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Psiche, spirito, kundalini e la donna liberata

30 aprile, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

Anche oggi riporto un brano di Elémire Zolla, di cui sono lettrice attenta e appassionata. Poche righe lo intervallano da quello che ho pubblicato il 28 aprile, sempre sul tema di Le vie della riforma interiore, che dà il nome alla seconda parte di Le potenze dell’anima. Saggio mirabile che si conclude con una frase di Alexander Pope:

Il vizio è un mostro di così spaventoso aspetto, che per prenderlo in odio basta vederlo; ma vedendolo troppo spesso, abituati alla sua faccia, prima si tollera, poi se ne prova pietà, e infine lo si abbraccia.

Come scrive nell’introduzione Grazia Marchianò, «Il passaggio da un’antropologia dell’uomo infelice analizzata nella prima parte di Le potenze dell’anima a una visione dell’uomo liberato in vita grazie a una determinazione incrollabile, occupò l’intera vicenda intellettuale e umana di Elémire Zolla attraverso tappe di cui la stesura di questo libro, alla sua prima ristampa dal 1968, documenta un momento cruciale». Passaggio, questo, da donna infelice a donna liberata, a cui mi dedico con assiduità e spero non inutilmente, da più di un decennio. Ecco cosa scrive Zolla:

«Secondo una (…) metafora greca, la psiche sta allo spirito come l’occhio alla luce. Si può anche dire, con Origene (De Principiis II, 8, 3) che “la psiche, depurandosi, diventa spirito”». (…)

Immagine scaricata dal web

«Plutarco nel De defectu oraculorum (436 e – 467 a) domanda: che cosa regola la mistura fra la psiche e lo spirito entusiasta, il soffio profetico del vaticinio?».

«Gli antichi rispondevano con nuove metafore: la spina dorsale col suo andamento serpentino non cela una sua occulta respirazione? La testa che la corona non è il centro delle impressioni? Non saranno a dirsi sensibilissime le ginocchia, che vengono a mancare quando si sviene? Questa elusiva parte dell’uomo, intima a lui come il midollo all’osso, questo suo respiro segreto di cui è inconsapevole venne chiamato dai Greci arcaici col termine che poi designò l’anima, psyché, e venne chiamato più tardi daimon. I latini denominarono genius la parte che si ritrae in sè, che esce dal corpo nel sonno o durante gli svenimenti e che, esalata alla morte, pare dover sopravvivere». (…)

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«Gli indù avevano teorizzato la demonicità nella forma del serpente kundalini apportatore di ispirazioni e di forza spirituale. E nei lari domestici romani i buoni geni degli antenati (agatodemoni) sono raffigurati come serpenti; la colonna vertebrale ha la forma d’un serpente erto».

Il brano è tratto da Le potenze dell’anima. Anatomia dell’uomo spirituale. Introduzione e cura di Grazia Marchianò, di Elémire Zolla, BUR alta fedeltà, RCS Libri, Milano, 2008, pgg. 212-213.

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