James Hillman, tra anima e spirito
Domenica pomeriggio ho ripreso in mano un vecchio libro di James Hillman, psicologo, allievo di Carl Jung e fondatore della corrente di psicologia archetipica, che si basa sull’esplorazione della natura umana, del carattere e del destino dell’Uomo. Non sapevo di Hillman – il cui libro più famoso, un vero e proprio best-seller, è Il codice dell’anima – fino a qualche anno fa: è Selene Calloni che me lo ha fatto conoscere, visto che è un suo buon amico, oltre che Maestro. Con Hillman non si sbaglia mai, qualunque pagina capiti di aprire. Francamente meglio che andare a fare un giro in centro o al cinema a vedere un film. Leggete questi passi tratti da Fuochi blu e ditemi se sbaglio.
«Quando ci rendiamo conto che i nostri malesseri psichici indicano una fame spirituale che va oltre ciò che offre la psicologia, e che la nostra aridità spirituale segnala un bisogno di acque psichiche oltre a ciò che offre la disciplina spirituale, allora cominciamo a mettere in moto sia la terapia sia la disciplina spirituale». (…)
«Esiste una differenza tra yoga, meditazione trascendentale, contemplazione e ritiro religiosi e finanche lo Zen da una parte, e la psicologizzazione della psicoterapia dall’altra. Una differenza che si fonda sulla distinzione tra spirito e anima». (…)
«È possibile avere esperienza dell’interazione tra l’anima e lo spirito. Nei momenti di concentrazione intellettuale o di meditazione trascendentale, è l’anima che invade con impulsi naturali, ricordi, fantasie e paure. In momenti di nuove intuizioni o esperienze psicologiche, lo spirito vorrebbe immediatamente estrarre da esse un significato, metterle all’opera, concettualizzarle in regole. L’anima resta aderente al regno dell’esperienza e alle riflessioni entro l’esperienza. Si muove indirettamente, con ragionamenti circolari, dove le ritirate sono altrettanto importanti delle avanzate; preferisce i labirinti e gli angoli, dà alla vita un senso metaforico servendosi di parole come chiuso, vicino, lento e profondo. L’anima ci coinvolge nella massa confusa dei fenomeni e nel flusso delle impressioni; è la parte «paziente» di noi. L’anima è vulnerabile e soffre; è passiva e ricorda. Essa è acqua per il fuoco dello spirito, è come una sirena che inviti lo spirito eroico nelle profondità delle passioni per estinguere la sua certezza. L’anima è immaginazione, e un cavernoso deposito di tesori – per usare un’immagine di sant’Agostino – confusione e ricchezza insieme. Lo spirito, al contrario, sceglie la parte migliore e si sforza di ricondurre tutto all’Uno. Guarda in alto, dice lo spirito, distànziati; c’è qualcosa al di là e al di sopra, e quello che sta sopra è da sempre e per sempre, ed è sempre superiore». (…)
«L’attaccamento al mondo, la continuità con il mondo sono invece molto importanti e secondo me le discipline spirituali sono parte del dissesto del mondo. Lo abbandonano al suo inquinamento, ai suoi veleni, alla sua corruzione e se ne stanno al sicuro sulle loro posizioni, protette dalla loro filosofia difensiva».
Brani tratti da Fuochi blu di James Hillman, Adelphi, Milano, 1996
Di Hillman segnalerei anche L’anima dei luoghi, Rizzoli, Milano, 2004