Milano, tra ricerca della felicità e autoguarigione.
È possibile essere felici anche in una città come Milano. Ce lo dice il Venerabile Lama Tamthog Rinpoche, guida spirituale del Centro Studi Buddhisti Ghe Pel Ling, tra i fondatori dell’Unione Buddhista Italiana, attivo in città dal 1978.
Ho incontrato Lama Thamthog pochi mesi prima che il Dalai Lama gli affidasse il prestigioso incarico di abate al Monastero di Namgyal a Dharamsala, in India. Questo è un estratto del colloquio che ho avuto con lui.

Perché un monastero tibetano in città?
«Perché molti a Milano sentono l’esigenza, il desiderio di conoscere il Buddhismo. Questo Centro è frequentato da persone appartenenti a ogni classe sociale e di età: impiegati, avvocati, dottori, operai, tutta gente che desidera conoscere profondamente l’insegnamento di Buddha. Negli ultimi anni è poi aumentato il numero dei giovani.
E per quali ragioni, secondo lei?
«Le ragioni sono fondamentalmente due: la prima è perché oggi le persone di un certo livello di cultura hanno bisogno di andare a fondo nelle questioni della vita, desiderano capire, trovare risposte. E se non ricevono tutto questo dalla propria religione, lo cercano altrove. Fa parte dell’intrinseca natura dell’Uomo cercare sempre qualcosa di meglio. L’altra ragione è che il Buddhismo tiene in particolare evidenza la realtà di fatto che, oserei dire, spiega in modo quasi scientifico, applicando certi principi della fisica».
Qual è la caratteristica del Buddhismo rispetto alle altre dottrine?
«Quella di non imporre dogmi, di non chiedere di allontanarsi dalla propria religione. Questo è ciò che penso io personalmente e che suggerisce sempre Sua Santità il Dalai Lama, che incoraggia a seguire la propria cultura, la propria pratica religiosa, quella tramandata dagli antenati, come per esempio la tradizione cristiano-cattolica in Italia»
Come si raggiunge, e si mantiene, lo stato di benessere, di serenità di cui parla Buddha?
«La felicità si realizza soprattutto con l’impegno mentale che consiste nel purificare la mente attraverso determinati esercizi per accumulare cause positive, processo messo in opera dalla mente stessa. È una forma di autoguarigione. Gli esseri senzienti sperimentano due livelli di sofferenza, due livelli di malattia ed entrambi sono creati da loro stessi. Le cause sono il comportamento, l’alimentazione o l’atteggiamento mentale errati. Queste sono le cause che portano l’Uomo a sperimentare malattie e sofferenze a livello fisico e mentale. Le quali non sono altro che le creazioni degli esseri senzienti stessi, e siccome sono create da loro, loro potrebbero non solo distruggerle ma anche fare in modo di non inventarsele più. Ecco quindi in via definitiva come può avvenire l’autoguarigione. E siccome ognuno è responsabile dei propri malanni, ognuno deve purificarsi da solo e fare in modo di non accumulare più sofferenze in futuro. È logico che per molte malattie fisiche c’è una cura temporanea, momentanea, un intervento esterno che porti aiuto, ma la terapia vera e propria deve avvenire dalla correzione del comportamento mentale. Succedeva anche a me, poi ho imparato a pensare: sono contento di come sto, sono contento di vivere dove vivo, di essere quello che sono, di fare quello che faccio. Sono fortunato, sono felice. E tutto questo mi aiuta a rimanere calmo, tranquillo e sereno».