Zen, scrittura e falde acquifere
Una volta tanto un libro umoristico sulla scrittura. Ha più di vent’anni ma è sempre un piacere leggerlo. Il principio da cui parte l’autrice, Natalie Goldberg, è legato alla filosofia Zen, secondo cui “il fine della scrittura è la scrittura, il fine della meditazione è la meditazione, il fine di fare zazen è per l’appunto fare zazen”. Un principio chiaro e lampante, esattamente il contrario a quello che generalmente anima chi decide di mettersi a scrivere anche solo la nota della spesa, che in genere è in uno stato di confusione totale. Chi scrive, invece, deve avere in mente idee precise, massima concentrazione e desiderio di superare se stesso, di non autocensurarsi, di andare oltre i limiti fisici, mentali e spirituali del panorama che lo circonda, fosse un foglio di carta, lo schermo di un computer, una stanza o il mondo intero. Bisogna avere il coraggio di provare, di ammettere che lo stile non è fantastico, che la storia non va a parare da nessuna parte, cancellare e ripetere l’esercizio un numero “x” di volte. Le varianti non si contano e tutto ciò che viene da pensare è che si vorrebbe essere pagati quanto una collaboratrice domestica o un immigrato clandestino. Sì, un tot allora, ma santiddio qualcosa. Chi scrive si accontenta di poco, almeno qui da noi. Per essere felice gli bastano pochi minuti di notorietà, magari in un sito come questo. Warhol insegna.
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