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Norbu: da monaco a traduttore.

2 febbraio, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

«Sono nato in un piccolo villaggio a un giorno di cammino dal monte Everest, in Nepal. Ho frequentato la scuola statale e poi ho proseguito gli studi in un monastero buddhista, secondo la tradizione di famiglia e del mio Paese. Avevo 23 anni quando sono arrivato in Italia nel 1984 con uno dei miei maestri: ero immaturo e spaesato. Non conoscevo la lingua, allora sono ritornato a scuola: elementari, medie, superiori. Ho anche studiato un po’ di psicologia, i filosofi greci».

A raccontare questa storia è Norbu, il traduttore ufficiale del Centro di Studi Tibetani Ghe Pel Ling di Milano e di altri centri associati: Ventimiglia, Sondrio, Udine. Insieme ad alcuni volontari, Norbu ha anche tradotto in italiano il libro di Lama Thamthog Rinpoche Saggezza di Buddha. Come raggiungere la vera pace, pubblicato da Mondadori nel 2004.

Logo Istituto Ghe Pel Ling

Norbu, qual è stata la prima impressione che ha avuto della società occidentale?

«Non ho avuto nessun trauma, ma sono rimasto impressionato dalle autostrade: allora, quando sono partito, non ce n’erano né in Nepal, né in Tibet, né in India. L’altra novità erano questi enormi supermercati con troppe cose dentro. Pensavo: ma chi mangia tutta questa roba. E se poi non viene consumata, scade e si butta via. Mi ha impressionato l’abbandonanza, francamente un po’ esagerata, perché sapevo bene che dall’altra parte del mondo c’è gente che non ha da mangiare».

Lei che è stato 15 anni monaco, che per tanto tempo ha tradotto gli insegnamenti di Lama Thamthog e che ancora lavora come traduttore del dottor Lobsang Lungrik, si è fatto un’idea della relazione che c’è tra gli insegnamenti di Buddha e la medicina tibetana?

«Le cure e l’insegnamento hanno molto in comune, soprattutto nell’interpretazione della causa delle malattie. La medicina tibetana è un’integrazione tra quella ayurvedica, quella cinese e l’insegnamento di Buddha. Le tre discipline con l’aggiunta della tradizione locale tramandata di generazione in generazione hanno creato una particolare e valida arte di guarigione ».

Da quando vive in Italia, ha mai preso un’aspirina?

Certamente. Quando il dottor Lobsang, io o altri monaci abbiamo il mal di testa, andiamo in farmacia a comperare l’aspirina, perché ha un effetto rapido sul sintomo. Le nostre terapie curano sulla distanza, guariscono le cause della malattia, ma il loro effetto non è immediato».

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