Verdure alla polinesiana

Il matrimonio definitivo fra la cultura hawaiana e quella americana avvenne nel 1959 quando le isole dell’arcipelago diventarono, formalmente, il 50esimo stato dell’Unione a stelle e strisce. In quegli anni, l’ingenua gastronomia americana, appena sfiorata da influenze polinesiane, non era cosciente che il suo destino, per definizione, sarebbe stato quello di essere un melting pot, un crogiolo di gusti e culture diverse, e ancora non parlava la lingua sofisticata della fusion cuisine. Per festeggiare l’avvenimento, si scatenarono le grigliate in giardino e si indossarono le camicie a colori sgargianti con disegni floreali tipici di quei luoghi anche se, come sottofondo, si preferisce la musica di Elvis Presley a quella originale dell’ukulele isolano.
E Elvis, quasi per ringraziare della scelta, si farà decorare la camera da letto della casa di Graceland, a Memphis, Tennessee, in stile giungla polinesiana e due anni più tardi girerà il film Blue Hawaii, la cui colonna sonora entrerà nella storia con cinque milioni di copie vendute e per venti settimane di fila resterà al primo posto nelle classifiche di vendita. Si dice che al re, the king, come era soprannominato Elvis, piacesse molto l’atmosfera esotica di Waikiki dove, di solito, alloggiava all’Hilton Hawaiian Village Hotel, ai tempi uno degli alberghi più sfarzosi dell’isola. Lo stile della cucina locale, una combinazione di carne e pesce con frutta e vegetali esotici, aveva stregato anche lui che, notoriamente, non si avventurava più in là dell’hamburger. La terrina di verdure in cartoccio alla polinesiana che lo chef dell’Hilton preparava, era uno dei piatti preferiti dal cantante probabilmente perché, oltre a fondere i sapori di tradizioni gastronomiche diverse, si poteva mangiare con le mani, proprio come un hamburger. Al di là dell’esotismo, non era nient’altro che una polpetta vegetale.
Sono anni, ormai, che l’Hilton di Waikiki non ha più questo piatto nel menu. Oggi preferisce offrire ai suoi ospiti una versione aggiornata che affonda le sue radici nei principi della saggezza zen, da una parte, e nell’humus della cultura europea, dall’altra, e il cui credo impone di mantenere i gusti dei singoli ingredienti separati uno dall’altro.
Involtini di verdura
Dosi per 4 persone
1/2 tazza di funghi freschi
1 piccolo scalogno, pelato e tagliuzzato
1 spicchio di aglio, sminuzzato
4 tazze di carote
3/4 di tazza di rape bianche
1 tazza di asparagi
3 tazze di cavolfiore
1 tazza abbondante di acqua bollente
1/2 tazza di gelatina in polvere
3/4 di tazza di latte
2 fogli di alghe nori
4 foglie di basilico fresco
1 tazza di salsa di pomodoro
1 rametto di basilico
4 pomodorini ciliegia
Soffriggere i funghi con l’aglio e lo scalogno. Tagliare le carote e i funghi a fettine molto sottili. Cucinare separatamente per 2, 3 minuti in acqua salata. Ripetere l’operazione con gli asparagi. Ridurre il cavolfiore in purea. A parte, mescolare l’acqua calda e la gelatina e portare a ebollizione. Aggiungere alla purea di cavolfiore la gelatina sciolta e il latte. Stendere sul fondo di una terrina un foglio di plastica, assicurandosi di lasciare un’eccedenza ai lati per poterla poi ricoprire completamente. Alternare uno strato di carote con uno di rape, uno di asparagi con uno di funghi. A questo punto, versare tutto la purea di cavolfiore e continuare a alternare le altre verdure. Coprire con la plastica. Lasciar riposare in frigorifero tutta la notte.
Stendere le alghe su una superficie liscia e appoggiarvi sopra la terrina arrovesciata. Arrotolare come se fosse un grande sushi. Bagnare le estremità delle alghe per sigillare il rotolo di verdure. Tagliare a fette e guarnire con foglie di basilico e pomodorini. Servire con la salsa di pomodoro a parte.