Zen, scrittura e falde acquifere
Una volta tanto un libro umoristico sulla scrittura. Ha più di vent’anni ma è sempre un piacere leggerlo. Il principio da cui parte l’autrice, Natalie Goldberg, è legato alla filosofia Zen, secondo cui “il fine della scrittura è la scrittura, il fine della meditazione è la meditazione, il fine di fare zazen è per l’appunto fare zazen”. Un principio chiaro e lampante, esattamente il contrario a quello che generalmente anima chi decide di mettersi a scrivere anche solo la nota della spesa, che in genere è in uno stato di confusione totale. Chi scrive, invece, deve avere in mente idee precise, massima concentrazione e desiderio di superare se stesso, di non autocensurarsi, di andare oltre i limiti fisici, mentali e spirituali del panorama che lo circonda, fosse un foglio di carta, lo schermo di un computer, una stanza o il mondo intero. Bisogna avere il coraggio di provare, di ammettere che lo stile non è fantastico, che la storia non va a parare da nessuna parte, cancellare e ripetere l’esercizio un numero “x” di volte. Le varianti non si contano e tutto ciò che viene da pensare è che si vorrebbe essere pagati quanto una collaboratrice domestica o un immigrato clandestino. Sì, un tot allora, ma santiddio qualcosa. Chi scrive si accontenta di poco, almeno qui da noi. Per essere felice gli bastano pochi minuti di notorietà, magari in un sito come questo. Warhol insegna.
Natalie Goldberg scrive: «Non preoccupatevi dei vostri talenti e delle vostre capacità: si sviluppano con l’esercizio. Katagiri Roshi ha detto: “Le capacità sono come una falda acquifera sotto la superfiice della terra”. La falda acquifera non appartiene a nessuno, ma chiunque vi può attingere. (…) Basta esercitarsi a scrivere; quando si impara a dar fiducia alla propria voce, allora la si può dirigere. Se volete scrivere un romanzo, scrivetelo. Se vi va di scrivere saggi o racconti, scriveteli. Scrivendoli, imparerete come si fa. Potete star certi che a poco a poco acquisirete le tecniche e il mestiere che vi servono». (…)
«A scrivere si impara scrivendo. Sembra semplice, e loè. Non si impara uscendo da noi stessi per rivolgersi ad autorità esterne che secondo noi sanno come si fa. (…) L’aspetto più tragico del nostro sistema scolastico è che prende i bambini, poeti e narratori per natura, e lo costringe a leggere poesie e racconti per poi prendere le distanze da quello che hanno letto e “parlarne”». (…)
«A scuola si presenta la poesia come se il poeta avesse celato nelle proprie parole una chiave segreta, e fosse compito del lettore trovarla. Ma la poesia non è un romanzo giallo. (…) Imparate a richiamare alla memoria le immagini e i versi esattamente come il poeta li ha creati. Non allontanatevi da quel calore, da quel fuoco, per “parlarne”. Restateci vicini. È così che imparerete a scrivere. Restate vicini all’opera originale. Restate vicini alla vostra mente originale, e scrivete partendo da lì».
In un’intervista, alla domanda se secondo lei l’Ego è coinvolto nella scrittura, la Goldberg ha candidamente detto:
«Well, I call it monkey mind. It tries to undermine all your writing, telling you constantly you’re no good, you shouldn’t be writing, etc, etc. I’ve learned to work with monkey mind, I don’t pay attention to it or let it run my life. Some people follow that voice like it was God, but really, it’s just a little mechanical thing in our minds that is repeating, “You’re no good, I hate you, you shouldn’t try this”. I found out that monkey mind is the guardian at the gate. It guards the jewels. You have to be willing to stand up to it under all circumstances … the jewels aren’t going to be given easily to you».
Natalie Goldberg. Scrivere Zen. Manuale di scrittura creativa. questo libro è dedicato alla pratica della scrittura. Ogni capitolo è un breve esercizio, e gli esercizi sono altrettante finestre che aprendosi, una dopo l’altra, senza un apparente disegno sistematico, ci rivelano a pezzo a pezzo un panorama sconfinato ed esaltante: chi non sentirà, almeno per un istante, l’impulso irresistibile di tuffarcisi dentro, è perduto. Ubaldini Editore, Roma, 1987. I brani sono tratti dal capitolo Attingere alla falda acquifera, pgg. 38 e 39.