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Meditazione e immondizia

5 maggio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Ricette, Spiritualità

The great master Yogi Bhajan said many times
If when meditating — all your garbage does not come out to greet you
— you are probably not meditating
.

Meditation disassembles old thought patterns and reassembles them into ones
that better serve the ‘pre-awakened’ on the path to becoming ‘awakened’.
This is not always a dance — much of the time it is a struggle
— especially when you run into patterns that have become attachments.

Attachments are common when patterns have been in place for many years
. . . and most of every one’s patterns have been.
They are entrenched in the established system
— the subconscious believes they are protecting your life perfectly
and does not plan on giving them up that easily.

Yogi Bhajan, immagine scaricata dal web

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È scoccata l’ora della vipassanā

5 maggio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Che tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri
viventi senza eccezioni, sperimentino solo la buona sorte. Possano non
patire mai il dolore.

Anguttara Nikāya, II, 72

Volentieri trasmetto questa mail che ho ricevuto dal gruppo Maitreya di Milano.

«È scoccata l’ora della vipassanā»

Ogni mercoledì sera, al Tempio Lankaramaya di via Privata Pienza 8 si
tiene una sessione di meditazione vipassanā con istruzioni in
italiano, aperto anche ai principianti assoluti. I monaci residenti
impartiscono i tradizionali cinque precetti e le benedizioni
conclusive con la recitazione del Metta Sutta in Pāḷi.

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Uccelli migranti

4 maggio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Tagore con Gandhi, immagine scaricata dal web

Leggiamo il mondo nel modo sbagliato,

e diciamo che esso ci delude.

Rabindranath Tagore, Uccelli migranti, LXXV

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Psiche, spirito, kundalini e la donna liberata

30 aprile, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

Anche oggi riporto un brano di Elémire Zolla, di cui sono lettrice attenta e appassionata. Poche righe lo intervallano da quello che ho pubblicato il 28 aprile, sempre sul tema di Le vie della riforma interiore, che dà il nome alla seconda parte di Le potenze dell’anima. Saggio mirabile che si conclude con una frase di Alexander Pope:

Il vizio è un mostro di così spaventoso aspetto, che per prenderlo in odio basta vederlo; ma vedendolo troppo spesso, abituati alla sua faccia, prima si tollera, poi se ne prova pietà, e infine lo si abbraccia.

Come scrive nell’introduzione Grazia Marchianò, «Il passaggio da un’antropologia dell’uomo infelice analizzata nella prima parte di Le potenze dell’anima a una visione dell’uomo liberato in vita grazie a una determinazione incrollabile, occupò l’intera vicenda intellettuale e umana di Elémire Zolla attraverso tappe di cui la stesura di questo libro, alla sua prima ristampa dal 1968, documenta un momento cruciale». Passaggio, questo, da donna infelice a donna liberata, a cui mi dedico con assiduità e spero non inutilmente, da più di un decennio. Ecco cosa scrive Zolla:

«Secondo una (…) metafora greca, la psiche sta allo spirito come l’occhio alla luce. Si può anche dire, con Origene (De Principiis II, 8, 3) che “la psiche, depurandosi, diventa spirito”». (…)

Immagine scaricata dal web

«Plutarco nel De defectu oraculorum (436 e – 467 a) domanda: che cosa regola la mistura fra la psiche e lo spirito entusiasta, il soffio profetico del vaticinio?».

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Seneca, Platone e la parte suprema

28 aprile, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

A dimostrazione che anche l’Occidente ha partorito saggi di tutto rispetto, ecco qui un brano di Elémire Zola.

«Scriveva Seneca nella prefazione alle Questioni naturali: se ci si svincola dai vizi dell’animo (simulazione, avarizia, lussuria, ambizione) e ci si libera infine da se stessi, si raggiunge la virtù, la quale comporta anche un frutto fisico: la distensione del ritmo corporeo (animum laxat). Le cognizioni più alte e sottili si ottengono eliminando l’animo pauroso e i pensieri voluttuosi, i ritmi sconvolti e le melodie sfibranti e infine ogni immagine della propria persona (effugisti vitia animi sermo conceptus nec cor invulutum, nec avaritia … nec luxuria … nec ambitio … multa effugisti, te nondum. Virtus ista animum laxat et praeparat ad cognitionem coelestium). In uno dei suoi più bei versi il poeta augusteo Manilio aveva scritto: “L’uomo va tolto di mezzo, affinchè Dio possa essere in lui” (Impendendus homo est, Deus esse ut possit in ipso)».

«Nel Timeo Platone aveva descritto il processo del raccoglimento in modo anatomico: la conoscenza del divino, il seme soprannaturale, cade nella gleba dell’encefalo, e può ruotarvi con ritmi simili a quelli stellari. Se invece la mente si disperde, il seme soprannaturale può cadere nella colonna vertebrale, precipitando fino all’anima vegetativa e qui produrre, all’altezza dei lombi, una personalità maligna, diabolica, che spinge alle voluttà terrestri e alla dissoluzione».

immagine scaricata dal web

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