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Milano, tra ricerca della felicità e autoguarigione.

28 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

È possibile essere felici anche in una città come Milano. Ce lo dice il Venerabile Lama Tamthog Rinpoche, guida spirituale del Centro Studi Buddhisti Ghe Pel Ling, tra i fondatori dell’Unione Buddhista Italiana, attivo in città dal 1978.

Ho incontrato Lama Thamthog pochi mesi prima che il Dalai Lama gli affidasse il prestigioso incarico di abate al Monastero di Namgyal a Dharamsala, in India. Questo è un estratto del colloquio che ho avuto con lui.

Lama Thamthog Rinpoche

Perché un monastero tibetano in città?

«Perché molti a Milano sentono l’esigenza, il desiderio di conoscere il Buddhismo. Questo Centro è frequentato da persone appartenenti a ogni classe sociale e di età: impiegati, avvocati, dottori, operai, tutta gente che desidera conoscere profondamente l’insegnamento di Buddha. Negli ultimi anni è poi aumentato il numero dei giovani.

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Sufismo e Dhikr a Milano.

18 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Gabriel Mandel Kahn è il Vicario generale per l’Italia della Confraternita Sufi Jerrahy Halveti. Tre lauree – lingue e lettere classiche, psicologia, medicina e chirurgia – diploma al conservatorio in violino e armonia con una specializzazione in flauto, ha scritto dozzine di libri e tradotto, tra le tante, l’intera opera del poeta islamico Jalal Al Din Rumi. È un apprezzato artista – le sue ceramiche sono esposte nelle migliori gallerie e musei – e autore di più di 200 libri. Ho conosciuto Mandel Khan nell’estate del 2007 e da allora ho partecipato più di una volta – su suo gentile invito – al Dhikr, la Rammemorazione di Dio, il rituale mistico sufi. Un’esperienza che vale la pena di vivere. Quanto segue è parte di quell’intervista.

Gabriel Mandel

Professor Mandel, per diventare sufi bisogna essere mussulmani?

«Sì, come per essere un frate francescano bisogna essere battezzati. Io non sono battezzato: mia madre era ebrea e mio padre musulmano. Io sono musulmano».

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Una risata salverà il mondo. Progetto per il 2010

1 gennaio, 2010 | 1 Commento | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Ho incontrato Madan Kataria, il guru dello Yoga della risata, presidente e fondatore del Laughter Club International e dell’International School of Laughter Yoga, allo Yoga Festival di Milano che, come sempre, si tiene al Superstudio di via Tortona. Ecco come ha esordito:


Madan Kataria

«Buongiorno a tutti e benvenuti. Oggi rideremo come mai prima d’ora. Ma lasciate che mi presenti. Mi chiamo Madan Kataria, sono un medico ayurveda di Mumbai, in India, e nel 1995 ho inventato lo Yoga della risata. Ho cominciato per gioco, prima da solo e poi con 4 volontari: ridevamo seduti su una panchina sotto un albero di un parco cittadino. Oggi i club della risata sono 6 mila, sparsi in 60 Paesi del mondo. La mia è un’idea unica, innovativa, che non costa niente, perché tutti possono ridere: basta volerlo. Con la mia tecnica, si riesce a farlo senza ricorrere al senso dell’ironia o alle barzellette che talvolta ci raccontano amici e colleghi».

Tra una risata contagiosa e l’altra – sì, in effetti, lui e io ridevamo insieme come dei pazzi, tanto da non riuscire a parlarci – Madan Kataria ha risposto alle mie domande. Questa è una sintesi di quanto mi ha raccontato.
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Tè verde, tè nero e ancora tè con contorno di zazen.

13 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Spiritualità

Ci sono cose di cui non posso fare a meno: una tazza di tè verde giapponese, una ciotola di riso e un avocado. Il tè verde lo bevo da quando ero bambina e una domenica pomeriggio di un qualche inverno milanese, un’artista giapponese mi ha pure fotografato alla galleria 10 Corso Como, con in mano una tazza di tè e nell’altra una teiera, in un’ipotetica danza di Yin e Yang. Celebravo mezzo secolo di tè: un record per un’italiana.

Preferisco il riso alla pasta e da quando ho amiche giapponesi, frequentazioni Zen, e meditazioni stile Zazen – e sono ormai un po’ di anni – il riso lo mangio in una ciotola. Mi piace che sia nera, in contrasto con il bianco dei chicchi, e la forchettina di legno di olivo – ma di questa sottigliezza non so darvi spiegazioni.

Tè verde

L’avocado non c’entra molto, ma mi ricorda la California, dove ho vissuto a lungo, e quando mi sporgevo dal mio giardino a picco sull’oceano e pensavo: di fronte a me, sull’altra sponda del Pacifico, c’è il Giappone. In mezzo, solo le Hawaii. Ma la California c’entra con il riso e il tè verde perché là ho avuto l’opportunità di essere introdotta alla cucina autentica del Paese del sol levante da un’amica giapponese che si chiama Cheri.

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Lo zen e l’arte del dialogo

30 novembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Qualche tempo fa, a Milano, ho incontrato Padre Luciano Mazzocchi, cappellano alla Cappellania giapponese di via Pattari, a due passi dal Duomo. Don Luciano ha una storia singolare. Per 18 anni missionario in Giappone, quando rientra in Italia nel 1993, fonda nella cascina Corte Grande sull’Adda, a Galgagliano, un paesino nel nord del lodigiano, la comunità di dialogo religioso ”cristianesimo-zen” La stella del mattino. Un nome che è anche un simbolo, caro alla tradizione buddhista e cristiana, in particolare cattolica. Ideatore e compagno d’avventura di don Luciano è Jiso Forzani, italiano di Genova, ordinato monaco buddhista Zen Soto Shu in Giappone, dove ha vissuto dal 1979 al 1987, e padre di due figli.

Padre Luciano, come si è ritrovato missionario saveriano in Giappone? Conosceva la lingua, la cultura del Sol Levante?

Niente di tutto questo. Semplicemente perché sono un sacerdote gesuita. E il fondatore della Compagnia di Gesù, dell’Ordine dei Gesuiti – insieme a Ignazio di Loyola – fu Francesco Saverio, il primo missionario ad arrivare in Giappone nell’agosto del 1549.

Lei, sacerdote cattolico, come mai è rimasto affascinato dalla filosofia Zen?

«Ho dovuto riconoscere che, pur senza tante pratiche esteriori, il Buddhismo costituisce la base della ricerca umana e in esso l’Uomo trova un vero Maestro. Lo Zen – quella pratica religiosa che ti riporta alla domanda originaria: cosa è l’Esistenza? – serve a ricordarti che quando nasci sei una tabula rasa e che tutto ciò che chiamerai risposta viene dalle domande che ti poni: chiedi in un modo e hai una risposta, chiedi in un altro e ne riceverai una diversa».

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