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Il segreto della giovinezza

24 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Ricette

Qualche giorno fa sono passata a salutare il medico ayurveda Vaidya Swami Nath Mishra, una vecchia conoscenza, e tra una chiacchiera e una tisana rigorosamente biologica – «se non è bio ne faccio a meno», dice in un italiano che va interpretato – gli ho chiesto qual è il suo segreto per mantenersi in forma.

«Comincio la giornata bevendo un bicchiere d’acqua tiepida, mi massaggio con olio per riscaldare il corpo e sono pronto per i miei quotidiani esercizi di Yoga, Mantra e Respirazione. Poi medito, faccio una doccia per rilassarmi e per ultimo colazione».

Quanto ci mette?

«Non molto: un’ora».

Ci si dovrebbe massaggiare tutte le mattine?

«Sì, è una saggia pratica di mantenimento della giovinezza e pure di ringiovanimento. Io lo faccio anche la sera. Provi, si troverà bene».

Naturalmente sto provando. Tengo l’olio d’oliva in un angolo del piatto-doccia, così non devo uscire bagnata per andare in cucina a prendere la bottiglia che ho dimenticato sul tavolo la sera prima. Per ora mi massaggio solo la mattina. Da lunedì – quale lunedì? – lo farò anche prima di andare a letto. Datemi un mese di tempo e  vi aggiornerò sui risultati.

dr. Vaidya Swami Nath Mishra

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Della salute e del disordine dell’energia

14 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

14 febbraio 2010 – Anna della Tigre di Ferro 2137. Buon Anno, Tibet

Lobsang Lungrik è un monaco e medico tibetano esperto conoscitore dell’arte medica basata sulla filosofia e sulla psicologia buddhista per cui tutto dipende dall’equilibrio più o meno bilanciato dell’energia della Terra, del Fuoco, dell’Aria, dell’Acqua e dello Spazio primordiale. Lungrik è anche uno studioso appassionato della filosofia buddhista e del Tantra. Si è perfezionato alla facoltà di Medicina e Astrologia di Lhasa e ha esercitato nel monastero di Sera, in Tibet. Nel 1994, a causa delle difficili condizioni in cui si trova il suo Paese, si rifugia nel monastero di Sera.Je, nell’India meridionale. Qui approfondisce lo studio della medicina e insegna “Costruzione e meditazione del Mandala Tantrico”. Dal 1998 lavora all’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling di Milano. La competenza di Lungrik nel campo della medicina complementare è riconosciuta dall’Istituto Olistico Italiano e dal British Complementary Medicine di Londra.

Bhaishajyaguru Vaiduryaprabha, il Signore dei Rimedi è il Buddha della Medicina

Tempo fa ho avuto modo di chiacchierare con Lobsang Lungrik.

Dottor Lobsang, perché queste energie sono così importanti?

«Perché l’equilibrio o la disarmonia dei 5 elementi sono responsabili della buona salute e della malattia. Dolore, infezioni, tutto è il risultato del disordine delle energie. La cura consiste nel riequilibrarle: se c’è eccesso di calore bisogna abbassarlo, se c’è eccesso di freddo, bisogna aumentare il calore. In base a questa semplice regola dò al paziente indicazioni sull’alimentazione, sul comportamento fisico-mentale e consiglio una cura a base di erbe la cui funzione è ancora una volta di bilanciare le energie».

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Shubha Satyaranjan e la spiritualità innata

10 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

La mente pensante dell’Ananda Ashram di Milano si chiama Shubha Satyaranjan, originario di Calcutta, discepolo diretto di Shrii Shrii Anandamurti, Maestro fondatore dell’Ananda Marga, un’organizzazione che promuove l’emancipazione spirituale dell’ individuo e il servizio spirituale e sociale all’umanità. A 48 anni Shubha non ha ancora una ruga; i capelli che tiene raccolti dietro la nuca con un elastico sono neri e ondulati; il sorriso è genuino, disarmante. Che sia una persona felice?

Shubha

Shubha, cosa cerca chi frequenta il suo Centro e i seminari che lei propone?

«Cerca la felicità. Oggi la vita è difficile. Colpa di una società indirizzata verso la morte, che ce la mostra in tutte le salse e non ci fa invece vedere quanto sia bella la vita. Negli ultimi tempi il principio secondo cui viviamo è: siccome morirai, allora divertiti più che puoi. Nessuno dice: questa è la vita, cerca di viverla. Sembra quasi che il nostro compito sia quello di divertire la vita. Al contrario, l’idea su cui riflettere dovrebbe essere: vivi la vita. Perché la morte arriva quando è il momento, e sicuramente arriverà, ma l’idea della morte non deve perseguitare l’Uomo né deve portarlo alla sofferenza, all’insoddisfazione».

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Norbu: da monaco a traduttore.

2 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

«Sono nato in un piccolo villaggio a un giorno di cammino dal monte Everest, in Nepal. Ho frequentato la scuola statale e poi ho proseguito gli studi in un monastero buddhista, secondo la tradizione di famiglia e del mio Paese. Avevo 23 anni quando sono arrivato in Italia nel 1984 con uno dei miei maestri: ero immaturo e spaesato. Non conoscevo la lingua, allora sono ritornato a scuola: elementari, medie, superiori. Ho anche studiato un po’ di psicologia, i filosofi greci».

A raccontare questa storia è Norbu, il traduttore ufficiale del Centro di Studi Tibetani Ghe Pel Ling di Milano e di altri centri associati: Ventimiglia, Sondrio, Udine. Insieme ad alcuni volontari, Norbu ha anche tradotto in italiano il libro di Lama Thamthog Rinpoche Saggezza di Buddha. Come raggiungere la vera pace, pubblicato da Mondadori nel 2004.

Logo Istituto Ghe Pel Ling

Norbu, qual è stata la prima impressione che ha avuto della società occidentale?

«Non ho avuto nessun trauma, ma sono rimasto impressionato dalle autostrade: allora, quando sono partito, non ce n’erano né in Nepal, né in Tibet, né in India. L’altra novità erano questi enormi supermercati con troppe cose dentro. Pensavo: ma chi mangia tutta questa roba. E se poi non viene consumata, scade e si butta via. Mi ha impressionato l’abbandonanza, francamente un po’ esagerata, perché sapevo bene che dall’altra parte del mondo c’è gente che non ha da mangiare».

Lei che è stato 15 anni monaco, che per tanto tempo ha tradotto gli insegnamenti di Lama Thamthog e che ancora lavora come traduttore del dottor Lobsang Lungrik, si è fatto un’idea della relazione che c’è tra gli insegnamenti di Buddha e la medicina tibetana?

«Le cure e l’insegnamento hanno molto in comune, soprattutto nell’interpretazione della causa delle malattie. La medicina tibetana è un’integrazione tra quella ayurvedica, quella cinese e l’insegnamento di Buddha. Le tre discipline con l’aggiunta della tradizione locale tramandata di generazione in generazione hanno creato una particolare e valida arte di guarigione ».

Da quando vive in Italia, ha mai preso un’aspirina?

Certamente. Quando il dottor Lobsang, io o altri monaci abbiamo il mal di testa, andiamo in farmacia a comperare l’aspirina, perché ha un effetto rapido sul sintomo. Le nostre terapie curano sulla distanza, guariscono le cause della malattia, ma il loro effetto non è immediato».

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Jorge Luis Borges e la realtà della fiaba

1 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Ricette di scrittura

«Mi piacerebbe che oggi parlassimo di una cosa che molti desiderano sapere. Di come cioè, si produce in lei il processo della scrittura: come ha inizio nel suo intimo una poesia o un racconto. (…)»

«Comincia con una specie di rivelazione. Uso questa parola in modo modesto, non presuntuoso. A un tratto so che sta per accadere qualcosa e questo può essere, se si tratta di un racconto, il principio o la fine di esso. Se è una poesia, è invece un’idea più generale; a volte è stato il primo verso a essermi suggerito. Qualcosa insomma mi viene dato; poi intervengo io, e forse a questo punto si rovina tutto … Nel caso di un racconto, conosco il principio, il punto di partenza, e il fine, la meta da raggiungere. Ma debbo scoprire, coi miei mezzi limitati, che cosa succede tra il principio e la fine. E ci sono altri problemi da risolvere, per esempio se è opportuno che il fatto sia raccontato in prima o in terza persona. Poi bisogna cercare l’epoca adatta al racconto; la mia soluzione personale è, lo trovo più comodo, situarlo nell’ultima decade dell’Ottocento». (…)

«Io (…) scelgo un’epoca un po’ lontana, un luogo un po’ distante, e questo mi accorda libertà, posso … fantasticare, magari falsificare. Posso mentire senza che nessuno se ne accorga e soprattutto, senza che io stesso me ne accorga, giacché è necessario che uno scrittore che scrive una favola, per quanto fantastica possa essere, creda, sul momento, alla realtà della favola».

Dallo scaffale dietro la mia scrivania

Jorge Luis Borges, Conversazioni (con Osvaldo Ferrari), Tascabili Bompiani, RCS, Milano, 2000, traduzione di Francesco Tentori Montaldo, cap. 6: Come nasce e si fa un testo di Borges, pg. 50, 51.

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