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	<title>Alchimie &#187; Filosofia</title>
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	<description>Queste sono le storie che vi voglio raccontare</description>
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		<title>Letture per le vacanze</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 20:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimi giorni, questi di luglio, per comperare i libri da mettere in valigia. 
La casa editrice Corbaccio propone Il potere autentico delle relazioni. Il segreto di una perfetta armonia, di Gary Zukav.
Secondo Zukav &#8211; americano del Midwest, laurea in relazioni internazionali a Harvard, e poi in psicologia;, ex ufficiale delle Forse Speciali dell&#8217;esercito degli Stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ultimi giorni, questi di luglio, per comperare i libri da mettere in valigia. </strong></p>
<p><strong>La casa editrice Corbaccio propone </strong><em><strong>Il potere autentico delle relazioni. Il segreto di una perfetta armonia</strong></em><strong>, di Gary Zukav</strong>.</p>
<p>Secondo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gary_Zukav" target="_blank">Zukav</a> &#8211; americano del Midwest, laurea in relazioni internazionali a Harvard, e poi in psicologia;, ex ufficiale delle Forse Speciali dell&#8217;esercito degli Stati Uniti in Vietnam &#8211; l&#8217;umanità si trova di freonte a una rivoluzione copernicana. Gli esseri umani che basano la loro esistenza sulla realtà fisica, sui loro cinque sensi, stanno per scomparire. Si moltiplicano invece coloro che hanno una maggiore attenzione alla vita interiore. Una nuova &#8220;specie&#8221; che percepisce distintamente la propria anima. Se i primi vivono per soddisfare i propri bisogni, i secondi hanno come unico obiettivo la crescita spirituale attraverso la multisensorialità. Gli esseri umani multisensoriali, <strong>la nuova umanità</strong>, conosceranno e applicheranno le Tre Leggi dell&#8217;Universo: quella <strong>universale della creazione</strong>, quella di <strong>causa-effetto</strong>, e quella dell&#8217;<strong>attrazione</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3070" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/07/images2.jpg" alt="" width="132" height="196" /></p>
<p>Zukav ccrede che tutti noi saremo chiamati a progredire e a evolvere per trasformare la nostra interiorità attraverso un percorso di consapevolezza che il lettore può sperimentare durante la lettura. Cambiamento che porterà l&#8217;umanità a incontrare e possedere l&#8217;autentico potere spirituale.</p>
<p>Zukav ha pubblicato besteseller quali <em><a href="http://www.corbaccio.it/scheda.asp?editore=Corbaccio&amp;idlibro=3561&amp;titolo=LA+DANZA+DEI+MAESTRI+WU+LI" target="_blank">La danza dei maestri Wu Li </a> -</em> la fisica quantistica spiegata in modo comprensibile a tutti, vincitore dell&#8217;<em>American Book Award for Science</em> (Corbaccio e Tea); <em><a href="http://libri.dvd.it/religione-e-spiritualita/altre-religioni-religione-comparata/una-sedia-per-l-anima/dettaglio/id-115772/" target="_blank">Una sedia per l&#8217;anima</a></em>, <em>Da anima ad anima </em>e, come coautore, <em>Il cuore dell&#8217;anima </em>e <em>La mente dell&#8217;anima. </em>Con Linda Francis ha fondato il <em><a href="http://seatofthesoul.com/about/seat-of-the-soul-institute/" target="_blank">Seat of the Soul Institute.</a></em></p>
<p><strong>L&#8217;altro libro da portare in vacanza è </strong><em><strong><a href="http://www.tecnichenuove.com/libri/la_nuova_biologia_salute.html" target="_blank">La nuova biologia della salute</a></strong><strong>. Finalmente la soluzione che stavamo aspettando</strong></em><strong> di <a href="http://www.matttraverso.com/" target="_blank">Matt Traverso</a></strong><strong>, pubblicato in Italia da Tecniche Nuove.</strong></p>
<p>Per chi si occupi professionalmente di salute e benessere, il volume non aggiunge nulla di particolarmente nuovo, ma è molto utile e chiaro per chi affrontasse l&#8217;argomento per la prima volta. In questo caso va letto subito, in vacanza appunto, per evitare errori di alimentazione fin dai prossimi giorni. Perché il libro è una sorta di mini-enciclopedia &#8211; meno di 150 pagine e copertina morbida &#8211; con tanto di bibliografia, indirizzi di medici olistici da consultare in Italia, e con una dettagliatissima tabella dedicata all&#8217;alcalinità dei cibi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3069" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/07/Unknown.jpeg" alt="" width="118" height="166" /></p>
<p>Traverso invita infatti a «dimenticare tutto quello che pensi di sapere sulla salute. La maggior parte delle cose che sai e che pensi di sapere sono sbagliate. Sfatiamo insieme questi miti che ci stanno uccidendo come società». Come direbbe George Orwell &#8211; tra l&#8217;altro citato dall&#8217;autore &#8211; in tempi di inganni universali, dire la verità è un atto rivoluzionario. E quale sarebbe questa verità? Che la salute viene da dentro, e si perde sempre a partire da dentro. Un adagio che le nostre nonne conoscevano bene e che è valido ancora oggi.</p>
<p>Ha perfettamente ragione Traverso. L&#8217;origine di molti dei nostri problemi di salute è nascosta in ciò che mangiamo.</p>
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		<title>Contaminazioni: un genere nuovo e necessario</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 17:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Religioni, psicoterapie, counselling filosofici si propongono all&#8217;Uomo di oggi come differenti risposte al male di vivere, ciascuna con la pretesa di essere ciò che può efficacemente funzionare, scrive Massimo Diana, docente di Psicologia della Diocesi di Novara, nel risvolto di copertina del suo libro: Contaminazioni necessarie.
Abbiamo bisogno della filosofia perchè solo essa conosce a fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Religioni, psicoterapie, counselling filosofici si propongono all&#8217;Uomo di oggi come differenti risposte al </strong><em><strong>male di vivere</strong></em><strong>, ciascuna con la pretesa di essere ciò che può efficacemente funzionare</strong>, scrive <a href="http://www.zam.it/biografia_Massimo_Diana" target="_blank">Massimo Diana</a>, docente di Psicologia della Diocesi di Novara, nel risvolto di copertina del suo libro: <em>Contaminazioni necessarie</em><strong>.</strong></p>
<div id="attachment_3006" class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px"><img class="size-medium wp-image-3006" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/07/persone_-_massimo_diana_docente_di_psicologia_della_diocesi_di_novara_imagelarge-397x530.jpg" alt="Massimo Diana" width="397" height="530" /><p class="wp-caption-text">Massimo Diana</p></div>
<p>Abbiamo bisogno della <em>filosofia</em> perchè solo essa conosce a fondo l&#8217;Uomo. Abbiamo bisogno della <em>psicologia</em> perché senza di essa non siamo in grado di svelare le dinamiche e le radici profonde dell&#8217;angoscia e il mondo oscuro dell&#8217;inconscio. Ma la psicologia, sradicata dalle sue origini filosofiche e mitico-religiose rischia, a sua volta, di perdere l&#8217;anima riducendola a mente o, più radicalmente ancora, a cervello. Questo le preclude la possibilità di comprendere a fondo il desiderio dell&#8217;Uomo e quel bisogno che solo una prospettiva assoluta o metafisica è in grado di colmare. Allora sono necessarie anche le <em>religioni</em> perché solo esse offrono una risposta definitiva all&#8217;angoscia, una risposta che consiste nell&#8217;esperienza di una relazione assoluta con l&#8217;Assoluto. Un&#8217;esperienza che ha bisogno del supporto delle immagini del Mito e si può sperimentare solo nella mediazione del Rito. Ma le religioni, misconoscendo l&#8217;inconscio, corrono il rischio di proiettare e reificare le immagine archetipiche e i simboli da cui hanno origine, riducendole a dogmi e dottrine in opposizione, incapaci di parlare all&#8217;Uomo del Terzo Millennio. Ecco perchè solo una contaminazione feconda tra filosofia, psicologia e religione può costituire un&#8217;efficace risposta al bisogno profondo del cuore umano.</p>
<p><a href="http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-diana_massimo_.htm" target="_blank">Massimo Diana</a>, <em>Contaminazioni necessarie. La cura dell&#8217;anima tra religioni, psicoterapia, counselling filosofici </em><a href="http://www.morettievitali.it/mv/presentazione.html" target="_blank">Moretti &amp; Vitali </a>Editori, Bergamo, 2008</p>
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		<title>&#8220;La mano che cura&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 08:38:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 7 Giugno si è tenuta presso la Sala Bocconi del Circolo della  Stampa di Milano, in Corso Venezia 48, la presentazione del mio libro “La  mano che cura”, pubblicato da Marsilio Editori  nella collana “Mestieri d&#8217;Arte”, promossa e sostenuta dalla Fondazione  Cologni con il prezioso contributo di Banca BSI. (Foto) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martedì 7 Giugno si è tenuta presso la Sala Bocconi del Circolo della  Stampa di Milano, in Corso Venezia 48, la presentazione del mio libro “La  mano che cura”, pubblicato da Marsilio Editori  nella collana “Mestieri d&#8217;Arte”, promossa e sostenuta dalla Fondazione  Cologni con il prezioso contributo di <a href="http://www.bsibank.com/main.cfm?includePage=0101040000i.cfm" target="_blank">Banca BSI</a></strong><strong>. (<a href="http://www.fondazionecologni.it/FCMA/index.php?id=267" target="_blank">Foto</a></strong><strong>) (<a href="http://video.leiweb.it/La_mano_che_cura_riflessioni_sul_mestiere_del_benessere_20110608_video/ebee65a4-98e6-11e0-9f4f-9b89044a72b6" target="_blank">Video</a></strong><strong>)</strong></p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lina_Sotis" target="_blank">Lina Sotis</a></strong>, giornalista del Corriere della Sera e gran signora del bon ton meneghino, insieme a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_De_Michelis" target="_blank">Cesare de Michelis</a></strong> (Presidente di <a href="http://www.marsilioeditori.it/" target="_blank">Marsilio Editori</a>) e a <strong><a href="http://www.lussuosissimo.com/franco-cologni-litaliano-ammesso-nellelite-del-lusso-mondiale/" target="_blank">Franco Cologni</a></strong> (Presidente della <a href="http://www.fondazionecologni.it/FCMA/index.php?id=1" target="_blank">Fondazione Cologni dei Mestieri d&#8217;Arte</a>), ha accolto  gli ospiti che hanno preso parte alla presentazione: oltre a me sono saliti sul palco anche tre dei maestri del massaggio da me intervistati:  <strong><a href="http://it-it.facebook.com/people/Stefania-Kudrat-Floreani/132" target="_blank">Stefania Kudrat Florean</a>i</strong> (specialista del massaggio Bach), <strong><a href="http://www.scuolamassaggio.it/scuola3.htm" target="_blank">Giovanni Leanti La Rosa</a></strong> (specialista del massaggio antistress) e <strong><a href="http://www.monasterozen.it/scuola-zen-di-shiatsu/gli-insegnanti/il-maestro-tetsugen-serra.html" target="_blank">Carlo Tetsugen Serra</a></strong> (zen shiatsu).</p>
<p><strong> Agli oltre duecento ospiti che hanno affollato la <a href="http://www.circolostampamilano.it/" target="_blank">sala Bocconi</a></strong><strong> del  prestigioso circolo milanese</strong>, tra i quali vi erano anche più della metà  dei &#8220;guru&#8221; presentati nel libro,noi relatori abbiamo restituito  l&#8217;importanza e la profonda umanità di una pratica antica quale quella  del massaggio, nelle sue diverse valenze curative ma anche filosofiche.</p>
<p>Il libro  è disponibile presso le migliori librerie italiane e sul sito <a href="http://marsilioeditori.it" target="_blank">marsilioeditori.it</a></p>
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		<title>La luce e il nulla, Tadao Ando e lo zen</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 11:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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Anche a giugno Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, in Giappone, amico caro e vecchia conoscenza di questo sito, mi ha mandato la versione elettronica dei Quaderni del Centro Studi Asiatico, di cui è direttore.
Sono da tempo, non a caso, una fan di Tiziano, e ho spesso scritto di lui perché il suo sguardo sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p align="center">
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<p align="center">
<p style="text-align: left;"><strong>Anche a giugno Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, in Giappone,</strong> amico caro e vecchia conoscenza di questo sito, mi ha mandato la versione elettronica dei <em>Quaderni </em>del Centro Studi Asiatico, di cui è direttore.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Sono da tempo, non a caso, una fan di Tiziano</strong>, e ho spesso scritto di lui perché il suo sguardo sul Giappone è veramente particolare e privo di giudizio. Osserva e riporta: un sociologo e un giornalista di primordine, si potrebbe dire, anche se si occupa a tempo quasi pieno di filosofia, con il beneplacito della Missione, e dei <em>Quaderni</em>, naturalmente. Cose che capitano ai fuoriclasse.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Riporto, autorizzata, il suo articolo, <em>Il nulla assoluto come preludio al divino</em></strong>, un capolavoro di stile, oltre che di pensiero.</p>
<p style="text-align: left;">
<p align="center">
<p align="center"><strong>Il nulla assoluto come preludio al divino</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Ky%C5%8Dto" target="_blank"><strong>La scuola filosofica di Kyoto</strong> </a>(fondata da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kitaro_Nishida" target="_blank">Nishida Kitarō</a> e proseguita con pensatori della statura di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hajime_Tanabe" target="_blank">Tanabe Hajime</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Keiji_Nishitani" target="_blank">Nishitani Keiji</a>) ha influenzato con la sua idea di «nulla assoluto» non solo studiosi di etica giapponese come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tetsuro_Watsuji" target="_blank">Watsuji Tetsurō</a>, cultori di estetica come <a href="http://www.enotes.com/topic/Kuki_Sh%C5%ABz%C5%8D" target="_blank">Kuki Shūzō</a>, interpreti e specialisti dell’influenza dello Zen sulla cultura giapponese come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shin%27ichi_Hisamatsu" target="_blank">Hisamatsu Shin’ichi</a> o teologi cristiani come <a href="http://www.takizawakatsumi.com/newpage1%28English%201%29.htm" target="_blank">Takizawa Katsumi</a> e Mutō Kazuo, ma anche architetti famosi come <a href="http://www.andotadao.org/" target="_blank">Tadao Ando</a> (1941).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2950" title="Tadao Ando" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/06/images-1.jpg" alt="Tadao Ando" width="259" height="194" /></p>
<p><strong>I principi a cui si richiama questo artista minimalista</strong> ce li illustra lui stesso con queste parole: «L’architettura deve essere un <em>luogo</em> dove viviamo e moriamo, dove pensiamo alla vita e alla morte, al mondo di questa vita e al nirvana (<em>nehan</em>). Mediante l’architettura ricordiamo coloro che sono morti e ci risvegliamo alla realtà della nostra caducità». È quindi facile capire come mai Tadao abbia trovato in Nishida un ispiratore per i propri progetti e opere. Il «luogo» appena menzionato, infatti, corrisponde a quel <em>locus</em> o <em>topos</em> che Nishida aveva posto al centro delle sue riflessioni filosofiche sul nulla assoluto, cioè a quel «luogo» inteso come un universale che fa emergere tutte le operazioni della coscienza, quello sfondo su cui si riflettono e sono collocati sia la realtà dei fenomeni che l’autoconsapevolezza del soggetto. Il <em>luogo</em> del nulla assoluto, per Nishida, è quell’orizzonte incondizionato ed infinito che contiene e costituisce ogni forma o figura; nel contempo, questa stessa forma non è altro che una determinazione e concretizzazione del luogo stesso. Come egli scrive: «L’esistenza del sé è un’esistenza che è posta in tale luogo… La riflessione non è altro che l’attività di questo <em>luogo</em> che riflette sé stesso in sé stesso. Tutte le operazioni della nostra coscienza possono essere comprese a partire da questo <em>luogo</em>».</p>
<p><span id="more-2932"></span></p>
<p><strong>Il debito che Tadao sente nei confronti di Nishida appare dunque evidente</strong>: «Ciò che ho imparato da Nishida è che si deve cercare la profondità del sé. Il nulla risiede nella continua ricerca del sé». Per accorgersi di questo fatto, basta soffermarsi ad ammirare non solo l’opera da lui dedicata al filosofo (il <em>Museo della filosofia di Nishida Kitarō</em>, 2002), ma anche, e dal punto di vista dell’architettura religiosa, la<a href="http://www.andotadao.org/chlight1.htm" target="_blank"><em> Chiesa della luce</em></a>, completata nel 1989. Quest’ultima struttura si presenta come un volume rettangolare chiuso sulla cui parete principale vi è un’incisione a forma di croce che lascia penetrare la luce dall’esterno. L’interno è estremamente sobrio e scarno, senza raffigurazioni o immagini che potrebbero distogliere lo sguardo dalla croce luminosa che sembra quasi galleggiare nel buio.</p>
<p><strong>«La croce della <em>Chiesa della luce</em>» — afferma Tadao Ando — «non è semplicemente una forma</strong>, ma vacuità e luce. Nella cultura occidentale, viene data importanza alle cose in sé, ma in Oriente l’enfasi è posta nella zona intermedia. Mentre nelle pitture occidentali sono molto più importanti le parti colorate, nella calligrafia giapponese è lo <em>yohaku</em>, o lo spazio bianco, che è più importante. Quando noi percepiamo la croce all’interno della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PlUqXO6dGk0" target="_blank"><em>Chiesa della luce</em></a>, dobbiamo rammentare questa differenza. La croce è visibile, eppure invisibile. La croce modifica se stessa con il passaggio del tempo, richiedendo in ciascun momento a colui che la guarda una diversa risposta emotiva, intellettuale e spirituale. La croce non è un simbolo convenzionale. Essa crea varie forme e impronte non solo in un ambiente altrimenti buio, ma anche sulle superfici delle pareti. La croce non è analizzata, ma percepita col corpo… La croce introduce oltre alla luce una parte del mondo esterno. Essa connette l’esterno e l’interno. La luce che penetra da una finestra d’ufficio è solo luce. La luce filtrata dalla croce è diversa. Questo perché la luce è carica di spiritualità, di senso religioso, di significato emotivo. La croce compie questa trasformazione della luce ponendosi nel frammezzo».</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2949" title="La Chiesa della Luce di Tadao Ando" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/06/images3.jpg" alt="La Chiesa della Luce di Tadao Ando" width="200" height="252" /></p>
<p><strong>Queste parole di Tadao evidenziano un’inusuale sensibilità spirituale, oltre che artistica.</strong> La croce come luce e nulla, come fenditura trasparente nel muro che dà forma al luogo e al soggetto che vi si pone, è senz’altro un simbolo suggestivo e potente di come nel visibile risplenda e si renda manifesto qualcosa di misterioso e di affascinante. È proprio della luce, infatti, rivelarsi in ciò che essa illumina, è proprio della vacuità mostrarsi e dispiegarsi in ciò che modella e scolpisce. Eppure… basterà tutto questo per annunciare la presenza di Dio accanto a noi o a dare voce alla nostra nostalgia, lode o invocazione nei suoi confronti? Il luogo, la luce, la vacuità, la croce…, infatti, paiono più avere il significato di rimando e di richiamo, piuttosto che inaugurare o testimoniare la prossimità del Dio con noi. Non vi è dubbio che la continua ricerca del sé possa (o debba) iniziare da questo spazio inondato di ombre, di chiaro-scuro e di nulla, ma essa potrà avere un termine solo quando ci si porrà all’ascolto di ciò che il sé non è, di ciò che sorprende il sé abbracciandolo di amore e di perdono. In fondo, il silenzio è tale solo se permette alla parola di essere udita, così come lo spazio diventa sacro solo se è preludio di un incontro con il divino.</p>
<p><strong>La <em>Chiesa della luce</em> è e sarà davvero «chiesa» e metafora della nostra esistenza solo se «alla sua luce vediamo la luce»</strong> (<em>Sal</em> 36,10), solo se cioè in essa riusciremo a percepire — oltre ai mutevoli bagliori del sole di giorno o i tenui riflessi della luna di notte — anche quella «luce vera che rischiara ogni uomo» (<em>Gv</em> 1,9) e che sola può imprimere sulla nostra mortalità, temporalità e finitudine un’invisibile traccia di trascendenza, di consolazione e di irriducibile speranza. Il resto è luce, sì, ma una luce priva di ogni extra-ordinarietà…</p>
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		<title>Burakumin, Ainu e altri sconosciuti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da poco uscito un delizioso libretto: Una lettura orientale del dialogo. Il caso Giappone di Tiziano Tosolini, missionario saveriano a Osaka, Pazzini Editore, nella collana Frontiere, diretta da Marco Dal Corso, prefazione di Luigi Menegazzo, vicario generale dei missionari saveriani.
Il libro non delude mai: l&#8217;idea interessante comincia in copertina e  finisce a pagina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È da poco uscito un delizioso libretto: <em>Una lettura orientale del dialogo. Il caso Giappone</em> di Tiziano Tosolini,</strong> missionario saveriano a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%C5%8Csaka" target="_blank">Osaka</a>, Pazzini Editore, nella <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-collana_frontiere-editore_pazzini.htm" target="_blank">collana <em>Frontiere</em></a>, diretta da <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-dal_corso_marco_.htm" target="_blank">Marco Dal Corso</a>, prefazione di Luigi Menegazzo, vicario generale dei missionari saveriani.</p>
<p>Il libro non delude mai: l&#8217;idea interessante comincia in copertina e  finisce a pagina 228 &#8211; l&#8217;ultima. Già, perché lo strillo è  una  dichiarazione d&#8217;intenti che non viene smentita né sminuita dagli scritti  di Tosolini. Recita: «Il mondo è fatto di opposti: positivo e negativo,  bene e male, caldo e freddo, tradizione e modernità, guerra e pace,  uomo e donna, forma e materia. Una cosa nasce dall&#8217;altra, una ha bisogno  dell&#8217;altra. Una condizione di equilibrio ha necessità della compresenza  degli opposti». Teoria rafforzata dalla presentazione nella primissima  pagina, prima della prefazione: «Le frontiere come regioni in cui il  controllo del territorio si fa più difficile e impegnativo; le frontiere  come aree ribelli alle regole stabilite, spazi dove riscrivere i codici  e le norme di relazione tra le persone; le frontiere come terre del  futuro dove ridire l&#8217;identità, praticare l&#8217;ospitalità, vivere il  meticciato culturale e religioso. Abitare le frontiere per spingere il  pensiero a dire l&#8217;inedito». E sì, questo di Tiziano Tosolini è un serio e  importante contributo al dialogo interculturale e interreligioso che  tutti dovremmo leggere: un massaggio alle cellule che apre la mente, uno <a href="http://www.psicologia-integrale.it/archives/1808" target="_blank"> Yoga delle cellule</a>, avrebbe detto <a href="http://www.akkuaria.com/donne/mere.htm" target="_blank">Mère</a>. Perché prima di essere un  missionario, Tosolini è un uomo tanto colto quanto umile, un ricercatore  della Verità attraverso il dialogo, uno che si interroga e si lascia  porre domande, che condivide con gioia e con altrettante gioia accoglie.  Una perla rara, in particolare in questi tempi uggiosi.</p>
<p><strong>Il quarto capitolo del libro, quello più laico</strong>, ha particolarmente  soddisfatto la mia curiosità, anche storica e antropologica. Si intitola  <em>Gli invisibili «Altri». Minoranze in Giappone.</em> Racconta dei  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Burakumin" target="_blank">Burakumin</a>, degli Ainu, degli abitanti di Okinawa, dei soprusi che hanno  ricevuto nel corso dei secoli e della loro situazione attuale, dei loro  non-rapporti con lo Shintoismo e il Buddhismo, le religioni tradizionali  che li vogliono dimenticati, come diremmo noi, &#8220;da Dio e dagli uomini&#8221;.</p>
<div id="attachment_2735" class="wp-caption aligncenter" style="width: 422px"><img class="size-full wp-image-2735" title="Gerarchia " src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/03/l-copy.jpg" alt="Gerarchia sociale nel periodo Edo in Giappone, immagine scaricata dal web" width="412" height="321" /><p class="wp-caption-text">Gerarchia sociale nel periodo Edo in Giappone, immagine scaricata dal web</p></div>
<p><span id="more-2728"></span></p>
<div id="attachment_2733" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-2733" title="Burakumin" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/03/2862111344_f5474fdc2c.jpg" alt="I Burakumin nell'antico Giappone, immagine sacricata dal web" width="500" height="379" /><p class="wp-caption-text">I Burakumin nell&#39;antico Giappone, immagine sacricata dal web</p></div>
<p><strong>«Di tutti i gruppi &#8220;altri&#8221; presenti in Giappone, quello dei <em>burakumin</em> </strong>è senz&#8217;altro il meno appariscente e forse proprio per questo il più  singolare. Scienziati e studiosi hanno cercato in ogni modo e con ogni  mezzo (analisi cliniche, esami minuziosi del DNA, studi fisiognomici) di  provare come i <em>burakumin</em> non appartengano affatto all&#8217;etnia  giapponese, ma discendano piuttosto dai coreani, dalle popolazioni  aborigene del nord, o addirittura da una delle perdute tribù di Israele.  Tutti questi studi pseudo-scientifici che trasbordano facilmente mel  ridicolo (&#8230;), non hanno portato ad alcun risultato concreto. I <em>burakumin </em>continuano, nella loro invisibilità, a condividere il bagaglio genetico del popolo giapponese» (pg. 156)</p>
<p><strong>Tosolini punta poi il dito sull&#8217;ostracismo religioso che i <em>burakumin</em> subirono anticamente</strong><em>,</em> considerati &#8220;impuri&#8221; dallo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Scintoismo" target="_blank">Shintoismo</a> ufficiale a causa dei lavori  umili che erano costretti a fare (spesso erano macellai). Agli inzi del  XVIII secolo, a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tokyo" target="_blank">Tokyo</a> e a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ky%C5%8Dto" target="_blank">Kyoto</a>, «la condizione di impurità viene estesa  fino a incorporare non solo un particolare individuo o la sua  condizione sociale, ma il nome stesso della famiglia, che ora diventava  &#8220;ereditariamente&#8221; impura» (pg. 207). Come se non bastsse, ci si mise  pure il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Buddhismo" target="_blank">Buddhismo</a>, che considerò impuri i loro templi &#8211; tanto più  che  il primo dei precetti di questa dottrina proibisce di togliere la vita a  qualsiasi essere vivente. Solo due Scuole buddhiste minori accolsero i <em>burakumin, </em>così  che ancora oggi la maggior parte di loro dichiara di appartenere a una di queste.</p>
<p><strong>Ma il capitolo sugli &#8220;Altri&#8221; in Giappone non si ferma qui.</strong> A proposito degli <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ainu_%28popolazione%29" target="_blank">ainu</a>, </em>a  pagina 176 e 177 Tosolini dice: «I documenti descrivono gli Ainu come  cacciatori, raccoglitori di frutti e pescatori di salmone (&#8230;) Lo stile  di vita degli Ainu era caratterizzato da un ricco e mistico rapporto  con la terra e con i fenomeni del mondo naturale. Il rito religioso più  importante era quello dell&#8217;invio (&#8230;) dell&#8217;orso (animale-simbolo  dell&#8217;identità Ainu) nella foresta, regno delle divinità. La preparazione  e la conduzione delle cerimonie erano affidate agli uomini, mentre le  donne esercitavano l&#8217;importante ruolo di shamane». E nella nota sempre a  pagina 177, si legge: «Secondo la mitologia Ainu, la divinità <a href="http://www.farmalibri.it/index.php/sezioni/i-miti/548-kamui-e-il-popolo-gli-ainu" target="_blank">Kamui </a> creò il mondo come un grande oceano adagiato su di un&#8217;enorme trota. Le  maree sarebbero il respiro di questo pesce che di volta in volta succhia  ed espelle l&#8217;acqua marina, mentre i terremoti sarebbero causati dal suo  movimento (&#8230;)». La conclusione, a pagina 189, è amara: «Ormai sembra  tramontato il tempo nel quale gli Ainu si raccontavano con orgoglio, e  nella loro lingua madre, una delle loro più care e antiche <em>yokar upopo</em>,  (leggende), (&#8230;) quella che cantilenava antichi versi iniziando con le  parole: &#8220;Gli Ainu vivevano in questo posto centomila anni prima che  giungessero i figli del sole &#8230;&#8221;».</p>
<div id="attachment_2734" class="wp-caption aligncenter" style="width: 337px"><img class="size-full wp-image-2734" title="Ainu" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/03/ainu-elder-japan_1399.jpg" alt="Ainu, immagine scaricata dal web" width="327" height="350" /><p class="wp-caption-text">Ainu, immagine scaricata dal web</p></div>
<p><strong>La sorte peggiore tra i diseredati l&#8217;hanno avuta forse Okinawa</strong> &#8211;  un&#8217;isola di 2.275,91 chilometri quadrati, la stessa di Tokyo &#8211; e i suoi  abitanti, &#8220;contesi&#8221; tra Giappone e Stati Uniti, che quasi rischiarono di  finire &#8220;apolidi&#8221;, contesi com&#8217;erano tra i due Paesi. Tragedie di  guerra. Quell&#8217;Okinawa che pagò un prezzo altissimo durante la Seconda  Guerra Mondiale. Almeno 120 mila civili morti tra la popolazione locale  nella tristemente famosa omonima battaglia che si svolse tra il 1 aprile  e il 21 giugno 1945, nome in codice <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zcIAgtmrDyk" target="_blank">Operazione Iceberg</a>, poi  soprannominata dagli Alleati Tifone d&#8217;acciaio e in giapponese Pioggia  d&#8217;acciaio o Impetuoso Vento d&#8217;acciaio, definizioni che rendono bene  l&#8217;idea di quante bombe e pallottole siano state dirette sull&#8217;isola  durante l&#8217;operazione anfibia.</p>
<p><strong>Dopo averne ricostruito la storia con magistrale semplicità e  chiarezza</strong>, Tosolini conclude a pagina 204: «Okinawa, sempre più conscia  della sua identità, sempre più orgogliosa nel sottolineare le proprie  differenze rispetto al resto dei giapponesi, sempre più intransigente  nel reclamare il territorio che le appartiene, sembra (&#8230;) avere più  possibilità di altri (soprattutto degli Ainu) di riuscire a mantenere e  custodire la propria specificità culturale intrattenendo allo stesso  tempo con il governo di Tokyo un dialogo costruttivo e paritario. Se  questo avverrà, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Okinawa" target="_blank">Okinawa</a> (&#8230;) potrà davvero sentirsi fiera di aver  resistito con tutte le sue forze a quell&#8217;integrazione culturale e  sociale che nella regione erano state imposte da due delle più influenti  potenze del mondo: quella americana e quella giapponese».</p>
<p><strong>A chiudere il capitolo sugli &#8220;Altri&#8221;</strong>, Tosolini osserva che a parte  «l&#8217;impegno delle varie Chiese cristiane in sostegno delle minoranze  giapponesi», (&#8230;) &#8211; apprezzabile ma non così rilevante &#8211; &#8220;solo&#8221; «nel  1984 viene (&#8230;) fondato il Comitato cattolico per i problemi dei <em>burakumin</em>». Che ringraziano, naturalmente, per il riconoscimento.</p>
<p><strong>Tiziano Tosolini</strong>, una vecchia conoscenza dei lettori di questo sito, è  missionario saveriano. Nato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tricesimo" target="_blank">Tricesimo</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organo_della_Pieve_di_Tricesimo" target="_blank"></a>, in provincia di Udine, dopo  gli studi di teologia e pedagogia a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parma" target="_blank">Parma</a>, Tosolini ha conseguito il  dottorato in Filosofia all&#8217;<a href="http://www.gla.ac.uk/" target="_blank">Università di Glasgow</a> nel 1998. Da più di  dieci anni vive in Giappone, dove dirige il <a href="http://www.google.it/#num=50&amp;hl=it&amp;newwindow=1&amp;biw=1448&amp;bih=843&amp;q=Centro+Studi+Asiatico&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;oq=&amp;fp=4535c263560d393d" target="_blank"><em>Centro Studi Asiatico</em></a> a Osaka e collabora come ricercatore part-time con il <a href="http://nirc.nanzan-u.ac.jp/index.htm" target="_blank"><em>Nanzan Institute for Religion and Culture</em> di Nagoya</a>. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-tosolini_tiziano/sku-460686/dire_dio_nel_tramonto_per_una_teologia_della_missione_nel_postmoderno_.htm" target="_blank"><em>Dire Dio al tramonto. Per una teologia della missione nel postmoderno</em>,</a> Emi, Bologna, 1999; <a href="http://www.hoepli.it/libro/interno-giapponese-tracce-di-un-dialogo-tra-oriente-e-occidente/9788830718081.asp" target="_blank"><em>Interno giapponese. Tracce di un dialogo tra Oriente e Occidente</em>,</a> Emi, Bologna, 2009.</p>
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		<title>Il mostro dentro di noi</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 21:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si dice che un mostro aleggi sopra le nostre teste. Oggi ho capito che il mostro è dentro di noi, per davvero. Sì, dentro gli altri, ma anche dentro di me. Violenze sessuali, figli partoriti e strappati alla madre &#8211; con la connivenza del padre e del marito della donna che non riescono ad accettare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si dice che un mostro aleggi sopra le nostre teste. Oggi ho capito che il mostro è dentro di noi, per davvero. </strong>Sì, dentro gli altri, ma anche dentro di me. Violenze sessuali, figli partoriti e strappati alla madre &#8211; con la connivenza del padre e del marito della donna che non riescono ad accettare rispettivamente un figlio e un nipote che non abbia l&#8217;imprinting del loro sangue &#8211; e poi ritrovati. Mogli che non riescono a parlare con i mariti o che parlano a uomini che non esistono più, non perché siano morti e sepolti ma perché nel frattempo si sono ammalati e quindi trasformati: dal tempo, dalle sofferenze, o magari dalla fatica di vivere senza un pezzo del loro corpo, portato via dal cancro. Per finire molto in alto nell&#8217;albero genealogico, passando per generazioni di cugini, zii, nonni e parenti sempre più lontani, più o meno drogati, più o meno bevuti, piccoli e grandi giocatori d&#8217;azzardo, in un cumulo aggrovigliato di energie non sempre positive e spolverate di magia su cui ci sarebbe molto da discutere. Immaginate l&#8217;immondizia di Napoli lasciata macerare per qualche decina d&#8217;anni tra cui ritrovare la ricevuta intatta di un pagamento importante.</p>
<p><span id="more-2254"></span>Questo è quanto è accaduto oggi, in un seminario di <a href="http://www.nonterapia.ch/costellazioni-familiari/">Costellazioni Familiari</a> della durata di cinque giorni, in cui una decina di personaggi hanno messo in scena una normale, tranquilla famiglia per bene, davanti a sei, sette spettatori attoniti &#8211; me compresa &#8211; rimasti fuori dallo psicodramma non in quanto inutili alla rappresentazione ma per &#8220;eccesso&#8221; di numero. Dopo un paio d&#8217;ore passate a non guardarsi o a guardarsi in cagnesco, a cercare di comprendersi, di parlare la medesima lingua, le faccende di famiglia dai risvolti decisamente cupi si chiariscono con finale a sorpresa. Allora i protagonisti che prima si detestavano, si abbracciono, in realtà nel tentativo di accettare e amare prima di tutto se stessi. Gli spettatori &#8211; domani e dopo toccherà a loro inscenare la storia di famiglia &#8211; si commuovono e vorrebbero non essere mai stati là. Anch&#8217;io avrei voluto non esserci: preferisco entrare nella vita degli altri in punta di piedi. Quanto alla mia vita, la tengo per me. Rispetto alle vicende della mia famiglia, quella rappresentata oggi pomeriggio è un affaruccio da scuola materna. Ma il mio pensiero non toglie nulla alla drammaticità della situazione che ho sperimentato al seminario e al rispetto per la vita così  difficile vissuta dal personaggio principale. La realtà supera sempre, e di gran lunga, la fantasia. Anche la più bacata. Per fortuna, oggi ci sono metodi che ci permettono di liberarci di un passato ignominioso o che crediamo tale.</p>
<p>Dice <a href="http://www.sriaurobindoyoga.it/sri_aurobindo_biografia.htm">Aurobindo</a> (Calcutta, 1872-1950), quello della &#8220;Mente delle cellule&#8221;, quello considerato uno dei massimi filosofi  dell’India moderna, “Noi siamo i maestri delle cose, non le vittime delle loro reazioni”. Dev&#8217;essere per questo che qui da noi non lo conosce quasi nessuno.</p>
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		<title>Sulla saggezza di vivere</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 08:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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« (&#8230;) a chi, soprattutto in gioventù, per giustificato disgusto dei rapporti umani si è ritirato in solitudine e tuttavia, a lungo andare, non ne sopporta il vuoto io consiglio che si abitui a portare in società una parte di quella solitudine, acciocché impari a essere in certa misura solo anche nel contatto con gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1944" title="Arthur Schopenhauer, immagine scaricata dal web" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/03/schopenhauer.jpg" alt="Arthur Schopenhauer, immagine scaricata dal web" width="417" height="500" /></p>
<p>« (&#8230;) <strong>a chi, soprattutto in gioventù, per giustificato disgusto dei rapporti umani si è ritirato in solitudine e tuttavia, a lungo andare, non ne sopporta il vuoto</strong> io consiglio che si abitui a portare in società una parte di quella solitudine, acciocché impari a essere in certa misura solo anche nel contatto con gli altri: e quindi non si affretti a partecipare agli altri ciò che pensa, come d&#8217;altro canto si abitui a non prendere alla lettera ciò che gli altri dicono, ma al contrario, senza aspettarsi granché né moralmente né intellettualmente, consolidi di fronte alle loro opinioni quell&#8217;indifferenza che è il mezzo più sicuro per esercitare sempre una lodevole tolleranza. Anche in mezzo agli altri, egli allora non starà completamente in loro compagnia, ma potrà comportarsi, nei loro confronti, con assoluta obiettività: e ciò lo preserverà da rapporti più stretti che potrebbero in qualche modo contaminarlo o addirittura lederlo. Abbiamo una interessante rappresentazione di tale limitata, o meglio trincerata socievolezza nella commedia di <a href="http://www.sapere.it/gr/ArticleViewServletOriginal?otid=GEDEA_moratin_nicolas_fernandez_de_&amp;orid=GEDEA_moratin_nicolas_fernandez_de_" target="_blank">Moratìn</a> <em>El café o sea la comedia nueva</em>, e precisamente nel personaggio di Pedro, in particolare nella seconda e terza scena del primo atto. Sotto questo aspetto si può anche paragonare la società a un fuoco al quale il saggio si scalda a debita distanza, senza mettervi dentro le mani come fa lo stolto, il quale dopo essersi scottato fugge nel freddo della solitudine e si lamenta perché il fuoco brucia».</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Schopenhauer" target="_blank">Arthur Schopenhauer</a>, <a href="http://www.interruzioni.com/schopenauer.htm" target="_blank"><em>Aforismi sulla saggezza del vivere</em></a>, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pg. 168</p>
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		<title>L&#8217;arte dell&#8217;esistenza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 08:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Individuare, comprendere, assaporare la bellezza prima che sia troppo tardi: questo è il problema. Un interrogativo che risale alla notte dei tempi quello che si pone John Armstrong – filosofo educato a Oxford e autore di Il potere segreto della bellezza – poco più che quarantenne, scozzese di Glasgow felicemente trapiantato in Australia, dove insegna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Individuare, comprendere, assaporare la bellezza prima che sia troppo tardi: questo è il problema. </strong>Un interrogativo che risale alla notte dei tempi quello che si pone John Armstrong – filosofo educato a Oxford e autore di <em>Il potere segreto della bellezza</em> – poco più che quarantenne, scozzese di Glasgow felicemente trapiantato in Australia, dove insegna all&#8217;Università di Melbourne. Perché essere consapevoli della bellezza che ci circonda o in cui talvolta ci ritroviamo, potrebbe aiutarci ad apprezzare ogni piccola cosa che ci regala la vita. Anche perché la domanda principale: cos&#8217;è la bellezza? se ne porta dietro molte altre: perché è importante? qual è il suo fascino? e il suo mistero? qual è il suo potere? John Armstrong riesce nell&#8217;intento di spiegarcelo, più che a parole, con esempi. Suggerendo l&#8217;ascolto di un brano musicale, la lettura di un testo, l&#8217;osservazione di un dipinto, la visita a una villa palladiana, passando elegantemente dal filosofo greco <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plotino" target="_blank">Plotino</a> al filosofo del Settecento tedesco Immanuel<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Kant" target="_blank"> Kant</a>; dal poeta tardo romantico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Heine" target="_blank">Heinrich Heine</a> al semiologo francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank">Roland Barthes</a>.</p>
<p>«L&#8217;esperienza della bellezza», scrive <a href="http://www.mbs.edu/index.cfm?objectid=06AD4FCD-D60E-CDDB-81EEE83F92DAA7A9" target="_blank">Armstrong</a>, «consiste nel constatare che un valore spirituale (verità, felicità, ideali morali) è a suo agio in un contesto materiale (ritmo, linea, forma, struttura) e lo è in un modo tale per cui, quando osserviamo l&#8217;oggetto, le due cose ci sembrano inseparabili. Essere umani significa avere esperienza della vita in due maniere: fisica e spirituale (&#8230;). Dunque l&#8217;esperienza della bellezza è un riflesso, per così dire, di ciò che significa essere umani». (&#8230;)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1478" title="Venere di Botticelli, dettaglio" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/02/ICONA_VenereBotticelli1.jpg" alt="Venere di Botticelli, dettaglio" width="344" height="336" /></p>
<p><span id="more-1468"></span></p>
<p>«Nella cultura occidentale ci sono due magnifiche rappresentazioni del compiersi dell&#8217;amore per la bellezza; entrambe però gli conferiscono un aspetto tragico: soltanto all&#8217;approssimarsi della morte si chiarisce l&#8217;importanza personale e profonda della bellezza, e capiamo che avremmo dovuto amarla di più. Nel ciclo di Lieder di Mahler <em>Il canto della terra</em>, l&#8217;ultimo movimento, che è anche il più lungo, è un addio». (&#8230;)</p>
<p>«Nella <em>Morte a Venezia</em> (1912), Thomas Mann fa morire il suo eroe letterario, Aschenbach, su una sdraio al lido di Venezia in un momento di epifania estetica. (&#8230;) Nella bellezza che ora scopre vede gioia spontanea, serenità, naturalezza. Ma tutto questo lo scopre soltanto negli ultimi istanti della sua vita».</p>
<p>«Sia Mahler sia Mann collocano il riconoscimento della bellezza nel momento più intenso, ma meno produttivo, della vita: l&#8217;ultimo. La speranza della cultura è sempre stata, in effetti, di migliorare il norrto tempismo. Di essere nelle condizioni di apprezzare la bellezza non quando la vita finsice ma quando chiudiamo un libro».</p>
<p>John Armstrong, <em>Il potere segreto della bellezza. Una guida al Bello di ogni epoca. </em>Biblioteca della Fenice, <a href="http://www.guanda.it/ced.asp?editore=Guanda&amp;lang=ita" target="_blank">Guanda</a>, Parma, 2007, pgg 191, 192, 193</p>
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