Shubha Satyaranjan e la spiritualità innata
La mente pensante dell’Ananda Ashram di Milano si chiama Shubha Satyaranjan, originario di Calcutta, discepolo diretto di Shrii Shrii Anandamurti, Maestro fondatore dell’Ananda Marga, un’organizzazione che promuove l’emancipazione spirituale dell’ individuo e il servizio spirituale e sociale all’umanità. A 48 anni Shubha non ha ancora una ruga; i capelli che tiene raccolti dietro la nuca con un elastico sono neri e ondulati; il sorriso è genuino, disarmante. Che sia una persona felice?

Shubha, cosa cerca chi frequenta il suo Centro e i seminari che lei propone?
«Cerca la felicità. Oggi la vita è difficile. Colpa di una società indirizzata verso la morte, che ce la mostra in tutte le salse e non ci fa invece vedere quanto sia bella la vita. Negli ultimi tempi il principio secondo cui viviamo è: siccome morirai, allora divertiti più che puoi. Nessuno dice: questa è la vita, cerca di viverla. Sembra quasi che il nostro compito sia quello di divertire la vita. Al contrario, l’idea su cui riflettere dovrebbe essere: vivi la vita. Perché la morte arriva quando è il momento, e sicuramente arriverà, ma l’idea della morte non deve perseguitare l’Uomo né deve portarlo alla sofferenza, all’insoddisfazione».
E lei come si prende cura della sua vita?
«Non vivo con l’incubo della morte, ma vivo per la mia vita e posso dire che la vita è bella. Una volta che uno sa come entrare nella vita trova un mare di felicità e non avrà più bisogno di andare in giro a cercarla. E’ una risorsa che abbiamo tutti dentro di noi. Basta saperla trovare».
Come si fa?
«Spesso le religioni ufficiali e le stesse pratiche spirituali o pseudo tali ci portano ad allontanarci da noi stessi, dalla nostra esistenza. Questo allontanamento ci fa soffrire, un po’ come succede quando siamo fuori casa e desideriamo tornare al nostro guscio. Così succede anche alla nostra vita. Secondo un proverbio inglese, la carità inizia da casa. Io invece dico: la spiritualità inizia sì da casa, ma non dalle quattro mura domestiche, bensì da quella racchiusa nel nostro corpo. Abbiamo la spiritualità dentro di noi, innata, incorporata. Cos’altro vogliamo?».