L’arte dell’esistenza
Individuare, comprendere, assaporare la bellezza prima che sia troppo tardi: questo è il problema. Un interrogativo che risale alla notte dei tempi quello che si pone John Armstrong – filosofo educato a Oxford e autore di Il potere segreto della bellezza – poco più che quarantenne, scozzese di Glasgow felicemente trapiantato in Australia, dove insegna all’Università di Melbourne. Perché essere consapevoli della bellezza che ci circonda o in cui talvolta ci ritroviamo, potrebbe aiutarci ad apprezzare ogni piccola cosa che ci regala la vita. Anche perché la domanda principale: cos’è la bellezza? se ne porta dietro molte altre: perché è importante? qual è il suo fascino? e il suo mistero? qual è il suo potere? John Armstrong riesce nell’intento di spiegarcelo, più che a parole, con esempi. Suggerendo l’ascolto di un brano musicale, la lettura di un testo, l’osservazione di un dipinto, la visita a una villa palladiana, passando elegantemente dal filosofo greco Plotino al filosofo del Settecento tedesco Immanuel Kant; dal poeta tardo romantico Heinrich Heine al semiologo francese Roland Barthes.
«L’esperienza della bellezza», scrive Armstrong, «consiste nel constatare che un valore spirituale (verità, felicità, ideali morali) è a suo agio in un contesto materiale (ritmo, linea, forma, struttura) e lo è in un modo tale per cui, quando osserviamo l’oggetto, le due cose ci sembrano inseparabili. Essere umani significa avere esperienza della vita in due maniere: fisica e spirituale (…). Dunque l’esperienza della bellezza è un riflesso, per così dire, di ciò che significa essere umani». (…)
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