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Bob Dylan, lo Zen e Blowin’ In the Wind.

9 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

«Per quelli della mia generazione (classe 1953), Bob Dylan fu un’apparizione. Non ce ne rendemmo conto subito, ma rappresentava la perfetta incarnazione Zen. Con il suo stile di vita e le sue canzoni ha tracciato un percorso ideale, lo sappia o meno, lo volesse o meno. (..) Del guru-menestrello potrei affermare ciò che Nietzsche disse di Schopenhauer: “Lo capii come se avesse scritto per me, per esprimermi in modo immodesto e folle”. La beat generation aveva finalmente il suo bardo».

The Freewheelin Bob Dylan

«Lo Zen non dà risposte. Chiunque tenti di replicare si distoglie dalla domanda, senza prenderla seriamente. Lo Zen è come Heidgger: Cos’è la metafisica? È un interrogativo senza risposta. (…) Qual è il significato della vita, del Buddha, dello Zen? (…) L’intellettualismo non può risolvere le questioni fondamentali dell’esistenza. È questo il necessario preambolo a Blowin’ In the Wind inserita nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan (1963). (…) “Quante strade deve percorrere un uomo / prima che lo si possa chiamare uomo / sì, e quanti mari deve attraversare una bianca colomba / prima di poter dormire sulla sabbia / sì, e quante volte devono volare le palle di cannone / prima di essere bandite per sempre?”. La risposta soffia nel vento. È sempre la stessa, e indica la caducità delle cose».

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