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	<title>Alchimie &#187; California</title>
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	<description>Queste sono le storie che vi voglio raccontare</description>
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		<title>L&#8217;inutilità degli oggetti e l&#8217;essenza della vita</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 20:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna è una donna di 92 anni che vive a Trieste in una residenza per anziani. Ha visto la sua casa per l’ultima volta una sera d’inverno del 2004, quando è caduta rompendosi l’osso sacro. Dopo tre mesi di calvario, Anna viene accolta nella struttura in cui ancora si trova: ha con sé una piccola borsa con dentro una vestaglia, due camicie da notte, tre cambi di biancheria e un piccolo beautycase. La porta del suo appartamento si è chiusa dietro di lei per sempre. Addio al pianoforte, agli spartiti di musica, ai ninnoli, alle lenzuola con i pizzi, e addio anche ai manicaretti e al vino rosso che ama tanto. Le figlie le comperano un televisore nuovo, un cellulare, le portano un po&#8217; di vestiti. Amici e allievi le riempiono la stanza di fiori, di piante e di libri. Dopo quasi sette anni, oggi, 2 giugno 2011, Anna possiede ancora pochissime cose e quelle che ha le sembrano troppe.</p>
<p>Annamaria è entrata in convento a 17 anni, rinunciando a ogni cosa. L’armadio della sua stanza contiene un cambio d’abito e di biancheria e sul comodino c’è il libro di meditazione e di preghiere. Annamaria vive felice, glielo si legge negli occhi.</p>
<p>Una sera, lo sguardo fisso alla solita giungla che il <a href="http://www.tvdream.net/documentari/national-geographic-documentari-vari/" target="_blank"><em>National Geographic Channel</em></a> propone a getto continuo, un pensiero mi sfiora la mente: gli animali selvatici migrano senza valigia. La scoperta dell’acqua calda, come si dice, ma io non ci avevo mai fatto caso, almeno non in termini di rapidità negli spostamenti.</p>
<p>Anna, la mia mamma; Annamaria, la zia di mio marito, hanno in comune con tigri, rinoceronti e gru il senso di libertà che si prova a vivere leggeri. La relazione tra persone e animali può suonare blasfema, ma provo per loro una certa invidia. Arturo, il nostro pastore tedesco nato alle porte di San Diego, aveva portato con sé molti più oggetti quando si era trasferito insieme a noi a Milano: la gabbia con cui aveva viaggiato grande quanto un tavolo quadrato per quattro persone, la ciotola per l’acqua e il cibo (leggi salmone), tre guinzagli con i rispettivi collarini, una museruola d’ordinanza e medicine varie. Oltre, naturalmente, al passaporto, ai documenti di viaggio e agli attestati che lo dichiaravano esente da rabbia e altre malattie canine. By by California, ben arrivato in Italia.</p>
<p>Tutto questo mi è passato per la mente qualche giorno fa leggendo, di <a href="http://www.lasfidadelle100cose.it/" target="_blank">Dave Bruno</a>, <em><a href="Dave Bruno, author of 'The 100 Thing Challenge,' visits the 700 Club studio to talk about the importance of de-cluttering your life... The Christian Broadcasting Network CBN http://www.cbn.com" target="_blank">La sfida delle 100 cose. Come mi sono liberato di quasi tutto</a>. Ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima</em> – l’esperienza di un uomo che ha arricchito la sua vita semplificandola, riducendola cioè a 100 fatidici oggetti – (<a href="http://www.tecnichenuove.com/">Tecniche Nuove</a>, Milano, 2001, € 14,90). Dave è un californiano <em>doc</em>, nato a San Diego dove tuttora vive con la moglie, le tre figlie e il cane meticcio Piper. Ha un master in tema di religione e dei suoi risvolti nella vita americana, la passione per il surf, la bici e l’escursionismo, ed è cofondatore della casa editrice <em>ChristianAudio</em> specializzata in audiolibri.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2908" title="La sfida delle 100 cose di Dave Bruno" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/06/images.jpg" alt="La sfida delle 100 cose di Dave Bruno" width="180" height="228" /></p>
<p><span id="more-2901"></span></p>
<p>La storia di Dave Bruno è tipicamente americana. Scrive: «Ho un’idea. Un’idea nata spontaneamente che potrebbe cambiarmi per sempre la vita. Ho deciso di chiamarla la sfida delle 100 cose. E di metterla in pratica. La mia vita è cambiata sul serio. (…) La sfida delle 100 cose mi ha fatto riflettere su ogni aspetto della mia esistenza e non soltanto sui beni materiali. Chiedendomi quali conseguenze avesse su di essa il fatto di avere troppo, è venuto da sé pormi la stessa domanda rispetto ad altri aspetti della vita. Quali conseguenze aveva il fatto di lavorare troppo? Aggiungere lavoro su lavoro sottraeva significato alla mia vita?». E si domanda. «Chi può dirsi soddisfatto? (…) Nessuno. (…) Ma provate voi a crederci davvero quando siete al centro commerciale. Provate a crederci quando avete messo in piedi un’azienda di successo. Nella smania del momento ci si dimentica che la felicità è una scelta interiore e non una merce da comprare».</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2909" title="Dave Bruno" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2011/06/images-2.jpg" alt="Dave Bruno" width="240" height="160" /></p>
<p>Fatte le sue brave considerazioni, Dave vende la sua partecipazione nella casa editrice ed elimina dalla propria vita tutto quanto gli pare superfluo, fino ad arrivare alle fatidiche “100 cose”. Ma se la sfida è stata una decisione improvvisa, la consapevolezza di essere schiavo del consumismo imperante fa parte del suo lungo percorso di crescita. Scrive Dave Bruno: «Nel tentativo di acquistare il sogno americano abbiamo prosciugato conti in banca, imprese, governo e ambiente, ma ci siamo anche prosciugati l’anima».</p>
<p>Quali sono allora gli oggetti che il coraggioso californiano decide di tenere? Oltre all’indispensabile biancheria, alle scarpe e al vestiario e molto altro ancora, la Bibbia di famiglia e la fede nuziale, la penna preferita, il portafogli, la tenda e lo zaino per escursioni, i biglietti da visita, l’abbonamento alle riviste <a href="http://http://needmagazine.com/" target="_blank"><em>Need</em> </a>e <a href="http://www.backpacker.com/" target="_blank"><em>Backpacker</em></a> e l’autoritratto a olio premiato a un concorso. Scelte difficili fatte con il sostegno della moglie Leanne e sotto lo sguardo indagatore delle piccole Lucy, Phoebe e Bridget che temono, prima o poi, di dover liberarsi delle bambole preferite.  Piper il meticcio, no, quello non si tocca.</p>
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		<title>Il denaro e la legge dell&#8217;attrazione</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 13:24:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi non ha letto La legge dell&#8217;Attrazione? Chi non ha visto il film-documentario The Secret, Il segreto, e comprato il libro omonimo? Chi non ne ha almeno sentito parlare? Chi non conosce Esther e Jerry Hicks? Dò per scontato che ne siate perfettamente informati, tuttavia, nel caso vi sia sfuggito qualcosa, scrivo qui qualche nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi non ha letto <a href="http://goldenrush.wordpress.com/category/riassunto-in-italiano-del-libro-la-legge-dellattrazione/" target="_blank"><em>La legge dell&#8217;Attrazione</em></a>? </strong>Chi non ha visto il film-documentario <em>The Secret</em>, <a href="http://www.thesecretitalia.it/index.php/Libro.html" target="_blank">Il segreto</a>, e comprato il libro omonimo? Chi non ne ha almeno sentito parlare? Chi non conosce <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esther_Hicks" target="_blank">Esther e Jerry Hicks</a>? Dò per scontato che ne siate perfettamente informati, tuttavia, nel caso vi sia sfuggito qualcosa, scrivo qui qualche nota sugli autori che vi farà impazzire d&#8217;invidia, mettendovi automaticamente nella posizione opposta a quella dei principi sui quali si basa la Legge dell&#8217;Attrazione, che presuppone un pensiero, un atteggiamento, un modo di comportarsi estreamente positivi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/hAukOcdjoeg?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/hAukOcdjoeg?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Un giorno Esther Hicks comincia a ricevere semplici messaggi</strong> per come mettersi in comunicazione con il proprio Sé interiore e come elevare la propria coscienza da un&#8217;entità superiore, chiamata Abraham. Nel 1986, Esther e il marito Jerry Hicks rivelano la loro fonte di notizie ad alcuni soci e decidono in seguito di rendere partecipi gruppi sempre più numerosi di persone su come vivere un&#8217;esistenza felice, o quanto meno migliore. Ogni anno, a partire dal 1989 i due coniugi presentano laboratori interattivi sulla <em>Legge dell&#8217;Attrazione</em> in almeno 50 città. Fino a oggi, in compagnia del fantomatico Abraham, hanno pubblicato più di 700 tra libri, cassette, CD, videocassette e DVD. Con i proventi, eliminate le tasse che negli Stati Uniti vanno rigorosamente pagate fino all&#8217;ultimo <em>penny</em>, si sono regalati la casa dei loro sogni a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Del_Mar,_California" target="_blank">Del Mar</a>, sull&#8217;oceano Pacifico a nord di San Diego, in California, e una casa in Texas, vicino al centro &#8220;di attrazione permanente&#8221; dove lavorano.</p>
<p><span id="more-2501"></span></p>
<div id="attachment_2512" class="wp-caption aligncenter" style="width: 171px"><img class="size-full wp-image-2512" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/11/images21.jpg" alt="immagine di copertina scaricata dal web" width="161" height="256" /><p class="wp-caption-text">immagine di copertina scaricata dal web</p></div>
<p><strong>Qui di seguito riporto un estratto di un colloquio tra l&#8217;entità superiore <a href="http://animeradianti.com/abraham-hicks-come-diventare-un-vero-creatore/" target="_blank">Abraham</a> e  <a href="http://www.abraham-hicks.com/lawofattractionsource/index.php" target="_blank">Jerry Hicks</a></strong>, uno degli autori di <em>Il denaro e la legge dell&#8217;attrazione. Per attirare abbondanza, salute e felicità</em> &#8211; l&#8217;ultimo libro degli Hicks appena tradotto in italiano e  pubblicato dall&#8217;editore <a href="http://www.tealibri.it/" target="_blank">Tea</a> &#8211; a pagina 204.</p>
<p><strong>Jerry</strong>: Ho letto di recente uno studio secondo cui quello che si cerca soprattutto è il <em>prestigio</em>. Messi di fronte alla scelta fra un titolo onorifico e i soldi, i più scelgono il primo.</p>
<p><strong>Abraham</strong>: Chi cerca prestigio ha sostituito il proprio <em>Sistema di Guida</em> con il bisogno di approvazione, ed è un modo abbastanza insoddisfacente di vivere. (&#8230;) <em>Quando state attenti all&#8217;allineamento con la FOnte &#8211; che è rappresentato dal vostro sentire &#8211; e v&#8217;impegnate a mantenere la Connessione</em>,<em> chiunque sia oggetto delle vostre cure riceve benefici dal vostro sguardo. Non potete aiutare nessuno senza essere connessi con il Flusso di benessere</em>. Certo, può essere molto piacevole diventare oggetto dell&#8217;attenzione altrui, perché significa che quelle persone vi apprezzano (&#8230;). Al contrario, dovete avere il controllo assoluto sulla vostra Connessione alla Fonte, lasciando gli altri fuori dal&#8217;equazione (&#8230;). Chi è connesso alla Fonte e lascia fluire pensieri positivi verso qualsiasi oggetto d&#8217;attensione è in genere considerato <em>attraente</em>, e spesso riceve apprezzamento e approvazione. Non potete ricevere l&#8217;approvazione che cercate se siete nella posizione di chi ne ha <em>bisogno</em> o ne sente la <em>mancanza. </em>(&#8230;) Quando raggiungete<em> </em>quest&#8217;allineamento, simili riconoscimenti sembrano meno importanti eppure vi arrivano.<em></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>DNA e JUNK DNA</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 21:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri ripubblico questo testo molto interessante di Guru Singh.

The entire universe is built on code —
this material code has an assortment of frequencies making up the elemental chart.
We live in the physical results of this code:
we dream and plan in this code;
we speak and act in this code;
we succeed and fail in this [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ricevo e volentieri ripubblico questo testo molto interessante di <a href="http://www.gurusingh.com/bio.html" target="_blank">Guru Singh</a>.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2552" title="Guru_Singh___His_Holiness_2006" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/12/Guru_Singh___His_Holiness_2006-530x397.jpg" alt="Guru_Singh___His_Holiness_2006" width="530" height="397" /></p>
<p>The entire universe is built on code —<br />
this material code has an assortment of frequencies making up the elemental chart.<br />
We live in the physical results of this code:<br />
we dream and plan in this code;<br />
we speak and act in this code;<br />
we succeed and fail in this code.<br />
When we are timid and passive, this is a code of our fate;<br />
when we are active and proactive, it is the code of our destiny.<br />
It is life-code.</p>
<p>The human quest is constantly asking: does this code make common sense . . .<br />
are there patterns within this code . . . and . . .<br />
how can I / we cause this code to be more sensible, more accurate and more fruitful?<br />
How can we consistently build — not only our lives, but our collective cultures —<br />
through the harmonies of an aligned life?</p>
<p><span id="more-2550"></span></p>
<p>In our physical bodies, only 10% of our genetic code (the DNA) is used for<br />
assembling protein chains, the biological constructs of life.<br />
The other 90% was historically thought of by scientists as &#8220;junk&#8221; DNA.<br />
It is within this &#8220;orphan&#8221; subset of our genome that we yogis have worked for thousands<br />
of years — using yoga, krya, kata, conscious-breathing, prana yam, meditations,<br />
mantras, mudras, chanting and asanas to influence and program it.<br />
This is done with biometric-angles, isometric-pressures, co-operative-tensions,<br />
intentional-stressing, and a mental projection of words with meaning<br />
and random sounds as just plain frequencies.<br />
We have used all of this to produce harmony and align life with the code.</p>
<p>Today the &#8220;junk&#8221; — this extra 90% of our DNA — is attracting the keen interest<br />
of medical researchers within the larger Human Genome Project.<br />
Early scientific evidence confirms that DNA is not only responsible for<br />
construction and maintenance of our body, but also serves a complex system<br />
of data storage and intra / inter communications.<br />
DNA is literally a biological internet — far superior to the one that technology has created.</p>
<p>DNA can be influenced and programmed and this is beginning to explain the metaphysical phenomena of clairvoyance, intuition, affirmation, prayer and remote viewing.<br />
There is a new vibrational medicine springing up around these discoveries.<br />
This medicine would use audible sounds and inaudible frequencies<br />
(the sounds of silence), for as Einstein once claimed;<br />
&#8220;Future medicine will be the medicine of frequencies.&#8221;</p>
<p>This future is here!<br />
<a href="http://vimeo.com/2765037" target="_blank">How will we discover the most effective patterns to use in it?</a><br />
What role will our technologies play in deciphering it?<br />
What role will each of us have in it?</p>
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		<title>Don&#8217;t worry, be happy</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 18:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi  il New York Times scrive di felicità, domani lo faranno tutti i quotidiani italiani e del mondo occidentale. È come se il Dalai Lama non ne avesse mai parlato, come se ci si fosse già dimenticati di Matthieu Ricard, il monaco buddhista eletto nel 2008 l’uomo più felice del pianeta, come se non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi  il New York Times scrive di felicità, domani lo faranno tutti i quotidiani italiani e del mondo occidentale</strong>. È come se il <a href="http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/25/arte-della-felicita-dalai-lama/" target="_blank">Dalai Lama</a> non ne avesse mai parlato, come se ci si fosse già dimenticati di <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__gusto-essere-felici.php" target="_blank">Matthieu Ricard</a>, il monaco buddhista eletto nel 2008 l’uomo più felice del pianeta, come se non si sapesse che da più di vent’anni, mentre i nostri governanti discutono di Prodotto Nazionale Lordo, il re del Bhutan misura il suo Pil – che per lui è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0_interna_lorda" target="_blank"><em>Gross National Happiness</em></a> – in termini di felicità dei suoi sudditi. E come se, nel corso dei secoli, non fossero mai stati scritti libri sull’argomento – a proposito, l’ultimo in ordine di tempo è <em>La ricerca della felicità. Dall&#8217;età dell&#8217;oro ai giorni nostri </em>di Georges Minois con un saggio introduttivo di Luciano Canfora, edizioni Dedalo, 2010<em> –</em><em> </em> il più esauriente ma anche il più triste saggio sulla felicità che si potesse concepire, a riprova che non esiste.</p>
<p><strong>Il NYT, dicevo, pubblica, sul tema, un articolo molto circostanziato</strong> costruito sulla ricerca di <a href="http://www.newsfood.com/q/2cda2943/se-la-mente-vaga-linfelicita-cresce/" target="_blank">Matthew Killingsworth</a> e <a href="http://psicocafe.blogosfere.it/2008/04/psicologia-della-felicita-quattro-chiacchiere-con-daniel-gilbert.html" target="_blank">Daniel Gilbert</a>, psicologi dell’Università di Harvard, che hanno intervistato 2.200 persone dalle quali hanno ottenuto 250mila risposte, e hanno scoperto che in testa alla scala della felicità c’è il sesso. E questo, scusate, non mi sembra una novità. La novità sta invece nell’aver dimostrato, per esempio, che pensare a situazioni o luoghi piacevoli porta a uno stato di contentezza. Che per un americano, immaginare di fare un viaggio in Italia, di visitare e fare cose particolarmente interessanti nel nostro Paese, porta già a un innalzamento dell’umore.</p>
<p><strong>Dice il dottor Gilbert: “Il cuore va dove lo porta la testa</strong>, e non gliene importa molto di dove si trovano i piedi”. Il vecchio adagio secondo cui il viaggio per antonomasia sarebbe quello della fantasia, è ancora valido – leggere, a questo proposito<em> Honolulu e altri racconti </em>di W. <a href="http://www.ibs.it/libri/maugham+w.+somerset/libri+di+maugham+w.+somerset.html" target="_blank">Somerset Maugham</a>, Adelphi 2010, a pagina 119<em>. </em>L’altra novità è il mezzo con cui le risposte sono state raccolte, e per rendersene conto basta entrare nel sito “<a href="https://www.trackyourhappiness.org/" target="_blank">trackyourhappiness</a>”.</p>
<p><strong><span id="more-2369"></span>L’ultima moda &#8220;felice&#8221;era scoppiata nei primi anni Ottanta</strong> ed era culminata nel 1988 con un tormentone canoro dal titolo <em>Don’t worry, be happy</em> – Non essere preoccupato, sii contento – con cui l’afroamericano Bobby McFerrin ha vinto il primo dei suoi dieci <em>Grammy Award</em>. Il singolo, che regala 3,45 minuti di esilarante felicità, recita: “Non preoccuparti, sii contento, non fare così, metti un sorriso sul tuo viso, non rendere tutti tristi così”.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5bNE-5TVAmg?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/5bNE-5TVAmg?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Ma dove il riccioluto McFerrin ha trovato l’illuminazione</strong>? Neanche dirlo, in California, quando, ospite a casa dei suoi amici Tuck &amp; Patti a San Francisco, vede su una parete un grande manifesto su cui campeggia la frase che lo avrebbe reso ricco e famoso, grazie al fatto che la saggezza popolare non rivendica i diritti d’autore.</p>
<p><strong>Legittimo titolare dell’espressione<em> Don’t worry, be happy</em> </strong>è – c’era da aspettarselo – un guru indiano, tale Meher Baba (1894-1969), uno che si riteneva un Avatar, un reincarnato. Il motto che si era inventato serviva a rassicurare una manciata di adepti che lo seguiva nelle aree più remote dell’India dove, inutile ricordarlo, andava a predicare la felicità. Corsi e ricorsi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pG1pG47XStA?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/pG1pG47XStA?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>P.S. Pare che un “folto” gruppo di seguaci di Meher Baba viva in Italia, a Como. Le vie del Signore approdano anche in riva ai laghi.</p>
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		<title>La fisica quantistica e l&#8217;arte di osservare</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 20:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
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		<category><![CDATA[California]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ricevo e volentieri ritrasmetto questo testo di Guru Singh, uno degli allievi di Yogi Bhajan, che vive a Los Angeles.
«The quantum laws of physics live vivaciously within the nature of humanology, but science even today has discovered less than half of these laws that yogis have known and lived by for centuries. Science has yet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Ricevo e volentieri ritrasmetto</strong> <strong>questo testo</strong> di <a href="http://www.gurusingh.com/bio.html">Guru Singh</a>, uno degli allievi di Yogi Bhajan, che vive a <a href="http://www.gurusingh.com">Los Angeles</a>.</p>
<p>«The quantum laws of physics live vivaciously within the nature of humanology, but science even today has discovered less than half of these laws that yogis have known and lived by for centuries. Science has yet to allow this magical half to raise it voice in the midst of the logical roar.Learn to work with the magical half of this multi-verse as well as the prevailing logical half.<br />
Be a source-knower — become a source-seer<br />
. . . know and see what will cause the world of your world to evolve more rapidly than ever. Release every limitation, every small biased thought; release every presentation that prevents the extraordinary.</p>
<p>Because the world that is happening to you is happening through you<br />
. . . the observed and the observer become the same event and manifest the power of thought.<br />
When you observe this without judgment, you leave this neutral attitude within the collective human potential and humanity becomes more prosperous.<br />
When you observe the world at large without judgment, you leave a blessing.</p>
<p>Any judgment traps the world in the exact way being judged<br />
. . . forgiveness moves and releases the traps forward to a new moment.<br />
Forgiveness is the antidote to judgment, far closer to the way you wish.<br />
Use this magical power of observation to become a healer of your world.<br />
You will notice that discomfort — even disease — is like a hand full of sand<br />
. . . when you observe it closely you will notice that all of the parts are always in motion.<br />
This motion is able to transmute the discomfort into comfort;<br />
the sickness into healing . . . every action creates equal reaction.</p>
<p>Even in the case of serious disease, the ease is equally available right next to it. Acknowledge this ease; acknowledge the comfort<br />
— the comfort and ease will acknowledge you back . . . will become more active.<br />
Remember: energy flows where your attention goes.<br />
Focus your attention on that which will heal . . . feed the ease — nourish the comfort . . .<br />
the blessings of this world are right there at your thought-tips,<br />
the new evolution of human consciousness . . . .»</p></div>
<div>
<p><span>The Guru Singh Global Community Team<br />
Yoga West<br />
1535 S. Robertson<br />
Los Angeles, CA 90035</span></div>
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		<title>1. Oroscopi, Rob Brezsny e lo Yoga Sciamanico</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 16:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricette di scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella vita ho pochi appuntamenti fissi, anzi, ne ho uno solo, il venerdì mattina all&#8217;alba, con Rob Brezsny. Brezsny è il mio astrologo di fiducia, mio e di milioni di americani, sudamericani, europei e di chissà quanti altri lettori al mondo. Anche perché il suo oroscopo compare, come per incanto, alle 00.00 di ogni venerdì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nella vita ho pochi appuntamenti fissi, anzi, ne ho uno solo, il venerdì mattina all&#8217;alba, con Rob Brezsny</strong>. Brezsny è il mio astrologo di fiducia, mio e di milioni di americani, sudamericani, europei e di chissà quanti altri lettori al mondo. Anche perché il suo oroscopo compare, come per incanto, alle 00.00 di ogni venerdì, compatibilmente con il fuso orario. Per leggerlo, entro nel sito della rivista <em><a href="http://www.internazionale.it/oroscopo/">Internazionale</a>,</em> che lo pubblica tradotto in italiano<em>. </em></p>
<p><em> </em>Poeta, scrittore, musicista, Brezsny vive in California dove scrive oroscopi &#8220;letterari&#8221; e ha fondato il <em>Beauty and Truth Laboratory</em>, il Laboratorio per la  bellezza e la verità, &#8220;una tribù di fanatici della  speranza, un ricettacolo di amorevoli geni e virtuosi nell’arte di  evocare la felicità&#8221;. È anche l&#8217;autore di <em>La pronoia è l&#8217;antidoto alla paranoia. 888 metodi per diventare selvaggiamente felici</em>, un bestseller pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2006.</p>
<div id="attachment_2111" class="wp-caption aligncenter" style="width: 192px"><img class="size-full wp-image-2111" title="images" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/10/images.jpg" alt="Rob Brezsny (immagine scaricata dal web)" width="182" height="277" /><p class="wp-caption-text">Rob Brezsny (immagine scaricata dal web)</p></div>
<p><span id="more-2106"></span></p>
<p><span>«<strong>Pensate che la vita sia fondamentalmente una  lotta spietata</strong> in cui vale la regola del più forte, che la nostra  società sia in decadenza, che i fili del nostro destino siano manovrati  da poteri occulti su cui non abbiamo alcun controllo? Siete in errore»,  dice Rob Brezsny nell&#8217;anteprima del libro. «Se proprio si vuole sposare una teoria  cospirazionista, perché non immaginare una trama alle nostre spalle per  farci del bene?» &#8220;Brezsny&#8221;, continua la descrizione del libro&#8221;, ci conduce alla scoperta di un universo che, a  saperlo prendere, si rivela amichevole e accogliente. Disponendosi con  mente aperta a cercare il lato sorprendente e poetico delle cose, ad  accogliere i doni straordinari che la vita quotidiana può offrire, si  può davvero diventare più leggeri, più gioiosamente creativi, ma anche  più lucidi e consapevoli, meglio preparati per reagire al continuo  bombardamento di cattive notizie e messaggi ansiogeni da parte dei  media. Con irresistibile ironia, Brezsny dimostra che tutto sommato il  pessimismo e il cinismo imperanti sono armi spuntate per affrontare la  realtà, e ci offre ben 888 metodi per diventare ragionevolmente  ottimisti e selvaggiamente felici&#8221;. </span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jzIC8bBfFQE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/jzIC8bBfFQE?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span><strong>Nel suo libro, Brezsny consiglia per esempio</strong>: «Vai nel posto più orribile che tu conosca: il parcheggio di un supermercato, lo spiazzo antistante una casa diroccata, una discarica o il luogo che simboleggia qualcosa di cui dovresti profondamente vergognarti e che hai sempre mantenuto segreta, e costruisci una teca dedicata alla Bellezza, alla Verità, all&#8217;Amore». Avrò mai il coraggio di farlo?</span><span> </span></p>
<p><span>Comunque la pensiate, questo è l&#8217;Oroscopo della Bilancia, il mio, per la settimana dall&#8217;1 all&#8217;8 ottobre.<br />
</span></p>
<p>“Tutte le cose vengono prima sognate”, ha scritto il poe­ta francese Gilbert Trolliet. Il filosofo Gaston Bachelard aggiunge: “La <em>rêverie</em> creatrice anima il futuro”. Il tuo compito per le prossime settimane, Bilancia, è seguire queste idee. Evoca nella tua mente immagini che anticipano la vita che vorrai vivere l’anno prossimo. In questo momento hai lo straor­dinario potere di generare profezie che si autorealizzano. Il tuo compito per le prossime settimane, Bilancia, è seguire queste idee&#8221;.</p>
<p><span>Inutile dire che mi ha entusiasmato e che lo seguirò alla lettera. Domani vi spiegherò perché.</span></p>
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		<title>Immondizia e meditazione</title>
		<link>http://www.patriziasanvitale.com/ricette/immondizia-e-meditazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 08:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Con parole sue]]></category>
		<category><![CDATA[Los Angeles]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri trasmetto, come suggerito, questa illuminante chicca sulla meditazione che ho ricevuto da Guru Singh, allievo diretto di Yogi Bhajan:
«Seekers — students of the Infinite, students of yoga, students of life
— often complain that when they sit down to meditate, they are not always greeted by the pleasantness of openness, the attitude of [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo e volentieri trasmetto, come suggerito, questa illuminante chicca sulla meditazione che ho ricevuto da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OC62eJf_GfQ" target="_blank">Guru Singh</a>, allievo diretto di <a href="http://www.yogibhajan.org/" target="_blank">Yogi Bhajan</a>:</p>
<p>«Seekers — students of the Infinite, students of yoga, students of life<br />
— often complain that when they sit down to meditate, they are not always greeted by the pleasantness of openness, the attitude of readiness, or a heartfelt sense of willingness».</p>
<p>«The great master Yogi Bhajan said many times,<br />
&#8220;If when meditating — all your garbage does not come out to greet you<br />
— you are probably not meditating&#8221;»</p>
<p>«Meditation disassembles old thought patterns and reassembles them into ones<br />
that better serve the &#8216;pre-awakened&#8217; on the path to becoming &#8216;awakened&#8217;.<br />
This is not always a dance — much of the time it is a struggle<br />
— especially when you run into patterns that have become attachments».</p>
<p>«Attachments are common when patterns have been in place for many years<br />
. . . and most of every one&#8217;s patterns have been.<br />
They are entrenched in the established system<br />
— the subconscious believes they are protecting your life perfectly<br />
and does not plan on giving them up that easily».</p>
<p><span id="more-1809"></span>«Do not be concerned; meditation is not about getting it right,<br />
it is about getting right to it and doing so daily.<br />
It is not about proving who you are . . . it is about improving who you are.<br />
It is about becoming aware of the rhythms of your life in relation to the experience of life,<br />
and getting these experiences in touch with their deeper meanings<br />
. . . in touch with your purpose».</p>
<p>«Meditation will definitely be running into garbage here. . . if you are doing it properly.<br />
Welcome the garbage<br />
and rejoice in the joy of the exposure to the light of day<br />
. . . it will ultimately liberate you from the burden».</p>
<p>«We have reached the physical stage now, where we are crossing over from our old purpose of survival and its&#8217; many processes of physical achievement to an entirely new era.<br />
These survival emotions of fear and aggression are to now be<br />
discarded and replaced by the new evolutionary intention.<br />
It is upon us today, and for those who are paying attention, we are living it.<br />
Take these classes and learn to make it your new reality».</p>
<p>GURU SINGH<br />
Teaches<br />
Proximate Momentum, The art and science of being exactly you, exactly now.</p>
<p>Monday March 15 ~ 7:00 pm &#8211; 9:00 pm<br />
Tuesday March 16 ~ 9:00am &#8211; 10:30am<br />
Thursday March 18 ~ 7:00 pm &#8211; 9:00 pm<br />
YOGA WEST Los Angeles<br />
~The Guru Singh Global Community ~</p>
<p>Please Forward This To Everyone You Know<br />
This email was sent to you by:<br />
The Guru Singh Global Community Team<br />
Yoga West<br />
1535 S. Robertson<br />
Los Angeles, CA 90035<br />
www.gurusingh.com<br />
www.yogawestla.com</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gianni Giotta, pioniere del caffè espresso nel Far West</title>
		<link>http://www.patriziasanvitale.com/storie-usa/gianni-giotta-pioniere-del-caffe-espresso-nel-far-west/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 15:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie Usa]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>

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		<description><![CDATA[
È sabato mattina  e tira vento a San Francisco. Le raffiche sbattono la pioggia sulle vetrine dei negozi di North Beach, il quartiere italiano e cuore letterario della città,  al confine tra Chinatown, il Distretto finanziario  e l’Embarcadero. La pioggia non risparmia City Lights, la libreria che Lawrence Ferlinghetti, poeta, editore ed esponente di punta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-174" title="Gianni Giotta e Patrizia Sanvitale al Caffè Trieste; San Francisco 22 giugno 2002" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2009/04/gianni-e-patrizia-web-519x530.jpg" alt="Gianni Giotta e Patrizia Sanvitale al Caffè Trieste; San Francisco 22 giugno 2002" width="519" height="530" /></p>
<p><strong>È sabato mattina  e tira vento a San Francisco.</strong> Le raffiche sbattono la pioggia sulle vetrine dei negozi di North Beach, il quartiere italiano e cuore letterario della città,  al confine tra Chinatown, il Distretto finanziario  e l’Embarcadero. La pioggia non risparmia <em>City Lights</em>, la libreria che Lawrence Ferlinghetti, poeta, editore ed esponente di punta della <em>Beat Generation</em>, apre nel 1953 al 261 di Columbus Avenue, la via principale di North Beach, appena passata Broadway.  Subito diventa il ritrovo di artisti e letterati e tuttora è una delle librerie e case editrici più famose al mondo. Di qua sono passati tutti gli scrittori della generazione perduta: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Borroughs, Neal Cassidy.<br />
A mezzogiorno, dopo aver comprato una mezza dozzina di libri, ho una voglia di caffè che mi porta via. Un espresso vero, intendo dire, non un surrogato qualsiasi. Attraverso la strada, prendo una salitina, incrocio Grant Avenue e proprio all’angolo, al 609 di Vallejo Drive, mi imbatto nel <a href="http://www.caffetrieste.com/" target="_blank"><em>Caffè Trieste</em></a>. Entro, mi faccio largo tra i turisti, ordino un espresso e, sempre in inglese, chiedo: questo locale ha un nome di fantasia o il proprietario era di Trieste? La signorina che serve al banco mi guarda fisso negli occhi e poi mi dice: <em>Mio nonno xe de vizin de Trieste.  Lei la xe de Muggia? No, de piazza Garibaldi</em>, dico io. Good, bene. <em>Nono xe de Rovigno</em>. Per un attimo rimango senza parole. È evidente che la ragazza, da dietro la macchina dell’espresso, sta controllando la veridicità delle mie origini.  <em>Nono non xe qua, el vien dopo pranzo per el conzerto dele due</em>, aggiunge in un triestino un po’ arrugginito. Concerto? <em>Si, semo una famia de cantanti.  I vien de tute le parti per scoltarne.  Arie de la Bohème ma anche canzoni country&amp;western</em>. Voglio conoscere suo nonno, dico. <em>Se la spetta,  lo ciamo a casa.</em> Confabulano al telefono, il nonno mi vuole parlare &#8211; in dialetto, naturalmente &#8211; e quando capisce che, per davvero, vengo da Trieste, la sua gioia diventa incontenibile. <em>Femo l’intervista prima del conzerto. Va ben tra un’oreta? D’accordo</em>. Vado in albergo a prendere il registratore e torno. <span id="more-173"></span><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il nonno, gran patron del Caffè Trieste è Gianni Giotta, nato a Rovigno, classe 1920.</strong> “Ferlinghetti è stato il mio primo cliente”, racconta. “Ci venivano  anche Rosenberg, Ginsberg e gli altri poeti della Beat generation. Discutevano seduti là, a quel tavolo d’angolo. Sono loro che hanno contribuito a farmi diventare famoso. Francis Ford Coppola, il regista, è stato pure lui mio cliente. Quando la sua casa cinematografica aveva  sede su Columbus Avenue, due strade più sotto, ogni mattina, per sei mesi, era qui a lavorare alla sceneggiatura de <em>Il Padrino</em>”. E Ferlinghetti, cosa mi dice di lui? “Anche lui a volte scriveva”. Ci viene ancora? “Sempre, anche se non più tutti i giorni. Mi aiuta a mettere insieme le mie memorie. Siamo come fratelli, io sono del ’20 e lui del ‘19. Gli dico: guarda, siamo due vecchi, ormai”.<br />
Ma qual è la storia di questo caffè che è citato in tutte le guide di San Francisco? “Quando cominciai, era il 1956, il mio era l’unico bar degno di questo nome in tutto l’Ovest americano. Allora servivo solo caffè nero in tazzina, rari i macchiati.  La clientela, infatti, era soprattutto italiana. Solo più tardi è arrivato qualche timido americano”. A quel tempo Gianni non spiccica una parola di inglese ma, con la sua personalità estroversa, incanta quelli che entrano per caso nel suo locale. Tanto che ora è, per tutti, papa Gianni. Papa senza accento, proprio come Hemingway.<br />
La prima macchina da caffè è una Gaggia, col tempo sostituita da una Cimbali. Quanto alla miscela, Giotta la compera pronta. “Era buona, ma un giorno mio figlio Fabio ebbe l’idea di aprire una torrefazione.  Detto, fatto. Chiamai in Germania e ordinai questa macchina che allora era all’avanguardia anche se impiegava mezz’ora a tostare venticinque chili di caffè. Ma ci sono affezionato: sta qui nel retrobottega da trent’anni”.<br />
Quando il lavoro comincia a rendere bene, Gianni ne compra un’altra più potente e, dopo qualche anno, apre un vero e proprio stabilimento industriale che gli permette di fornire 200 locali con le sue 25 miscele: quelle per l’espresso e il cappuccino vanno forte, ma anche i mix aromatici sono molto richiesti. All’inizio Fabio &#8211; il più giovane e l’unico “americano”, nato a San Francisco nel 1962 – intruglia e Gianni assaggia. Il Caffè Trieste diventa così un affare di famiglia e vi lavorano figli e nipoti. Nel 1978 Gianni apre un bar-pizzeria sul lungomare di Sausalito, un quartiere dall’altra parte della baia, al di là del Golden Gate, da dove si può godere una splendida vista su San Francisco.<br />
Trent’anni dopo, Gianni è più famoso che mai, e non solo per i macchiati o i cappuccini. La sua è, infatti, anche una famiglia di musicisti: figli e nipoti cantano e suonano diversi strumenti e si esibiscono da soli o in gruppo in sale importanti della California del Nord, tra cui la San Francisco Opera e il Palace of the Fine Arts. “Siamo molto orgogliosi di essere stati invitati a dare un concerto al party organizzato in onore di Luciano Pavarotti”, tiene a precisare. “E sono trent’anni che, ogni sabato pomeriggio, ci esibiamo al Caffè Trieste: io, mia moglie, mia figlia Sonia che ha 57 anni e che ci aiuta al banco, mia nipote Ida e un gruppo di amici. Di qua, poi, sono passati tanti personaggi famosi, italiani e non. Come Gianni Morandi, Milva, Michael Douglas, Vincent Price e tutti gli altri che sono immortalati nelle fotografie appese alle pareti. Perché questo posto non è di lusso, ma piace a tutti. Gli americani mi dicono: <em>papa Gianni, do not change anything. If you change, you won’t see me anymore.</em> (Papà  Gianni, non cambiare nulla perché, se cambi il locale, non mi vedi più).  E così rimarrà finché sarò vivo io”.</p>
<p><strong>Gianni Giotta è una forza della natura </strong>e il suo entusiasmo è travolgente anche quando parla dei tempi duri della sua infanzia.  “Il mio primo ricordo risale a quando avevo sei anni. Papà mi diceva sempre: sei intelligente, non serve che vai a scuola. Vieni con me, dobbiamo far su almeno due chili di pesce, e comperare polenta e fagioli. Mi faceva remare ma ero così piccolo che doveva mettermi una scatola sotto i piedi per alzarmi un po’”. E continua: “C’era grande miseria in giro. Eravamo quattro figli e papà aveva una barchetta di cinque metri, pescava con la lampada e la rete. Io non ho potuto studiare, mi sono dovuto arrangiare. Però, per quel poco di scuola che ho fatto, ero il migliore” &#8211; ride &#8211; “sono stato due volte in prima elementare, due in seconda, due in terza e due in quarta”.<br />
A quattrodici anni va a Trieste, dove vive un cugino, e comincia a navigare. “Mi imbarcai sul Conte Verde, una nave passeggeri da 21mila tonnellate. Facevamo lunghi viaggi: da Trieste fino a Shanghai, a HongKong. Quaranta giorni di traversata.  Ero diventato un pirata. Guadagnavo 250 lire al mese, ero contento. Non ero più scalzo finalmente e portavo scarpe di lusso. Comprai pure un bellissimo cappotto e un Borsalino”. Giotta, però, non si monta la testa. Una volta l’anno torna a Rovigno dalla famiglia, va a pescare con il padre, insieme comprano pane e sardoni salati e vanno a bere un bicchiere di vino. “Un giorno avevo voglia di stare a casa, ma papà insistette perché andassimo allo spaccio, un locale piccolo in questa Rovigno con le case piccole e tutte attaccate.  Decido di accontentarlo. Entro e vedo una ragazza così bella che rimango con gli occhi spalancati. È stato il più bel momento della mia vita. Da allora, e per un mese di seguito, andai tutti i giorni in osteria a bere un bicchiere finché la conquistai. Sono passati 62 anni da quando l’ho sposata e sono felice di vivere con un angelo”.<br />
Di lì a poco, però, scoppia la guerra e Gianni è prima militare a Pola, poi marinaio sulla Volturno, dove rimane 36 mesi. “Finita la guerra, ci misi un mese ad attraversare  l’Italia a piedi e quando arrivai a Rovigno trovai la città in mano ai tedeschi: volevano che combattessi contro la mia gente. Niente da fare. Per fortuna accadde un miracolo: arrivarono i partigiani e ci liberarono. Una notte  scappammo in una ventina e ci unimmo a loro”.<br />
Nel 1947 Gianni Giotta, con moglie e due figli, lascia Rovigno e fino al 1951  lavora al Cantiere San Marco di Monfalcone, al servizio marinaresco. “Nel novembre del ’51 aprirono l’esodo e ci imbarcammo a Trieste per New York, via Napoli e Brema”. A New York Gianni trova dei rovignesi che gli suggeriscono di tentare la fortuna in California. Prima tappa: Dana Point, vicino a San Clemente, nella California del Sud, dove lavora in un’impresa di costruzioni per un dollaro l’ora. “Ma, pur nella disperazione, non avevamo perso lo spirito. Il buon Dio ha regalato a me e a mia moglie una bella voce e così, il sabato sera, organizzavamo dei concerti. Cantavamo arie della Tosca e della Bohème, che sono ancora le mie favorite”.<br />
La vita comincia a dare qualche soddisfazione, ma alla signora Ida non piace Dana Point, vuole trasferirsi a San Francisco. “Le dicevo: <em>no xe schei. Cosa fazemo lassù</em>?” I Giotta, però, finiscono con l’andare a vivere a San Francisco. Poco dopo, è il 1956, Gianni apre un bar e lo chiama Caffè Trieste.<br />
Gianni Giotta si sente un novello Cristoforo Colombo. “Ho sofferto momenti terribili, lasciavo un mondo che conoscevo per andare lontano dove non sapevo cosa avrei trovato. Ma io volevo fare meglio, volevo progredire”. E da quando si trasferisce a San Francisco ospita i parenti che vogliono  tentare la grande avventura. “La mia era la casa dei ben arrivati”, dice con orgoglio.<br />
Torna spesso dalle nostre parti? Almeno una volta l’anno. Quando arrivo, vado a bere un caffè alla torrefazione di piazza Goldoni e poi corro a Rovigno, dove ho una casa da cui vedo il mare.<br />
Signor Gianni, la preoccupa la concorrenza delle grandi catene di caffè che sono sorte un po’ ovunque negli Stati Uniti? “No, siamo felici come siamo. Il nostro nome e le nostre miscele vanno forte. Lo dimostra il fatto che tutti, europei, americani, giapponesi, vogliono intervistarmi”. Il suo segreto? “Comprare i chicchi migliori , tostarli per mio conto e preparare ogni caffè come se lo dovessi bere io”.<br />
Il concerto sta per cominciare. Perché, prima di lasciarsi, non ci facciamo una cantatina noi due da soli qui, nel retrobottega? A microfono spento, Gianni e io intoniamo: <em>Trieste dormi, che il mar se movi appena, le stelle brillano e le te fa sognar. E se sta notte, ciapo una sirena, mi te la vojo domani a regalar.</em> La voce di Gianni Giotta è ancora perfetta ed è lui a guidare il singolare duetto.<br />
Dopo i saluti e le foto di rito, con il registratore sotto il braccio vado da <em>City Lights</em> a ritirare i libri che avevo lasciato in deposito. Chiedo di Lawrence Ferlinghetti e mi dicono che non c’è, che è in vacanza in Italia. M’incammino verso l’Embarcadero e, non appena sono in cima alla collina, ecco aprirsi davanti a me l’oceano Pacifico. C’è calma di vento, l’aria è tiepida e non piove più. Forse è una fissazione, forse è la luce – come scrisse Ferlinghetti,  … <em>the light of San Francisco is a sea light / an island light</em> …, la luce di San Francisco è una luce di mare / una luce da isola &#8211; forse è quella canzone che mi ronza nell’orecchio, ma ho Trieste nel cuore.</p>
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		<title>From Food to Book</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 20:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<title>L&#8217;altro deserto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 14:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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È un deserto con un’oasi di mille palme e una sola duna. Ha la sabbia, ma non è dorata. È, invece, disseminato di montagne, canyon, colline, rocce e cactus spinosi. È Anza-Borrego. Per i californiani, è “l’altro deserto”. Più caldo di Death Valley, meno conosciuto e meno frequentato di Palm Springs. Un deserto per gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-139" title="Anza Borrego State Park, California" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2009/03/anza2-300x225.jpg" alt="Anza Borrego State Park, California" width="300" height="225" /></strong></p>
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<p><strong>È un deserto con un’oasi di mille palme e una sola duna</strong>. Ha la sabbia, ma non è dorata. È, invece, disseminato di montagne, canyon, colline, rocce e cactus spinosi. È Anza-Borrego. Per i californiani, è “l’altro deserto”. Più caldo di Death Valley, meno conosciuto e meno frequentato di Palm Springs. Un deserto per gente vera. Una terra vasta e affascinante che rivela il suo carattere solo a chi lo affronta con coraggio, umiltà e rispetto, e voglia addentrarsi &#8211; a piedi con lo zaino in spalla, in sella a una mountain bike o, più comodamente, alla guida di una jeep a quattro ruote motrici &#8211; tra gli ottocento chilometri di strade e sentieri sterrati che lo attraversano in lungo e in largo. A questi viaggiatori, e solo a questi, riserva i suoi segreti più preziosi.</p>
<p><span id="more-137"></span><strong>Inospitale per gran parte dell’anno, Anza-Borrego è un laboratorio naturale di flora e fauna </strong>in cui l’impatto umano e tutto quello che di solito si trascina dietro – alberghi, piscine, campi da tennis e campi da golf &#8211; è minimizzato e contenuto nella zona meno attraente del parco. Che è il più grande della California, uno dei maggiori del nord America.<br />
Anza-Borrego si trova a sud est di Los Angeles e a est di San Diego, chiuso a occidente da Monte Palomar &#8211; sede dell’osservatorio più famoso degli Stati Uniti -  a oriente da Salton Sea &#8211; il lago più grande della California &#8211; e, sotto, dal confine messicano. A primavera, tra marzo e maggio, dopo le piogge invernali – quando e se ci sono &#8211; la terra bruciata rinasce a nuova vita. Ed  è tutto un’esplosione di colori: dal verde tenero dei cespugli delle effimere, al giallo dei fiori di cactus, all’arancione dei papaveri, al rosso degli ocotillos. Gli ultimi fiori a morire prima dell’arrivo del caldo torrido dell’estate sono quelli di agave, aloe e opuntia.<br />
La geologia del deserto è affascinante tanto quanto il suo ecosistema. Millennio dopo millennio, una rete di faglie terremotali hanno sconquassato, appianato e rimodellato il terreno, ridefinendo di volta in volta il paesaggio. Le piogge, poi, hanno lentamente scavato il suolo &#8211; frantumato dalle scosse violente dei sismi – formando  costoni alti e ripidi, gole profonde e canyon frastagliati, come i leggendari Borrego e Carizzo  Badlands, dove si incanala il vento del deserto. Il vento secco  più caldo d’America.<br />
Un deserto, questo, che è sempre stato amato, nonostante il clima ostile e l’escursione termica che, d’inverno, raggiunge anche i quaranta gradi centigradi tra il giorno e la notte. Amato dagli indiani che lo abitavano già in tempi preistorici e dai viaggiatori odierni che si sentono attratti dalle sue lande desolate. Qui è dove si combatte la battaglia per cercare di salvare i Bighorn Sheep, i mufloni che, se ci addentra nel parco, si può ancora avere la fortuna di incontrare.<br />
Dichiarata specie in pericolo nel marzo 1998, il Peninsula bighorn sheep è oggetto di intensi studi. Sin dal 1992, biologi specializzati assunti per seguire da vicino la vita di questi animali selvatici, hanno legato al collo degli ultimi esemplari – prede ambite dei leoni di montagna – delle microradio, per poterli tenere continuamente sotto controllo, contare, localizzare e, eventualmente, curare. Ma, nonostante l’impegno, la popolazione delle pecore dalle corna ad anello si sta riducendo a qualche centinaia di capi e sta per scomparire. “Un po’ come succede quando si prende in mano della sabbia e questa scivola lentamente dalle pieghe della dita prima che tu te ne accorga, anche se ti ostini a tenere il pugno chiuso”, racconta Mark Jorgensen, un’autorità nel campo dei mufloni.<br />
Nel parco – più di seicento mila acri – vive una eccezionale varietà di insetti, uccelli e animali che si sono adattati ai diversi habitat che offre il deserto. Il silenzio – irreale per chi arriva dal fracasso delle metropoli – è interrotto dal canto degli uccelli selvatici dalle piume sgargianti, instancabili mangiatori di insetti; da passeri, cornacchie, poiane, falchi e sparvieri. Nessun suono arriva, invece, dal pozzetto vicino al Visitor Center, dove nuotano i pupfish, i pesci-cucciolo, sottratti alle acque troppo saline di Salton Sea. Per il resto, lepri e lucertole spuntano dalla sabbia solo all’alba e al tramonto, soprattutto intorno ai campeggi.</p>
<p><strong>Il più temerario è il roadrunner, il bip-bip dei cartoni animati </strong>che, incurante degli aerei che atterrano al minuscolo aeroporto locale, attraversa la pista sculettando sotto il sole cocente, e ti aspetti di veder spuntare il suo “nemico” storico, il povero bistrattato coiote con la coda a motorino, ma poi ti rendi conto che questo accade solo in televisione. I coiote, quelli veri, sono animali notturni, amano la spazzatura e mai si aggirerebbero per i canyon o gli aeroporti a mezzogiorno. Meglio stare nei dintorni di Borrego Springs, il villaggio semiaddormentato che si trova all’interno del parco, come un buco in una ciambella, avvolto dalla brezza infuocata che fa muovere le palme a ventaglio – le fanpalms, le uniche originarie della California, le stesse  di Palm Canyon Trail, una delle poche oasi rimaste nel sud-ovest degli Stati Uniti e una delle più grandi del nord America, alimentata  da un piccolissimo corso d’acqua che scende dalle San Isidro Mountains &#8211; e il loro verde è così brillante che contrasta vistosamente con il rosso e il grigio dei canyon che la circondano.<br />
Nel parco di Anza-Borrego, ci sono angoli naturalistici da scoprire in ogni direzione e non ci vuole niente per ritrovarsi da soli in un immenso, indisturbato deserto, senza vedere o sentire niente che appartenga alla cosiddetta civiltà. Come a Font’s Point, dove colline corrugate e lande desertiche che una volta erano il letto di un lago primordiale, si allargano in forme e colori mai visti altrove. In lontananza si vede luccicare Salton Sea, il lago salato, e sembra un miraggio. Scherzi della rifrazione della luce. E quando la notte si riappropria del deserto, grazie all’aria tersa e alla mancanza di luci artificiali nei dintorni, sembra di poter tenere tra le mani Andromeda, sepolti da una pioggia di stelle.<br />
Salton Sea è il più grande lago della California, situato 70 metri sotto il livello del mare, un vero e proprio rifugio per 4 milioni di uccelli di 350 specie diverse. Fu creato per errore nel 1905, quando il Colorado River ruppe gli argini troppo deboli di alcuni canali di irrigazione dell’Imperial County, formando un bacino d’acqua di più di 1000 chilometri quadrati e profondo, al centro, 14.5 metri. Il suo contenuto salino è 45.000 mg per litro, molto superiore a quello dell’oceano Pacifico, e continua a aumentare di 700 mg per litro l’anno. Questo accade perchè il bacino del lago non ha un emissario e le acque che incamera passano attraverso terre ad alto contenuto salino.</p>
<p><strong>Un altro dei gioielli di Anza-Borrego Park è Glorieta Canyon,</strong> a soli 20 minuti di macchina da Borrego Springs. Il canyon sale gradatamente dal deserto verso le rocce di Pinyon Ridge, dove si cammina tra fiori selvatici e tracce pittoriche lasciate sulle rocce dagli indiani seminomadi che popolavano la zona qualche secolo fa.<br />
Per gli abitanti di San Diego, Anza-Borrego è il deserto d’elezione, come per i losangelini lo è Palm Springs, una delle località di villeggiatura e residenziali preferite dal bel mondo hollywoodiano, ma che cinquant’anni fa era desolato come lo è ancora, e per fortuna,  Borrego Springs.<br />
Palm Springs ha goduto, o sofferto, a seconda dei punti di vista, della vicinanza con Los Angeles. Oggi è praticamente un immenso agglomerato di campi da golf per la cui irrigazione si pompano milioni di metri cubi di acqua al giorno, tanto che il clima della regione, una volta estremamente secco, è drasticamente cambiato. A Palm Springs c’è il più alto tasso di ricchezza di tutta la California. Qui hanno vissuto Frank Sinatra e l’ex presidente degli Stati Uniti Gerald Ford. C’è però, oggi come allora, chi rifugge dal glamour patinato di Palm Springs e preferisce la solitudine ruvida di Borrego Springs. Nei mitici anni Cinquanta, poi, Borrego Springs era veramente una landa selvaggia, contava un solo albergo, l’Hoberg Resort, dieci stanze e una piscina formato cinerama, circondato da palme a ventaglio, che oggi è stato restaurato e riportato all’antico splendore dopo decenni di oblio, con il nome di The Palms at Indian Head.<br />
È passato mezzo secolo, e niente o quasi è cambiato da queste parti. A Borrego Springs continua a fare più caldo che a Palm Springs, a Death Valley, al resto della California e al resto degli Stati Uniti. Gli alberghi sono diventati tre, ma la gente è sempre la stessa, ama il deserto vero, ha la pelle corrugata, è gentile e cordiale, vive nelle roulotte Airstream parcheggiate da anni nello stesso posto, e conserva ruoli ben definiti: le donne fanno le cameriere o le commesse nell’unico spaccio della città e gli uomini riparano motori intasati dalla sabbia o fanno i benzinai. E tutti si preoccupano che tu abbia nel bagagliaio una riserva d’acqua per sopravvivere tre giorni, nel caso non tanto remoto che ti perda nel deserto e gli aiuti non arrivino prima di allora.<br />
La sete, qui, è un brutto segno, è il segno della disidratazione, e i liquidi vanno bevuti a piccoli sorsi, a intervalli regolari e, comunque, prima di sentir seccare le labbra, perchè potrebbe già essere troppo tardi. Il deserto non perdona.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-149" title="L'osservatoio astronomico di Palomar si trova nei pressi del deserto di Anza Borrego" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2009/03/palomar-300x200.jpg" alt="L'osservatoio astronomico di Palomar si trova nei pressi del deserto di Anza Borrego" width="300" height="200" /></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>A ridosso del Parco nazionale di Anza-Borrego c&#8217;è il più famoso osservatorio astronomico degli Stati Uniti: Palomar. </strong>Per raggiungerlo, in circa due ore da Borrego Springs, si prende la California Highway 76 e la County Road S6, una strada di montagna ripida e ventosa che porta direttamente all’osservatorio.<br />
Qui è dove gli scienziati lavorano per risolvere enigmi e curiosità vecchie quanto l’uomo. Come si sono formati il sole e i pianeti? Come nascono, si evolvono e muoiono le stelle? Qual è l’età della Via Lattea? Quanto è vecchio  l’universo, come si è plasmato e qual è il suo destino?<br />
Palomar è formato da una cupola rotante da 1.000 tonnellate, una struttura di altre 530, e da un telescopio il cui solo specchio pesa 14.5 tonnellate: è il telescopio Hale, dal nome dell’astronomo George Ellery Hale che, nel 1928, riuscì a ottenere dall’International Education Board, una delle istituzioni a scopo benefico del magnate Rockfeller, i fondi per costruire un avveniristico telescopio da 5 metri di diametro. Per trovare il luogo adatto alla costruzione dell’osservatorio che lo avrebbe ospitato, furono fatti diversi test per valutare le condizioni atmosferiche più adeguate che richiedevano poco inquinamento, poca illuminazione nei paesi circostanti, nessuna città nel raggio di cento o più chilometri.<br />
Finalmente, nel 1934, fu identificato Palomar Mountain come sede ideale per ospitare l’osservatorio e il nuovo apparecchio, il cui specchio fu ultimato nel dicembre di quell’anno e che, per la cronaca, impiegò otto mesi per raffreddarsi completamente. I lavori di costruzione muraria inziarono subito dopo e furono completati nel 1941, anno dell’intervento in guerra degli Stati Uniti. Il secondo conflitto mondiale ritardò la lucidatura della superficie riflettente, che potè iniziare il suo viaggio in treno dalla sede del Corning Glass Works nello Stato di New York, dove era stata realizzata, verso Palomar Mountain, solo il 18 novembre 1947. Il telescopio entrò in funzione l’anno successivo e, da allora, è stato costantemente aggiornato e riqualificato per effettuare misurazioni sempre più precise e sofisticate.<br />
L’osservatorio di Palomar è aperto tutto l’anno, con l’eccezione del 24 e 25 dicembre. La sala contenente il telescopio Hale si puo’ visitare tra le 9 e le 16.</p>
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