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Sulla saggezza di vivere

29 marzo, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

Arthur Schopenhauer, immagine scaricata dal web

« (…) a chi, soprattutto in gioventù, per giustificato disgusto dei rapporti umani si è ritirato in solitudine e tuttavia, a lungo andare, non ne sopporta il vuoto io consiglio che si abitui a portare in società una parte di quella solitudine, acciocché impari a essere in certa misura solo anche nel contatto con gli altri: e quindi non si affretti a partecipare agli altri ciò che pensa, come d’altro canto si abitui a non prendere alla lettera ciò che gli altri dicono, ma al contrario, senza aspettarsi granché né moralmente né intellettualmente, consolidi di fronte alle loro opinioni quell’indifferenza che è il mezzo più sicuro per esercitare sempre una lodevole tolleranza. Anche in mezzo agli altri, egli allora non starà completamente in loro compagnia, ma potrà comportarsi, nei loro confronti, con assoluta obiettività: e ciò lo preserverà da rapporti più stretti che potrebbero in qualche modo contaminarlo o addirittura lederlo. Abbiamo una interessante rappresentazione di tale limitata, o meglio trincerata socievolezza nella commedia di Moratìn El café o sea la comedia nueva, e precisamente nel personaggio di Pedro, in particolare nella seconda e terza scena del primo atto. Sotto questo aspetto si può anche paragonare la società a un fuoco al quale il saggio si scalda a debita distanza, senza mettervi dentro le mani come fa lo stolto, il quale dopo essersi scottato fugge nel freddo della solitudine e si lamenta perché il fuoco brucia».

Arthur Schopenhauer, Aforismi sulla saggezza del vivere, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pg. 168

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L’arte dell’esistenza

18 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Spiritualità

Individuare, comprendere, assaporare la bellezza prima che sia troppo tardi: questo è il problema. Un interrogativo che risale alla notte dei tempi quello che si pone John Armstrong – filosofo educato a Oxford e autore di Il potere segreto della bellezza – poco più che quarantenne, scozzese di Glasgow felicemente trapiantato in Australia, dove insegna all’Università di Melbourne. Perché essere consapevoli della bellezza che ci circonda o in cui talvolta ci ritroviamo, potrebbe aiutarci ad apprezzare ogni piccola cosa che ci regala la vita. Anche perché la domanda principale: cos’è la bellezza? se ne porta dietro molte altre: perché è importante? qual è il suo fascino? e il suo mistero? qual è il suo potere? John Armstrong riesce nell’intento di spiegarcelo, più che a parole, con esempi. Suggerendo l’ascolto di un brano musicale, la lettura di un testo, l’osservazione di un dipinto, la visita a una villa palladiana, passando elegantemente dal filosofo greco Plotino al filosofo del Settecento tedesco Immanuel Kant; dal poeta tardo romantico Heinrich Heine al semiologo francese Roland Barthes.

«L’esperienza della bellezza», scrive Armstrong, «consiste nel constatare che un valore spirituale (verità, felicità, ideali morali) è a suo agio in un contesto materiale (ritmo, linea, forma, struttura) e lo è in un modo tale per cui, quando osserviamo l’oggetto, le due cose ci sembrano inseparabili. Essere umani significa avere esperienza della vita in due maniere: fisica e spirituale (…). Dunque l’esperienza della bellezza è un riflesso, per così dire, di ciò che significa essere umani». (…)

Venere di Botticelli, dettaglio

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