Il cammelliere, l’inglese e l’Alchimista
Oggi voglio dire qualcosa sul concetto di Alchimia visto che è il soggetto-oggetto di questo sito. Sito che si chiama Alchimie, al plurare, non perché il concetto di trasformazione sia più di uno, ma semplicemente perché il dominio al singolare non era disponibile. Comunque sia, l’alchimia è da sempre in cima alla piramide dei miei interessi: a saperla cogliere, si manifesta in ogni momento della vita, dalla guarigione all’autoguarigione e dal crudo al cotto, tanto per non fare citazioni. E siccome l’argomento è serio e vorrei ritornarci su qualche altra volta, comincerei con una summa esauriente ma leggera, tratta da L’Alchimista di Paulo Coelho.
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Nell’Introduzione, a pagina 11, Paulo Coelho scrive:
«”Esistono tre tipi di alchimisti”, mi rispose il mio Maestro. “Quelli che sono vaghi perché non sanno di che cosa stanno parlando, quelli che sono vaghi perché sanno di che cosa stanno parlando, ma sono anche consapevoli che il linguaggio dell’alchimia è un tipo di linguaggio rivolto al cuore, e non alla ragione”».
«”E qual è il terzo tipo?” gli domandai».
«”Quelli che non hanno mai sentito parlare di Alchimia, ma che sono riusciti, nel corso della loro vita, a scoprire la Pietra Filosofale”».
Cosa risaputa da chiunque si interessi si alchimia.
Alle pagine 93 e 97, nel cuore della storia, Coelho scrive:
(…) «Erano libri strani. Parlavano di mercurio, sale, draghi e re, ma lui non riusciva a capire nulla. Eppure c’era un’idea che sembrava ripetersi in quasi tutti i libri: tutte le cose erano manifestazioni di una cosa sola. In un libro scoprì che il testo più importante dell’Alchimia conteneva solo poche righe, ed era stato scritto su un semplice smeraldo».
«”È la tavola di Smeraldo” spiegò l’inglese, orgoglioso di potergli insegnare qualcosa».
«”E allora, a che scopo tanti libri?”».
«”Per intendere queste righe”, rispose l’inglese, senza mostrarsi granché convinto di quella sua risposta». (…)
«Un bel giorno il ragazzo restituì i libri all’inglese».
«”Allora, hai imparato tante cose?”, gli domandò questi, pieno di aspettativa. Aveva bisogno di qualcuno con cui poter parlare per distogliersi dalla paura della guerra».
«”Ho imparato che il mondo possiede un’Anima, e chi riesce a comprendere quest’Anima riuscirà a comprendere il linguaggio delle cose. Ho appreso che tanti alchimisti hanno vissuto la propria Leggenda Personale e hanno finito per scoprire l’Anima del Mondo, la Pietra Filosofale e l’Elisir. Ma, soprattutto, ho appreso che queste cose sono talmente semplici da poter essere scritte su uno smeraldo”».
«L’inglese ne rimase deluso: gli anni di studio, i simboli magici, le parole difficili, gli strumenti di laboratorio .. nulla di tutto ciò aveva colpito quel ragazzo. “Deve avere un’anima troppo primitiva per poter comprendere tutto ciò”, fu la sua conclusione. Radunò i suoi libri e li rimise nei sacchi caricati sul cammello. “Tornatene alla tua carovana”, disse. “Neppure lei mi ha insegnato granché”».
«Il ragazzo se ne tornò, allora, a contemplare il silenzio del deserto e la sabbia sollevata dagli animali. “Ognuno ha la propria maniera per apprendere”, si ripeteva fra sé e sé. “La sua maniera non è la mia, e la mia non è la sua. Ma tutti e due siamo in cerca della nostra Leggenda Personale, e per questo io lo rispetto”».
Paulo Coelho, L’Alchimista, Romanzo Bompiani, RCS Libri, Milano 1995, pg 11, Introduzione, e pagg. 93, 97.
