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Ozio creativo. Parte seconda

27 marzo, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Spiritualità

Nella civiltà occidentale, nel corso dei millenni, a partire dai Greci, dell’ozio e delle sue implicazioni  hanno scritto un po’ tutti: nella lista non manca Facebook con il suo Club dell’ozio creativo. Degli uomini insigni del Novecento, a parte L’elogio dell’ozio del filosofo Bertrand Russel, tanto per citarne uno, mi piace ricordare che anche Hermann Hesse (1877-1962), quello di Siddhartha, si è trastullato con il tema in un libercolo – Il piacere dell’ozio. Non conosco sulla terra un piacere più puro del quieto riposo sul petto della terra – di cento pagine che si poteva acquistare per mille lire, pubblicato nella collana Tascabili Economici di Newton & Compton. Ma leggiamo cosa dice Domenico De Masi, il sociologo che ha coniato il termine “ozio creativo”.

(…) «Nell’Atene di Pericle, grazie agli schiavi e alle donne, i maschi che potevano dedicarsi completamente al lavoro intellettuale “oziavano”. Nel linguaggio dell’epoca, oziare significava semplicemente “non sudare”. E nell’ozio si producevano idee filosofiche, artistiche, politiche. Per riuscirci, bisognava vivere una vita sana nel corpo e nella mente. (…) Gare poetiche e gare ginniche andavano di pari passo».

«La macchina fisica è continua, quella psichica è discontinua. Ci sono cervelli che producono più idee all’alba, altri alla sera, alcuni a getto continuo, altri in modo intermittente; alcuni producono a valanga per un certo tempo e poi si interrompono per un certo periodo o per sempre. Soltanto i mediocri danno il meglio di sè tutto il tempo. Rimbaud, per esempio, ha scritto le sue ultime poesie a 21 anni, poi è vissuto fino a 37 anni senza scriverne più; prima dei 40 anni, Rossini ha composto venti opere, poi fino alla morte avvenuta a 72 anni, ha composto solo lo Stabat Mater, una messa e qualche musica da camera; Tiziano, al contrario, ha dipinto La battaglia di Lepanto in età avanzatissima; Michelangelo ha ideato la cupola di San Pietro dopo i 70 anni e ha scolpito la Pietà Rondanini a quasi 90 anni; Tomasi di Lampedusa ha scritto Il gattopardo, suo unico romazo, alla fine della vita». (…)

Gatto che prende il sole, scaricato dal blog donnabastet.splinder.com/tag/gatti

«La creatività è legata, piuttosto che alle risorse, alla capacità di cogliere stimoli ed elaborarli, alla risonanza che può esserci tra due o più creativi quando si eccitano intellettualmente a vicenda e danno vita a una risonanza creativa. Le condizioni ideali, secondo me, sono ancora quelle illustrate da Platone nel Simposio: comodità essenziale, un gruppo di amici creativi, passione per il bello e per il vero, leadership carismatica, tempo disponibile, non angustiato da scadenze improrogabili. In fin dei conti, la felicità consiste anche nel non avere scadenze. Al contrario, vi sono creativi che hanno prodotto opere straordinarie in condizioni disastrose». (…) Nel lavoro creativo è insito un rapporto col tempo molto più imprevedibile, capriccioso, soggettivo». (…)

«Il creativo attende che gli venga l’idea, l’estro, la voglia. Gira intorno al problema fin quando non gli scatta la soluzione. E questo girare apparentemente a vuoto è almeno in parte ciò che chiamo “ozio creativo”».

«Ma come è nata l’attuale idea tutta negativa dell’ozio? Finché il lavoro consisteva prevalentemente nella fatica fisica, la gente doveva essere costretta a lavorare, altrimenti, lasciata a se stessa, si ateneva. Una delle tante coercizioni era di tipo psicologico: consisteva nell’avvalorare il pregiudizio che oziare sia peccato. Chi ozia ruba perché sottrae fatica fisica al datore di lavoro e alla società. Chi ozia pecca e, fino a prova contraria, si abbandona ai vizi. Chi ozia non si riscatta dal peccato originale e, quindi, finirà all’inferno». (…)

«L’ozio creativo (…) è il nutrimento dell’ideazione. È una materia prima di cui si serve il cervello. Come la produzione di un’automobile richiede acciaio o plastica poi trasformati in beni durevoli, così il cervello ha bisogno di ozio per produrre idee». (…)

«Sì, perché l’ozio è necessario alla produzione di idee e le idee sono necessarie allo sviluppo della società. Come si è dedicato tanto tempo e tanta attenzione nell’educare i giovani al lavoro, così bisogna dedicare altrettanto tempo per educarli all’ozio». (…) «L’ozio che arricchisce è quello ricco di stimoli ideativi e di interdisciplinarietà». (…) «Gli spunti vengono proprio dall’ibridazione di mondi diversi. Così, per il lavoratore intellettuale, anche andare al cinema, al teatro, in vacanza non è più una perdita di tempo, ma uno stimolo a intuire delle cose, a capirne delle altre».

Domenico De Masi, Ozio creativo. Conversazione con Maria Serena Palieri, Superbur. Psicologia per tutti. Bur, Rcs Libri, Milano, 2002, capitolo 11: Da «io faccio» a «io sono»,  pgg. 205-210

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