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Il silenzio degli hikikomori, i moderni eremiti

9 aprile, 2010 | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia

«La parola hikikomori è la contrazione dell’espressione shakaiteki hikikomori (ritirarsi dalla società). Il termine è stato tradotto in inglese con social withdrawl dallo psichiatra Saito Tamaki, uno degli esperti più qualificati del settore, impegnato da anni nell’assistenza e nel trattamento di hikikomori», scrive Renato Filippini nel suo articolo Eclisse giovanile nel Sol Levante. Hikikomori e il suo contesto sociale per i Quaderni del Centro Studi Asiatico.

Filippini continua. «Il termine hikikomori è la forma sostantivizzata di due verbi: hiku, indietreggiare, e komoru, isolarsi, nascondersi. (…) Si parla di hikikomori laddove si riscontra una tendenza all’auto-isolamento per almeno sei mesi, soprattutto nella fascia d’età che va dai 14 ai 30 anni. Il primo passo verso questa particolare condizione sembra essere l’abbandono scolastico, seguito dal rifiuto graduale di qualsiasi contatto con l’ambiente esterno. I dati (…) calcolano che siano più di un milione, vale a dire l’1% della popolazione di cui oltre il 90% di sesso maschile. La loro estrazione sociale è solitamente medio-alta (…). In genere è figlio unico oppure primogenito sul quale la società giapponese ripone diverse aspettative (…) e grava di molte responsabilità (…)».

«Intervistatore. “Secondo lei c’è una possibilità che il fenomeno hikikomori si estenda al resto del mondo o lo si deve considerare un fenomeno tipicamente giapponese?”»

«Saito Tamaki. “Io penso che il fenomeno hikikomori sia equivalente al fenomeno dei giovani senza fissa dimora in Europa e in America. In entrambi i casi si emarginano dalla società, con la differenza che in Giappone lo fanno restando nelle loro case. Per questo non penso che il fenomeno possa estendersi ad altri Paesi. Ho ricevuto molte e-mail anche dall’Italia. Un altro Paese è l’Inghilterra. Sono stato intervistato dalla BBC circa cinque anno fa e grazie a loro molte persone nel mondo sono venute a conoscenza del fenomeno. Oggi i Paesi colpiti da questo fenomeno sono il Giappone e la Corea, che sono aree di cultura confuciana, le cui società hanno assimilato il Confucianesimo* e in particolare il concetto di pietà filiale. Sono culture in cui la pietà filiale è un valore molto enfatizzato. I genitori accudiscono i figli per essere da questi accuditi in vecchiaia, nel rispetto dell’alternanza dei ruoli. In America e in Inghilterra, una volta diventati adulti, i figli lasciano la casa paterna; in Giappone invece rimanere in casa è normale. Qui li chiamiamo parasite single, mentre in Italia si chiamano mammoni“».

«Intervistatore. “Facendo un confronto tra Italia e Giappone possiamo notare che le cause del disagio giovanile sono le stesse (bullismo nelle scuole, mancanza di interessi o di modelli in famiglia, ecc.). Tuttavia in Italia non esiste un fenomeno simile allo hikikomori. Un giovane in Italia, piuttosto che chiudersi nella propria stanza, è più facile che reagisca al suo disagio sociale finendo nella microcriminalità, drogandosi o avendo disturbi alimentari quali l’anoressia e la bulimia. I giapponesi, che vivono in una società più attenta la gruppo e all’armonia, invece di reagire in modo concreto, sembrano preferire il silenzio”».

Renato Filippini conclude così il suo articolo:

«Questi giovani in reclusione volontaria evidenziano silenziosamente il disagio che provano nei confronti della società attuale, un disagio così forte che li costringe prima di tutto a isolarsi dal gruppo sociale e a ricercare uno spazio in cui possono vivere in solitudine. Un paragone analogo forse si potrebbe ricercare nella contestazione degli anni ‘60, contestazione che ebbe luogo in varie parti del mondo, anche se in diversi periodi e con diverse modalità. Anche gli hikikomori stanno portando avanti una contestazione ma, al contrario di quella degli anni ‘60, la loro è silenziosa. Essi non scendono in piazza a migliaia ma, al contrario, ciascuno si barrica in casa. Anzi in quella stanza che ora è diventata l’unico spazio protetto e sicuro dove trascorrere la loro tormentata esistenza».

*L’insieme delle dottrine etico-politiche predicate da Confucio (551?-479 a.C.). Secondo questa dottrina, nata allo scopo di mantenere l’ordine sociale, le virtù-chiave che l’uomo deve perseguire sono il dovere filiale, l’altruismo, comportamento sociale, e la lealtà-fedeltà verso lo Stato. La sua introduzione in Giappone risale circa alla metà del VII secolo, influenzandone profondamente la cultura.

L’articolo Eclisse giovanile nel Sol Levante. Hikikomori e il suo contesto sociale, è stato redatto da Renato Filippini. Pgg. 47-56, Quaderni del Centro Studi Asiatico, 5/1, 2010, rivista diretta da Tiziano Tosolini, missionario saveriano in Giappone.

Sull’argomento è stato pubblicato in Italia Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Carla Ricci, Franco Angeli editore, Milano, 2008.

Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una generazione perduta. M. Ziekenziger, traduzione di F. Bernabei, Elliot, Roma, 2008.

3 Commento a “Il silenzio degli hikikomori, i moderni eremiti”

  1. Orlando scrive:

    gossiped@petals.counting” rel=”nofollow”>.…

    спс за инфу!…


  2. matthew scrive:

    unpunished@rte.effortless” rel=”nofollow”>.…

    good!…


  3. Miguel scrive:

    marks@cigar.norma” rel=”nofollow”>.…

    tnx for info!!…