Apache

«Grande Spirito, preservami dal giudicare
un uomo prima di aver percorso
un miglio nei suoi mocassini».
Proverbio Apache

«Grande Spirito, preservami dal giudicare
un uomo prima di aver percorso
un miglio nei suoi mocassini».
Proverbio Apache
Ho appena letto sull’edizione online del New York Times l’articolo Does religion Oppress Women di Nicholas D. Kristof e sento l’urgenza di ripubblicarne la parte che riporta un discorso pronunciato recentemente da Jimmy Carter, ex presidente dgli Stati Uniti e premio Nobel per la pace, nonché ministro di culto della Chiesa Evangelica. Ecco le sue testuali parole:
Tags: Con parole sue, Religione«It is ironic that women are now welcomed into all major professions and other positions of authority, but are branded as inferior and deprived of the equal right to serve God in positions of religious leadership. The plight of abused women is made more acceptable by the mandated subservience of women by religious leaders».
«The truth is that male religious leaders have had – and still have – an option to interpret holy teachings either to exalt or subjugate women. They have, for their own selfish ends, overwhelmingly chosen the latter. Their continuing choice provides the foundation or justification for much of the pervasive persecution and abuse of women throughout the world. This is in clear violation not just of the Universal Declaration of Human Rights but also the teachings of Jesus Christ, the Apostle Paul, Moses and the prophets, Muhammad, and founders of other great religions – all of whom have called for proper and equitable treatment of all the children of God. It is time we had the courage to challenge these views and set a new course that demands equal rights for women and men, girls and boys».
«At their most repugnant, the belief that women are inferior human beings in the eyes of God gives excuses to the brutal husband who beats his wife, the soldier who rapes a woman, the employer who has a lower pay scale for women employees, or parents who decide to abort a female embryo. It also costs many millions of girls and women control over their own bodies and lives, and continues to deny them fair and equal access to education, health care, employment, and influence within their own communities».

In California ci siamo raffinati nell’arte tutta americana del barbecue. Il nostro maestro indiscusso era Christian. Christian si trasferì a Los Angeles una sera di marzo. Aveva lasciato New York che ancora nevicava. Lo accolse una California in versione eterna primavera, una di quelle notti magiche in cui ti chiedi se è l’aria che sa di mimosa o se sei tu che hai esagerato con il profumo. Christian lavorava per una banca tedesca. Sua moglie, Lisanne, lavorava per una casa editrice americana. Prima di partire lei ci telefonò esponendoci uno strano problema: ma a Los Angeles dove si lava la biancheria? Dapprima non capimmo. La biancheria si lava in lavatrice, o no? Poi ci ricordammo che a New York, visto lo spazio ridotto, generalmente non si tengono lavatrice e asciugatrice in casa, ma ogni palazzo ha un locale comune negli scantinati che serve tutti gli inquilini. A Los Angeles non è così e si possono tenere gli elettrodomestici dove si vuole: in casa, nel retrocucina o in garage. Ma la domanda era sintomatica della percezione che i nuovaiorchesi hanno della California, terra selvaggia. Pensammo: speriamo bene.
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Nell’anno Mille la Val d’Emme è immobile. L’Emme è il fiume che nasce tra le montagne di Berna e, scorrendo, per forza d’inerzia unisce il lago di Brienz al fiume Aar, affluente di sinistra del Reno. Le mucche pascolano tranquille inseguendo il loro destino fino a far esplodere le mammelle. I contadini le mungono due volte al giorno e raccolgono il latte in grandi contenitori. I batteri fermentano nel latte ma vi rimangono imprigionati: nemmeno loro riescono a scappare dalla Val d’Emme. Il gas che i batteri producono si concentra in alcuni punti della pasta e forma dei buchi. I buchi sono l’essenza del formaggio Emmentaler, il formaggio della val d’Emme. Continua a leggere »
Tags: Svizzera
È sabato mattina e tira vento a San Francisco. Le raffiche sbattono la pioggia sulle vetrine dei negozi di North Beach, il quartiere italiano e cuore letterario della città, al confine tra Chinatown, il Distretto finanziario e l’Embarcadero. La pioggia non risparmia City Lights, la libreria che Lawrence Ferlinghetti, poeta, editore ed esponente di punta della Beat Generation, apre nel 1953 al 261 di Columbus Avenue, la via principale di North Beach, appena passata Broadway. Subito diventa il ritrovo di artisti e letterati e tuttora è una delle librerie e case editrici più famose al mondo. Di qua sono passati tutti gli scrittori della generazione perduta: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Borroughs, Neal Cassidy.
A mezzogiorno, dopo aver comprato una mezza dozzina di libri, ho una voglia di caffè che mi porta via. Un espresso vero, intendo dire, non un surrogato qualsiasi. Attraverso la strada, prendo una salitina, incrocio Grant Avenue e proprio all’angolo, al 609 di Vallejo Drive, mi imbatto nel Caffè Trieste. Entro, mi faccio largo tra i turisti, ordino un espresso e, sempre in inglese, chiedo: questo locale ha un nome di fantasia o il proprietario era di Trieste? La signorina che serve al banco mi guarda fisso negli occhi e poi mi dice: Mio nonno xe de vizin de Trieste. Lei la xe de Muggia? No, de piazza Garibaldi, dico io. Good, bene. Nono xe de Rovigno. Per un attimo rimango senza parole. È evidente che la ragazza, da dietro la macchina dell’espresso, sta controllando la veridicità delle mie origini. Nono non xe qua, el vien dopo pranzo per el conzerto dele due, aggiunge in un triestino un po’ arrugginito. Concerto? Si, semo una famia de cantanti. I vien de tute le parti per scoltarne. Arie de la Bohème ma anche canzoni country&western. Voglio conoscere suo nonno, dico. Se la spetta, lo ciamo a casa. Confabulano al telefono, il nonno mi vuole parlare – in dialetto, naturalmente – e quando capisce che, per davvero, vengo da Trieste, la sua gioia diventa incontenibile. Femo l’intervista prima del conzerto. Va ben tra un’oreta? D’accordo. Vado in albergo a prendere il registratore e torno. Continua a leggere »