La Realtà e le sue strade
Raimon Panikkar non ha bisogno di presentazioni. Chi ha avuto la fortuna di incontrare quello che è considerato, tra l’altro, il maggior teologo vivente, non può dimenticare il suo sorriso, la sua voce, la bellezza spirituale che irradia e che si tramuta in bellezza fisica. Al suo pensiero, alle sue parole, ci si può abbeverare come fossero una dolce medicina, particolarmente curativa. Ecco cosa scrive nel suo libro La porta stretta della conoscenza.
«Ci sono tre vie per aprirsi alla realtà: la conoscenza empirica dei sensi, la conoscenza intellettuale e l’intuizione mistica, parola questa suffcientemente inquinata da non veicolare più ciò che vorrei dire. Si tratta di un terzo tipo di consapevolezza più olistico, più amoroso o più immediato, cioè esperienziale, ma non concettualizzabile. Poiché il tutto non è la somma delle parti, non vi si arriva analizzando le parti e poi sommandole, ma mediante un’esperienza completa che include i tre occhi, cioè i sensi, l’intelletto e quell’altro senso cui abbiamo dato il nome di mistico – e che fenomenologicamente si potrebbe chiamare fede. Ma in ogni conoscenza reale i tre occhi (i tre organi della conoscenza) operano congiuntamente. La frammentazione del sapere ha portato alla frammentazione della vita umana. È importante recuperare il senso del tutto, ma non di un tutto chiuso, bensì completo – dove questa parola non va intesa in senso peggiorativo. Il linguaggio ci tradisce, ma possiamo essere consapevoli del tradimento».

«Ripetiamo: l’uomo non è esiliato in questa terra e condannato a non conoscere il tutto, cioè la realtà. Non si tratta però di una conoscenza scientifica. Il tò pan dei presocratici non è una consocenza analitica né razionale. È la conoscenza del terzo occhio, che la tradizione cristiana (i Vittorini, per esempio) ha chiamato oculus fidei, l’occhio della fede – non evidentemente delle “verità di fede”, ma di una terza dimensione della realtà che si può chiamare molto diversamente: il Sè, il mistero, il senso della vita, Dio, ecc. Questa conoscenza, per essere reale e quindi vera conoscenza, non può essere avulsa dalla visione fornitaci dagli altri due occhi (i sensi e la ragione). Questo è l’atteggiamento contemplativo. Si capisce allora come sia il cammino verso la libertà e la felicità».
Raimon Panikkar, La porta stretta della conoscenza. Sensi, ragione e fede, a cura di Milena Carrara Pavan, Rizzoli, RCS Libri, Milano, 2005, capitolo IX, Scienza e conoscenza, pgg. 223-24