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Dio è donna

30 gennaio, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Pepe Rodriguez è uno spagnolo laureato in scienza dell’informazione con un dottorato in psicologia, che studia le tecniche di persuasione messe in pratica dalle sette religiose di ogni Paese. Nel suo saggio Dio è nato donna. I ruoli sessuali alle origini della rappresentazione divina (Editori Riuniti, Roma, 2000) indaga sull’invenzione del concetto di Dio, sulle ragioni che da sempre portano l’Uomo a creare dèi a propria immagine e somiglianza. Ma anche sulla donna che nella notte dei tempi concepì una Dea e non un Dio, e sulla concomitanza tra la presa di potere economico del maschio e l’emarginazione delle divinità femminili, sostituite con un Dio, appunto, maschio. Il libro ha 280 pagine, è di piccolo formato, sta in borsa – con questo intendo dire che si può leggere anche stando in piedi tra la folla dei mezzi pubblici. L’excursus storico di Pepe Rodriguez è illuminante per qualsiasi Persona con la P maiuscola, indipendentemente dal suo sesso, anche perché lo scrittore non entra nella polemica, eterna, tra uomo e donna, tra chi è chi, chi fa che cosa.

Dio è nato donna.

La  prima pagina dell”introduzione recita così: «Circa 30.000 anni fa, Dio ancora non esisteva, ma già da oltre due milioni di anni la specie umana affrontava il suo destino sola in un pianeta inospitale; sopravvivendo e morendo nella totale indifferenza dell’universo. Circa 90.000 anni prima, una parte dell’umanità cominciò a nutrire speranze intorno a un’ipotetica sopravvivenza dopo la morte, ma l’idea di una possibile esistenza di un qualche dio sembra che rimanesse ancora sconosciuta fino a circa trenta millenni fa e, in ogni caso, la sua immagine, le sue funzioni e caratteristiche furono quelle di una femmina onnipotente. La concezione di un dio maschile creatore/controllore – così come viene ancora oggi immaginato dall’umanità – non cominciò a formarsi prima del III millennio a.C. – e non potè affermarsi definitivamente prima del millennio successivo».

E a pagina 8: «Malgrado “Dio” sia un concetto di recente apparizione all’interno del processo evolutivo della nostra cultura, la sua forza innegabile ha inciso sull’essere umano in modo tale che questi non ha mai potuto sottrarsi al potente influsso che promana dall’idea della sua esistenza, da quella di un qualunque dio, cioè di un qualunque essere supremo dotato di capacità per dirigere tutti gli elementi dell’universo materiale e immateriale e, cosa fondamentale, caratterizzato da una personalità tale da permettere alla sua volontà inappellabile di poter essere alterata, quando capita l’occasione, in favore degli interessi umani, mediante la trattativa e il patteggiamento».

Venere a Laussel, Aquitania

A pagina 165, nel capitolo Sotto l’impero della Dea unica  (circa 30000-3000 a.C.), Rodriguez scrive:

«In tutte le culture preistoriche eurasiatiche delle quali possediamo dati, emerge il fatto molto significativo che la figura coscmogonica centrale, la potenza o forza procreatrice dell’universo, era incarnata da una figura di donna e il suo potere di generare e proteggere simboleggiato da attributi femminili. Tale dea, utero divino dal quale tutto nasce e al quale tutto ritorna seguendo il ciclo della Natura, chiamata dagli esperti “Gran Dea” – o talvolta anche “Grande Madre” – dominò in modo esclusivo l’espressione religiosa dell’umanità già molto millenni prima che apparisse sulla scena il primo dio maschile, e prima che si iniziasse a delineare la recente ideazione del monoteismo giudaico-cristiano. La Gran Dea – anche sotto altre denominazioni – era partenogenica, cioè generatrice di vita a partire da se stessa, e ciò trappresenta la massima espressione di potere all’interno della funzione divina».

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