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La compassione in azione

8 giugno, 2011 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Felicità, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

È più facile meditare che fare effettivamente qualcosa per gli altri.

La mia sensazione è che limitarsi a meditare sulla compassione equivale

a optare per l’opzione passiva.

La nostra meditazione dovrebbe creare la base per l’azione, per cogliere

l’opportunità di fare qualcosa.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

La compassione nel Buddhismo viene definita come il desiderio che tutti gli esseri siano separati dalla sofferenza.

Il desiderio di beneficiare gli altri promuove l’armonia laddove il narcisismo crea invece ogni tipo di disagio, facendo sorgere problemi, conflitti e sofferenze.

L’amore è in grado di fungere da antidoto all’odio – perché i due fattori mentali osservano lo stesso oggetto, ma in maniera diametralmente opposta – e, per lo stesso motivo la compassione è in grado di opporsi alla mente che non desidera il bene altrui.

Aver cura di tutti gli esseri ammorbidisce il pensiero ossessivo autoreferente, cosicché le tensioni egoistiche subito si placano, e si crea spazio, pace.

Mentre sviluppiamo amore e compassione deve essere presente la saggezza che realizza la vacuità: l’ala del metodo e l’ala della saggezza vanno utilizzate insieme, l’una non deve essere separata dall’altra.

Grazie alla comprensione della vacuità abbinata al metodo si può svolgere un immenso compito: la combinazione positiva di saggezza con amore e compassione può far agire in modo vasto per il beneficio degli esseri.

presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), 24 – 26 giugno 2011

Comitato scientifico a cura di Mindfulness Project
Referenti: Sonia Bortolotto, Massimo Gusmano, Vincenzo Tallarico

Segreteria organizzativa:
Federica Luedtke
tel. 050 685778
cell. 333 3772644
segreteria@mindproject.com, presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa)

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Ku Nye, massaggio tradizionale tibetano. Quarta parte

13 gennaio, 2011 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

Quando, uno degli ultimi giorni di dicembre del 2010, ho incontrato Daniela Crucitti, uno dei massimi esperti in Italia del massaggio tibetano Ku Nye, le ho chiesto di parlarmi del dottor Nida Chenagtsang – di cui da anni è allieva – il direttore dell’Accademia internazionale per la medicina tibetana (IATTM) e il co-fondatore dell’Istituto internazionale Ngak-Mang (NMI) che ha come obiettivo la conservazione e la diffusione della cultura ngakpa di Rebkong nella società tibetana contemporanea.

Monastero a Rebkong. Immagine scaricata dal web.

Monastero a Rebkong. Immagine scaricata dal web.

Il dottor Nida è un rifugiato politico?

«No, è un tibetano doc con passaporto cinese, nato ad Amdo, oggi Cina – un tempo territorio tibetano. È giovane, ha 39 anni, appartiene a una famiglia ngakpagli antichi yogi dai capelli lunghi e i vestiti bianchi, sciamani chiamati anche “uomini della pioggia”. Dottor Nida, il padre, i fratelli, sono tutti molto legati a questa tradizione».

Dottor Nida Chenagtsang, immagine sacricata dal web.

Dottor Nida Chenagtsang, immagine sacricata dal web.

Chi l’ha iniziata?

«Padmasambhava – conosciuto nel Paese delle nevi perenni come Guru Rimpoche e considerato l’essenza del Buddha Amitabha – lo yogi, il mago mistico che ha portato là il Buddhismo nell’VIII secolo».

Padmasambhava, immagine scaricata dal web

Padmasambhava, immagine scaricata dal web

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Ku Nye – terza parte

7 gennaio, 2011 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Felicità, Libri, Psicologia, Ricette, Sorriso, Spiritualità

I TRE ALBERI DELLA MEDICINA TRADIZIONALE TIBETANA

Quando ci accingiamo a studiare la Medicina Tradizionale Tibetana, dobbiamo immaginare di entrare in un grande giardino pieno di alberi: gli Alberi della Vitalità. Per comprendere appieno la complessità della Medicina Tradizionale Tibetana dobbiamo studiare le radici, i tronchi, le foglie, i fiori e i frutti di questi alberi.

Tradizionalmente gli studenti di Medicina memorizzano il contenuto di 99 alberi che raffigurano l’intero corpo della conoscenza medica sviluppata nei secoli. Qui vengono presentati i primi Tre Alberi, un’introduzione visiva all’antica scienza medica naturale della Medicina Tradizionale Tibetana.

Albero della Salute e della Malattia nella Medicina Tradizionale Tibetana. Immagine scaricata dal web.

Albero della salute e della malattia.

Questo albero è composto da due tronchi.

Il primo, il tronco della salute, rappresenta il corpo in stato di euqilibrio e illustra i concetti fondamentali per mantenere in buona salute il corpo umano: l’Equilibrio fra i Tre Umori – i tre principi vitali o energie funzionali sottili che sono: Vento (foglie azzurre), Bile (foglie gialle) e Flemma (foglie bianche)l’Equilibrio dei Sette Costituenti del Corpo e le Tre Escrezioni.

I tre Frutti rappresentano i tre aspetti fondamentali della Mente. Il primo è riferito alla semplicità della mente rivolta alla ricerca spirituale, il secondo è la ricchezza della mente – la soddisfazione mentale – il terzo è la felicità della mente.

Il corpo può essere paragonato a un albero che cresce forte e sano quando è ben nutrito da acqua di buona qualità, luce naturale del sole e da una terra fertile. Il tronco crescerà così robusto e stabile con rami e foglie floride. Lunga vita e salute esuberante saranno i suoi fiori che daranno tre frutti molto gustosi – appagamento spirituale, ricchezza e radiosa felicità – che sono il risultato del perfetto equilibrio fra il corpo, le energie vitali e ela mente.

Il tronco della Malattia rappresenta il corpo in stato di squilibrio e le cause che inducono lo squilibrio, il processo di formazione dei disordini dei Tre Umori e la conseguente manifestazione della malattia sul piano fisico.

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Ku Nye e medicina tibetana: corsi di formazione a Milano

3 gennaio, 2011 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Felicità, Psicologia, Sorriso, Spiritualità

Logo dell'IATTM, diritti riservati, immagine scaricata dal web

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22-23 gennaio 2011

19-20 febbraio 2011
19-20 marzo 2011
9-10 aprile 2011
21-22 maggio 2011

Corso di Ku Nye di I° livello a Milano
presso il Centro Mindfulness Project
condotto da Daniela Crucitti.

Rivolto a  infermieri, fisioterapisti, operatori di medicina olistica

Il Ku Nye è uno dei trattamenti contemplati dalla Medicina Tradizionale Tibetana (MTT) per il riequilibrio dei tre Umori: Vento (sistema nervoso), Bile (funzioni cataboliche e cardio-circolatorie) e Flemma (funzioni dell’anabolismo e del sistema linfatico), le tre energie bio-fisiologiche che, quando sono in stato di equilibrio fra loro, garantiscono lo stato di benessere e di salute dell’individuo.
Gli effetti benefici del Ku Nye includono l’eliminazione delle tossine immagazzinate nel corpo, il ringiovanimento dei tessuti, l’incremento della vitalità, un profondo rilassamento fisico e mentale, la riduzione di vari tipi di dolori e il lenimento di disordini del sistema nervoso come tensioni muscolari, stress, insonnia, agitazione mentale, depressione e ansia.

L’intero corso si completa in 3 anni.

Il 1° livello è incentrato sulle basi teoriche della MTT, sulle molteplici tecniche di massaggio con mani, pietre e conchiglie e sulla digitopressione e il trattamento di punti e meridiani.

Pietre. © Daniela Crucitti 2010

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DNA e JUNK DNA

29 dicembre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Felicità, Ricette, Spiritualità

Ricevo e volentieri ripubblico questo testo molto interessante di Guru Singh.

Guru_Singh___His_Holiness_2006

The entire universe is built on code —
this material code has an assortment of frequencies making up the elemental chart.
We live in the physical results of this code:
we dream and plan in this code;
we speak and act in this code;
we succeed and fail in this code.
When we are timid and passive, this is a code of our fate;
when we are active and proactive, it is the code of our destiny.
It is life-code.

The human quest is constantly asking: does this code make common sense . . .
are there patterns within this code . . . and . . .
how can I / we cause this code to be more sensible, more accurate and more fruitful?
How can we consistently build — not only our lives, but our collective cultures —
through the harmonies of an aligned life?

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