli opposti». Teoria rafforzata dalla presentazione nella primissima pagina, prima della prefazione: «Le frontiere come regioni in cui il controllo del territorio si fa più difficile e impegnativo; le frontiere come aree ribelli alle regole stabilite, spazi dove riscrivere i codici e le norme di relazione tra le persone; le frontiere come terre del futuro dove ridire l’identità, praticare l’ospitalità, vivere il meticciato culturale e religioso. Abitare le frontiere per spingere il pensiero a dire l’inedito». E sì, questo di Tiziano Tosolini è un serio e importante contributo al dialogo interculturale e interreligioso che tutti dovremmo leggere: un massaggio alle cellule che apre la mente, uno Yoga delle cellule, avrebbe detto Mère. Perché prima di essere un missionario, Tosolini è un uomo tanto colto quanto umile, un ricercatore della Verità attraverso il dialogo, uno che si interroga e si lascia porre domande, che condivide con gioia e con altrettante gioia accoglie. Una perla rara, in particolare in questi tempi uggiosi.
Il quarto capitolo del libro, quello più laico, ha particolarmente soddisfatto la mia curiosità, anche storica e antropologica. Si intitola Gli invisibili «Altri». Minoranze in Giappone. Racconta dei Burakumin, degli Ainu, degli abitanti di Okinawa, dei soprusi che hanno ricevuto nel corso dei secoli e della loro situazione attuale, dei loro non-rapporti con lo Shintoismo e il Buddhismo, le religioni tradizionali che li vogliono dimenticati, come diremmo noi, “da Dio e dagli uomini”.

Gerarchia sociale nel periodo Edo in Giappone, immagine scaricata dal web




