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Krishnananda e Osho tra paure ed emozioni represse

8 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Spiritualità

Non c’è una pagina del libro di Krishnananda Uscire dalla paura, in cui non ci si ritrovi. Con le proprie paure, certo, ma anche con i propri vuoti, i propri bisogni, vergogne, colpe, privazioni, rabbie, senso di abbandono, mancanza di fiducia in noi stessi e negli altri, le proprie repressioni sessuali. In breve, il nostro “bambino interiore”, quel piccolo-grande Ego capriccioso e impaziente che sta dentro di noi e che ci portiamo dietro anche quando cerchiamo di sfuggirgli volando verso mete calde e assolate. Siamo tutti affetti dalla sindrome del bambino ferito e con lui dobbiamo vedercela tutto il giorno e tutti i giorni, e la notte è anche peggio.

Quello che mi piace di questo libro è che è diviso in agili capitoletti che comprendono degli esercizi da fare in solitudine invece che davanti a misconosciuti compagni di seminari cosiddetti spirituali, durante i quali bisogna esporsi fingendo di essere tra amici – baci, abbracci e promesse di rivedersi nel mese di mai – un po’ come quando, per superare il trauma che la donna di servizio mette mano agli armadi di casa, ci si inventa di volerle tanto bene, più che se fosse una nostra parente. Krishnananda, poi, è un uomo di mondo, uno psichiatra, niente a che fare con un guru collaudato. Si suppone pure che abbia una vita sessuale normale, visto che ha una compagna, Amana, con cui pare viva da tempo. Come dire, uno che ci capisce.

«Le sole paure reali sono quelle che sorgono in una situazione di immediato pericolo, tutte le altre vengono dal passato e sono parte dello stato mentale del bambino emozionale. Alla luce di questa comprensione possiamo cominciare a osservare la paura quando sorge e accorgerci quando proviene dal nostro condizionamento e da vecchi modelli di pensiero. È una traccia lasciata da esperienze negative, traumi e forme di pensiero cariche di paura che appartenevano ai nostri genitori, ai nostri insegnanti e alla nostra cultura. Dopo aver osservato con attenzione e senza giudizio le mie paure», scrive Krishnananda, «ho riconosciuto che sono basate sulla realtà. Spesso posso vedere come una paura mi sia arrivata da uno o da entrambi i genitori, insinuandosi subdolamente nei miei pensieri. (…) Lentamente riesco a vedere che quando sorge una paura è perché il mio bambino emozionale ha preso il sopravvento».

L'urlo, Munch

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