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La saggezza Zen e la Mente Confusa

2 gennaio, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Senza categoria, Spiritualità

Anche Lo Zen e l’Arte della Spada del monaco Takuan Soho, come  I segreti del Budo di John Stevens di cui ho scritto il 10 dicembre scorso, è una piccola Bibbia – 120 paginine – da tenere in borsa per darci un’occhiata non appena abbiamo un minuto libero. L’unica differenza è che è stampato con un carattere un po’ più piccolo e la carta non è delle migliori. Dicevo che è una Bibbia in miniatura perché qui è racchiusa – in brevi, semplici ma perfettamente logiche e consequenziali frasette – tutta la saggezza Zen che andiamo cercando, confusi come siamo in questi giorni di festa, in questi giorni di inizio anno, tronfi di propositi che non realizzeremo facilmente.

zen

«La-Mente-che-è-qualcosa è pari alla Mente Confusa ed è concepita letteralmente come la “mente che esiste”. È la mente che dirige i propri pensieri in un’unica direzione, qualunque sia il soggetto a cui si rivolge. Quando nella mente vi è una fonte di pensiero, sorgono preconcetti e discriminazioni. Questa è nota come la Mente-che-è-qualcosa. La Non-Mente è pari alla Mente Corretta. Non si congela e non si fissa in un punto. Si definisce Non-Mente quando non esistono pensieri e discriminazioni e la mente vaga libera nel corpo, permeando completamente il sé. La Non-Mente non è in alcun luogo».

«Questa [che segue] è una [frase] di Mencio che vuole indicare che tutti dovrebbero cercare la mente che si è persa per riportarla in loro: “Se un cane, un gatto o un gallo sono scappati in qualche luogo, li si cercherà e riporterà a casa. Analogamente, quando la mente, la signora del corpo, è scappata lungo un sentiero nefasto, perché non cercarla e riportarla a noi stessi? Questa è certo un’azione sensata”».

Takuan Soho, Lo Zen e l’Arte della Spada, Traduzione di Paola Gonella, Oscar Mondadori, Milano, 2001. I brani sono tratti rispettivamente da: La Mente-che-è-qualcosa e la Mente della Non-Mente, cap. VII, pg. 41 e Alla ricerca della mente perduta, capitolo X, pg. 49.

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