Obama, Vettel, Aung San Suu Kyi e il sorriso di Dio
Il sorriso comunica. Obama non fa che mostrarci il suo, a 32 denti, sinceramente cordiale, ma stereotipato: un vademecum per tutte le occasioni e buono per qualsiasi capo di stato anche se l’economia precipita, i morti in Afghanistan si contano a ciuffi e la Cina non rispetta i dirritti civili.
C’è il sorriso irresistibile e incredulo di Sebastian Vettel sul podio della vittoria del circuito automobilistico di Abu Dhabi: a 23 anni è il più giovane pilota ad aver mai vinto il campionato del mondo. E c’è quello che un clown strappa ai figli dei minatori cileni rimasti intrappolati per 69 giorni a 600 metri di profondità nella ormai tristemente famosa miniera di oro e rame a San Josè. Ma c’è anche Il sorriso di Dio, il sottotitolo della fiction su Papa Luciani e i suoi 33 giorni di regno – pochi ma sufficienti per spiegarci che Dio, proprio lui, potrebbe essere donna, e scontare le sue tesi rivoluzionarie finendo morto ammazzato.
C’è poi il sorriso di Aung San Suu Kyi – l’attivista birmana leader dell’opposizione al regime del suo Paese, premio Nobel per la Pace, liberata sabato 13 novembre dopo diverse condanne che l’hanno costretta per 15 anni agli arresti domiciliari, mai abbandonata dai suoi sostenitori e dall’esercito di zafferano dei monaci buddhisti.

Il suo sorriso è dolce, misurato e sereno: lei, la minuta Aung, è più forte della dittatura militare a cui, appunto, non ha bisogno di fare smorfie denigratorie: è il governo stesso a essersi squalificato dinanzi al mondo. Ma di fronte a questa donna piccina e fiera noi, sprofondati sul fondo delle nostre certezze, nella poltrona di una casa accogliente, proviamo un’emozione tanto sottile quanto profonda, capace di far vacillare le nostre difese e i radicati convincimenti che non ci schiodano di là.
Il sorriso della bella Aung è corroborante e riscalda il cuore. Ma è anche severo. Dice: alza il sedere e difendi i tuoi diritti. Sei grande e grosso abbastanza da potercela fare. Non limitarti a commentare gli errori dei politici al bar di quartiere o a firmare petizioni via internet. E ricordati di sorridere. L’allegria è contagiosa anche se a volte stupida, la felicità dura lo spazio di un respiro, ma il sorriso rimane, pervade te stesso prima dell’altro. È la carezza di una mente pura.
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