Seneca, Platone e la parte suprema
A dimostrazione che anche l’Occidente ha partorito saggi di tutto rispetto, ecco qui un brano di Elémire Zola.
«Scriveva Seneca nella prefazione alle Questioni naturali: se ci si svincola dai vizi dell’animo (simulazione, avarizia, lussuria, ambizione) e ci si libera infine da se stessi, si raggiunge la virtù, la quale comporta anche un frutto fisico: la distensione del ritmo corporeo (animum laxat). Le cognizioni più alte e sottili si ottengono eliminando l’animo pauroso e i pensieri voluttuosi, i ritmi sconvolti e le melodie sfibranti e infine ogni immagine della propria persona (effugisti vitia animi sermo conceptus nec cor invulutum, nec avaritia … nec luxuria … nec ambitio … multa effugisti, te nondum. Virtus ista animum laxat et praeparat ad cognitionem coelestium). In uno dei suoi più bei versi il poeta augusteo Manilio aveva scritto: “L’uomo va tolto di mezzo, affinchè Dio possa essere in lui” (Impendendus homo est, Deus esse ut possit in ipso)».
«Nel Timeo Platone aveva descritto il processo del raccoglimento in modo anatomico: la conoscenza del divino, il seme soprannaturale, cade nella gleba dell’encefalo, e può ruotarvi con ritmi simili a quelli stellari. Se invece la mente si disperde, il seme soprannaturale può cadere nella colonna vertebrale, precipitando fino all’anima vegetativa e qui produrre, all’altezza dei lombi, una personalità maligna, diabolica, che spinge alle voluttà terrestri e alla dissoluzione».
«Se la forza spirituale permane raccolta in alto o sale su dalle reni (come Giobbe o il Salmista narrano di sè), comunica non di meno con le forze della nutrizione, e le dirige blandamente, proiettando immagini sul fegato. Infatti gli influssi intellettuali disegnano le immagini sul fegato come su una vetrata, e l’anima viscerale ne è incantata e impressionata. Per questo le metafore antiche centrate in modo esorbitante sul fegato, diventano allucinatorie. Solo a tale patto l’uomo è chiamato a partecipare a un’idea con le viscere, e queste, una volta messe in moto rafforzano la mente funzionando come una cassa di risonanza. La liturgia è appunto un discorso figurato che impegna anche la parte viscerale nelle enunciazioni metafisiche: il ritmo viene impresso all’animo dai canti, le immagini stampate nell’anima dai colori e dai movimenti. Plutarco chiama le sensazioni e i pensieri la materia che la mente deve adornare imprimendo a essa le giuste cadenze (rhythmìzein). Nel Timeo Platone raccomanda di non muovere il corpo senza l’anima né l’anima senza il corpo: tale il segreto della salute spirituale».

Elémire Zola, Le potenze dell’anima. Anatomia dell’uomo spirituale. Introduzione e cura di Grazia Marchianò, Bur alta fedeltà, RCS Libri, Milano, 2008. I brani sono tratti dal capitolo Le vie della riforma interiore, La parte suprema, pgg. 209-210.