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Sono una mujer libre, una donna libera

19 novembre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità
Doña leova, curandera messicana. Foto dell'autrice

Doña leova, curandera messicana. Foto dell'autrice

«Mi chiamo Leova, Doña Leova, sono di etnia nahuatl-azteca e vivo a Cuetzalan, sui monti dello stato di Puebla, nel Messico settentrionale. Sono sempre stata una bambina ribelle e ribelle  sono ancora oggi, tanto che, come portavoce di alcuni centri sociali del pueblo, del popolo, aiuto le donne ad affrancarsi dalla sottomissione e dalle violenze dei mariti: dico che è tutta colpa loro che non sanno farsi rispettare.

A 14 anni ho cominciato a fare la partera, la levatrice, seguendo le nostre tradizioni. Sono anche una sciamana, una curandera, e conosco le piante che aiutano a sentirsi meglio. È stata la nonna a insegnarmi tutto quello che so: una conoscenza che viene dagli antenati e che io ho appreso in silenzio, senza fare domande – non avrei ottenuto risposte. Ho carpito l’arte della guarigione con lo sguardo, ripetendo i suoi gesti e applicando il buon senso.

La nonna mi ha insegnato pochi ma indispensabili concetti per vivere una vita ricca e gioiosa: il rifugio nella preghiera; l’amore per la terra, per Dio e per se stessi; il rispetto per i progenitori e per i bambini. A non trattenere l’odio e la rabbia ma a lasciarli scorrere come l’acqua di un fiume – il suo flusso non si può interrompere – in modo naturale, portando le mani sull’ombelico. E mi ha educato, con l’esempio, a dividere la tortilla appena sufficiente per la mia famiglia, con chi non ha neppure quella. Tenere il cibo per se stessi porta alla solitudine così come trattenere la collera genera putrefazione.

La mia è una famiglia numerosa composta da quattro figli, le nuore, i nipotini e una bambina adottata. Ho anche un marito: faceva il maestro, adesso è in pensione. Lui però non interviene nelle mie decisioni, non glielo consentirei mai. Non gli ho neppure chiesto il permesso per venire in Europa.

Sono una donna felice, di una felicità che abita nel profondo del cuore e scaturisce dalla preghiera – è con la forza della preghiera che possiamo conquistarci la libertà e affrancarci dalla schiavitù dei nostri mariti. Inoltre, non penso al passato e vivo il presente. Sono sempre me stessa e non castro mai la forza che sento nella pancia, che è la nostra prerogativa. Non ci sono ricette segrete.

Da giovani, noi donne speriamo di andare spose a un principe. E per che cosa, poi? Per essere sue schiave? Questo non è mai stato il mio desiderio: sono una mujer libre, sono una donna libera. E lei, faccia come me: non si abbandoni agli eventi, sia forte, attinga la sua energia dalla pancia, come me faccio io. La pancia, si ricordi, la pancia».

Questo è uno stralcio dell’intervista a Doña Leova che ho incontrato nel novembre del 2010 a Milano, dove era di passaggio prima di partire per Basilea e Madrid e poi rientrare in Messico. Un’occasione per farmi fare una limpia, che è al tempo stesso un massaggio sciamanico e un rito di purificazione.

Desidero ringraziare Sangeet Kaur per l’ospitalità; le traduttrici, le terapeute e le altre amiche che hanno partecipato attivamente all’intervista. A Doña Leova, semplicemente grazie per i frammenti del sapere e della saggezza millenaria del suo pueblo di cui ci ha reso partecipi.

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Mama Meru e la nipote di Mubarak

17 novembre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità, Trasmissioni tv

Nel 2001 Hernán Huarache Mamani, scrittore e sciamano peruviano di etnia quechua, pubblica La profezia della curandera (Piemme). A distanza di nove anni il suo libro è ancora in bella vista negli scaffali delle librerie. Un piccolo, prezioso bestseller, di facile lettura, con un finale luminoso ma non scontato che infonde un senso di libertà nelle lettrici: sì, perché questo è un libro di iniziazione per sole donne.

Hernán Huarache Mamani (dal web)

Hernán Huarache Mamani (dal web)

La profezia della curandera racconta la storia di Kantu, una ragazza peruviana che vive nella bellissima Cuzco, l’antica capitale del regno inca, e che per conquistare l’uomo che ama si affida a degli sciamani. Da loro riceverà istruzioni su come scoprire e usare l’energia universale, l’arma segreta di ogni vera donna, l’espediente più sicuro per far innamorare il suo Juan. Un insegnamento profondo, un invito a spezzare le catene che la tengono imprigionata a vecchi sistemi di pensiero e a ristabilire l’armonia perduta.

Cuzco, l'antica capitale inca, immagine scaricata dal web

Cuzco, l'antica capitale inca (dal web)

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Grazie per aver pensato “grazie”

24 ottobre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

Non conoscevo Ferro Ledvinka. Mi ha parlato di lui l’amico Gioacchino Allasia, shiatsuer e operatore di Tecnica Craniosacrale di una certa fama, che vive sulle colline intorno a Cecina. Ferro e Gioacchino sono stati molto amici e hanno condiviso l’interesse per la Macrobiotica (metodo di lunga vita): Ferro aveva studiato in Giappone con George Ohsawa – il guru dell’alimentazione basata sull’equilibrio di Ying e Yang – e Gioacchino è stato allievo di Michio Kushi – colui che ha diffuso la Macrobiotica in Occidente – nel suo Kushi Institute di Becket, nel Massachusetts. A Firenze, tra il 1984 e il 1990, Gioacchino lavora al Centro Est/Ovest di Ledvinka – pioniere di questa scienza in Italia – dove tra le tante cose impara l’arte dello Shiatsu.

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Dalì e il Surrealismo come atto magico

22 ottobre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Senza categoria, Spiritualità

Lunghe code davanti a Palazzo Reale, a Milano, per godersi le 50 opere di Salvador Dalì (1904-1989) – molte sono capolavori assoluti – che rimarranno esposte fino al 30 gennaio 2011. La mostra dal titolo Il sogno si avvicina,  mette a nudo il rapporto intimo e particolare che il maestro spagnolo del Surrealismo – Dalì disse una volta in un’intervista: «Il Surrealismo sono io» – aveva con il paesaggio, il sogno, il desiderio. Ma i suoi desideri non sono mai banali, nemmeno quando contempla personaggi che eccitano la fantasia dei suoi contemporanei, da Mae West – la star di Hollywood considerata il primo sex symbol della storia del cinema – a Walt Disney. Dalì è l’arte e l’arte è Dalì: un binomio indissolubile a cui noi poveri mortali dobbiamo inchinarci.

All’ingresso della mostra, sulla prima parete di sinistra che si incontra, è riportata una sua frase lapidaria che recita più o meno così: «Se gli artisti classici ci paiono freddi, è perché il loro fuoco è eterno». Come dire che Dalì è uno che aveva capito tutto dell’alchimia, influenzato, com’era, nientemeno che da Eliphas Levi, parigino, occultista e massimo studioso di esoterismo dell’Ottocento, mentre  Arthur Edward Waite, londinese, occultista esoterico pure lui, mago e massone, ispirò i disegni degli Aracani Minori dei suoi Tarocchi.

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Il mostro dentro di noi

17 ottobre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia

Si dice che un mostro aleggi sopra le nostre teste. Oggi ho capito che il mostro è dentro di noi, per davvero. Sì, dentro gli altri, ma anche dentro di me. Violenze sessuali, figli partoriti e strappati alla madre – con la connivenza del padre e del marito della donna che non riescono ad accettare rispettivamente un figlio e un nipote che non abbia l’imprinting del loro sangue – e poi ritrovati. Mogli che non riescono a parlare con i mariti o che parlano a uomini che non esistono più, non perché siano morti e sepolti ma perché nel frattempo si sono ammalati e quindi trasformati: dal tempo, dalle sofferenze, o magari dalla fatica di vivere senza un pezzo del loro corpo, portato via dal cancro. Per finire molto in alto nell’albero genealogico, passando per generazioni di cugini, zii, nonni e parenti sempre più lontani, più o meno drogati, più o meno bevuti, piccoli e grandi giocatori d’azzardo, in un cumulo aggrovigliato di energie non sempre positive e spolverate di magia su cui ci sarebbe molto da discutere. Immaginate l’immondizia di Napoli lasciata macerare per qualche decina d’anni tra cui ritrovare la ricevuta intatta di un pagamento importante.

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