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Nastradamus i cosmetici e le conserve

29 aprile, 2009 | Scritto da patrizia | Categoria: Storie di cucina

nostradamus

Michel de Nostredame, in arte Nostradamus, è conosciuto per le sue Centurie Astrologiche che da cinquecento anni a questa parte vengono consultate ogniqualvolta accade un evento straordinario che sembra sia stato già predetto e previsto dal più famoso veggente della storia. Eppure Nostradamus detestava gli astrologi e li trattava da barbari idioti. La sua vera passione erano le pozioni, i filtri d’amore e le ricette di marmellate che, raccolte in un libretto, dedicò  alla “magnificenza illustrissima di una grande principessa”, ovvero Caterina dei Medici, regina di Francia.

Nostradamus

Alle sei di sera del primo giorno di aprile dell’anno di Grazia 1552, Michel de Nostredame, dottore in medicina, siede al suo scrittoio che si riflette nelle ampolle di vetro del laboratorio di Salon de Craux in Provenza. Qui, nel suo gabinetto scientifico, porta a termine la compilazione di un manoscritto in due parti dove narra di cosmetici e profumi, sciroppi e confetture, frutto di rigorosi esperimenti eseguiti presso i più famosi speziali dell’epoca e di approfondite ricerche svolte nelle più importanti biblioteche di Francia e d’Italia.
Michel de Nostredame, medico, scienziato, filosofo, studioso di letteratura greca e latina, altri non è che Nostradamus, meglio conosciuto per le sue profezie, quelle Centurie Astrologiche scritte in quartine che da cinquecento anni vengono tradotte in tutte le lingue e che si consultano ancora oggi ogniqualvolta accade un evento straordinario. Proprio quel Nostradamus che, se pur considerato il più famoso veggente di tutti i tempi, tratta gli astrologi come barbari idioti.
Michel de Nostredame nasce nella cittadina francese di Saint-Rémy-de-Provence nel 1503 da una famiglia di agiati commercianti ebrei convertiti al cattolicesimo. Frequenta scuole esclusive e, fin da bambino, viene iniziato dal bisnonno ai misteri della matematica, del movimento degli astri e della cabala ebraica. Nel 1521, a 18 anni, parte per un viaggio d’istruzione e studia le proprietà delle erbe medicinali e le tecniche per preparare unguenti e composti. Nel 1529, al suo rientro,  si iscrive nuovamente alla facoltà di medicina dell’università di Montpellier, la più famosa di Francia. Tra i suoi compagni c’è François Rabelais, che diventerà famoso come autore di Gargantua e Pantagruele, una satira minuziosa sui costumi dell’epoca e pietra miliare della moderna letteratura.
Nostradamus ha probabilmente conosciuto anche Teofrasto Bombasto von Hehenheim, meglio noto con il nome di Paracelso, tedesco, medico alchimista, filosofo e docente di medicina all’università di Basilea, in Svizzera. Paracelso è convinto che la natura sia in grado di trasmettere all’uomo gli influssi cosmici, tanto che individua delle nuove corrispondenze tra corpo umano e pianeti (Sole-cuore, Luna-cervello, Venere-reni) e afferma che per curare bene un malato bisogna conoscere anche il suo oroscopo.
Nel 1549 Nostradamus si stabilisce definitivamente  a Salon de Provence, non lontano da Avignone, la città dei papi, dove si risposa con una vedova che gli darà sei figli. Da allora non smette di pubblicare le sue portentose predizioni. Ma è il 1555 l’anno più straordinario della sua vita: dà infatti alle stampe il primo libro delle Centurie e Caterina II, regina di Francia, lo vuole alla corte di Parigi. Il medico e scienziato Michel de Nostredame è all’apice del successo e le sue doti profetiche sono unanimamente riconosciute.

Caterina II è la fiorentina Caterina de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico, figlia del duca d’Urbino e moglie di Enrico II di Francia. Siamo nel Cinquecento, il secolo eletto del Rinascimento artistico e letterario e i Medici, ricchissima famiglia di banchieri che, nel corso del tempo, ha regalato al Vaticano vescovi e papi, non sono così religiosi come si potrebbe credere. Caterina, da parte sua, è molto superstiziosa e non riuscirebbe a vivere senza circondarsi di maghi e veggenti. Da quando, ragazza, aveva ammirato nel palazzo di famiglia l’affresco in cui Benozzo Gozzoli aveva ritratto Lorenzo il Magnifico a cavallo tra il seguito dei Re Magi e dopo che a Santa Maria Novella, a Firenze, il Botticelli aveva dipinto per i Medici “L’adorazione dei Magi”, Caterina crede che le vicende dei Tre Re siano riconducibili alle scienze occulte, all’astrologia e all’alchimia piuttosto che alle sacre scritture. La leggenda vuole infatti che Baldassarre, Gaspare e Melchiorre fossero arrivati a Betlemme dal vicino Oriente guidati da una stella molto luminosa e che fossero seguaci del mazdeismo, una dottrina fondata proprio nell’antica Persia da Zoroastro, il quale predicava che dio si nascondeva sotto il simbolo del fuoco.
Angosciata dal desiderio di decifrare gli enigmi degli astri, la regina di Francia chiama a corte Nostradamus. Di lui si fida, a lui chiede previsioni per il suo regno e quello dei figli. Per lei l’astrologia è la scienza del futuro e, quindi, la dottrina dei potenti, quella che aiuta i re a conservare i loro diritti e a esercitarne la supremazia. Tanto che nell’autunno del 1564, nel bel mezzo dell’epidemia di peste che aveva colpito Salon, Caterina decide di incontrare Nostradamus: vuole chiedergli quale sarà il destino di Enrico d’Angiò, il terzo dei suoi figli maschi. Incurante del contagio, Caterina si reca nel suo studio: Nostradamus la riceve vestito con una tunica di velluto nero: è invecchiato, ha il viso devastato dalle rughe. La gotta che lo affligge  gli impedisce di muoversi ma non di concentrarsi sulle sue profezie. Enrico d’Angiò, dice il veggente, salirà sì al trono di Francia però a lui succederà il cugino Enrico di Navarra. La profezia che, sarebbe stata confermata dal disegno che alcuni nei formano sul corpo del principe, in tutto simile a una figura astrale, rimbomba come un’esecuzione: la fine della dinastia dei Valois è vicina. Ancora una volta Nostradamus era stato capace di leggere nelle stelle il destino della Francia. Per salvare le sorti del regno, a Caterina non rimane che indurre la figlia Margherita a sposare il cugino Enrico di Navarra.
La “regina nera”, così i francesi chiamavano Caterina, muore a Blois il 5 gennaio 1589, la vigilia dell’Epifania, la festa dei Magi. Giorno nefasto, questo, per la famiglia Medici che, nel corso degli anni, sempre in occasione dell’Epifania, ha visto la morte per mano violenta di diversi componenti della famiglia.
Caterina II passerà alla storia per essere stata non solo la moglie di Enrico II di Francia e, dopo la sua morte, regina lei stessa, ma anche madre di tre re – Francesco II, Carlo IX, Enrico III. È  pure l’ideatrice della “Rivoluzione del 1533”, un’insurrezione silenziosa ma di grande valore politico che segnerà, a suo modo, la storia. Un giorno, stanca dei menù di tradizione medievale che andavano di moda a Parigi, Caterina insorge contro le usanze delle cucine di corte, impone i metodi più moderni della gastronomia fiorentina e introduce il civile uso della forchetta importato dall’Italia. I cibi salati non vengono più serviti in tavola accompagnati da piatti dolci e i pasticceri italiani che lei ha voluto al seguito si sbizzarriscono in torte dall’architettura complessa così come in più semplici confetture di frutta e in elaborati sorbetti, ancora sconosciuti in Francia.

I manuali sull’arte di mangiare e vivere bene che cuochi famosi quali Bartolomeo Sacchi, pseudonimo di Platina di Cremona, pubblicano nel sedicesimo secolo influenzano Nostradamus che, nel 1556, dà alle stampe il Trattato sui Cosmetici e sulle Conserve, un opuscolo composto da 34 capitoli contenenti la descrizione di creme, pomate, belletti, con un occhio di riguardo alle norme igieniche, e un compendio che raccoglie una trentina fra ricette per marmellate e rimedi naturali, alcune delle quali aveva appreso da un famoso alchimista nel suo soggiorno di studio a Milano. Il libercolo, scritto per accontentare  “la magnificenza illustrissima di una grande principessa” -  certamente Caterina di Francia – è frutto dello studio di diverse farmacopee, degli incontri avuti durante i suoi viaggi, della sua esperienza di medico: Nostradamus andava infatti fiero di essere riuscito a debellare la peste che nel 1546 aveva colpito Aix en Provence con poche ma infallibili regole igieniche invece che con drastiche cure. Rimedi che, peraltro, non impedirono alla sua prima moglie e ai due figli avuti da lei di soccombere al contagio.
Dall’esposizione metodica che Nostradamus fa nel libro dei cosmetici trapela una cultura secolare. Unguenti, fard, saponi sono il risultato di ciò che, a partire dai greci, dai romani e dagli arabi, le donne hanno scoperto o inventato per farsi più belle e gli imbalsamatori hanno utilizzato per migliorare l’aspetto dei defunti, come già scriveva lo storico greco Erodoto. Ogni crema è un concentrato di conoscenze e studiarne gli ingredienti è un po’ come immergersi tra le maglie dei più antichi rimedi officinali. Ma rinvigorire la pelle non è così facile come coprire la vitiligine o tingere i capelli e l’elisir della giovinezza, se esistesse per davvero,  sarebbe una sorta di Aurum potabile, una pozione d’oro, e già il poeta latino Gaio Lucillio, fondatore della satira letteraria,  ironizzava in un epigramma che non c’è trucco che faccia tornare giovane una vecchia.
Nostradamus accoglie la sfida millenaria e prepara un composto mai sperimentato prima che racchiude in sé le qualità, appunto, dell’”oro potabile”. Con le sue proprietà l’incantesimo sarebbe capace di resuscitare i morti, evitare il contagio della lebbra, curare tutte le malattie conosciute mentre aiuterebbe le persone sane a vivere a lungo, a mantenersi in buona salute e a lenire i tormenti dell’anima. Basta pestare in un mortaio di marmo polvere di muschio dolce, di perle,  di corallo, di lapislazzuli acquistati dall’orafo e mescolarla a limatura d’avorio, corno di liocorno, cuore di cervo, legno d’aloe, cinnamomo e noci unite a cedro, zenzero, arancia, lattuga e zucca canditi, con l’aggiunta d’ambra, qualche lamina di ducato d’oro e, naturalmente, foglie d’oro zecchino. Conservare il composto in un vaso prezioso e prenderne due grammi in un bicchiere di vino un’ora prima di pranzo: i benefici non dovrebbero farsi attendere troppo.
All’epoca del Rinascimento, la conoscenza della natura comincia a gettare i propri semi in ambito culturale anche se l’alchimia non ha ancora ceduto il passo alla chimica e alla fisica. È in questo clima di conoscenze incerte e in una società che non ha del tutto dimenticato la caccia alle streghe, che Michel de Nostredame – uomo intellettualmente  coraggioso nonostante l’educazione intransigente ricevuta in famiglia e la severità degli studi – fonda i suoi metodi medico-scientifici e divulga le sue previsioni astrologiche.

Mandragora, iris illirica, calamo aromatico, apii risus, cannella, macis, garofano sono solo alcuni degli ingredienti magici che costituiscono il poculum amatorium, un filtro d’amore ritenuto infallibile. Non mancano il sangue proveniente dall’ala sinistra dei passeri maschi e le vescicole con le quali i cervi che vivono alle pendici del sistema montuoso dell’Himalaya marcano il territorio durante la stagione degli amori. E poi ancora zucchero, aloe, ventose di tentacolo di polpo candite e vino di Creta, forte, aromatico e color dell’ambra. Il risultato è una pozione ideata, così si dice, per la prima volta da Medea, maga che la mitologia greca vuole abbia aiutato Giasone a conquistare il vello d’oro e che le donne della Tessaglia – la regione della Grecia che, non è un caso, confina a nord con l’Olimpo, monte che si credeva fosse abitato dagli dei – prepararono per secoli. Filtro d’amore di cui già raccontano Socrate e Platone: fin dall’antichità, infatti,  la cultura popolare e la letteratura  medica riconoscono alla mandragora qualità afrodisiache, delle quali rimarrà vittima il poeta latino Lucrezio che si suiciderà in preda alla follia.
A Nostradamus va il merito di aver riscoperto e pubblicato la ricetta prodigiosa del poculum amatorium, la cui preparazione era stata proibita sin dai tempi dei primi imperatori romani. Il suo consiglio è di conservare una dose dell’incantesimo in una piccolissima fiala di vetro e di versarla nella propria bocca un attimo prima di baciare la donna – ma perché no, anche l’uomo -  che si vuol conquistare. Dopo l’inevitabile travaso, sesso sfrenato e un’incontrollabile passione sarebbero garantiti.
Dai miracoli d’amore a quelli dell’estetica. L’ultimo capitolo del primo libro del Trattato sui cosmetici e le conserve è dedicato al fard per sbiancare la carnagione, un argomento di vitale importanza per le donne che, allora, considerano il pallore un segno distintivo di bellezza e di ricchezza. Nostradamus promette che l’intruglio dona la giovinezza se confezionato fresco ogni quattro giorni e se applicato con cura tutte le sere. È sufficiente incorporare ceci senza scorza, radice di giglio e serpentaria, cerussa di Venezia, sapone di Gaeta, riso, mandorle sgusciate, gomma arabica, gomma dragante, polvere di porcellana bianca e mucillagine di malva binaca, acqua di fiori di fava, di fiordaliso, di rose e di mirto, succo di limone, fino a formare un decotto da stendere tiepido sul viso e da lasciare riposare fino al mattino seguente. Per sbiancare invece la pelle delle mani, conviene affidarsi alla radice di tasso, alla farina d’amido e di frumento, ai pinoli macinati, alle mandorle tritate, ai semi di arancia, all’olio di tartaro e alle radici di iris di Firenze. Il composto che ne risulta è un sapone morbido e aromatico capace, nel giro di poche ore, di ammorbidire le mani di una donna vecchia e farle diventare lisce come quelle di una bambina. Provare per credere.
Tra le ricette di un decotto rinvigorente  e di una marmellata di zenzero verde o di polpa di zucca, Nostradamus trova il tempo per scrivere i suoi auspici, ottenuti non sulla base dell’arte divinatoria ma imperniati  principalmente su visioni e suggestioni che lo portano, tra l’altro, a citare Nettuno, pianeta che, ai suoi tempi, non era stato ancora scoperto.
Il 2 luglio 1566, a 62 anni, 6 mesi e 10 giorni Michel de Nostredame muore di gotta a Salon de Craux all’ora esatta che lui stesso aveva predetto. La sua fama rimane legata a quelle 975 quartine in versi delle Centurie Astrologiche che, si crede, prevedano il futuro dell’umanità fino al 3797.
Forse Nostradamus, alchimista e speziale per scelta oltre che mago per elezione, avrebbe preferito raggiungere la fama con il suo libro di ricette per le marmellate medicamentose, la torta di marzapane, la gelatina di amarene, lo sciroppo di rose e lo zucchero candito che, insieme a quelle per i cosmetici e i profumi, aveva pubblicato a Lione. Sfortunatamente, non lo sapremo mai. Le cronache del tempo, infatti, non riportano quante copie abbia venduto.

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