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1. Oroscopi, Rob Brezsny e lo Yoga Sciamanico

1 ottobre, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Psicologia, Ricette, Ricette di scrittura, Spiritualità

Nella vita ho pochi appuntamenti fissi, anzi, ne ho uno solo, il venerdì mattina all’alba, con Rob Brezsny. Brezsny è il mio astrologo di fiducia, mio e di milioni di americani, sudamericani, europei e di chissà quanti altri lettori al mondo. Anche perché il suo oroscopo compare, come per incanto, alle 00.00 di ogni venerdì, compatibilmente con il fuso orario. Per leggerlo, entro nel sito della rivista Internazionale, che lo pubblica tradotto in italiano.

Poeta, scrittore, musicista, Brezsny vive in California dove scrive oroscopi “letterari” e ha fondato il Beauty and Truth Laboratory, il Laboratorio per la bellezza e la verità, “una tribù di fanatici della speranza, un ricettacolo di amorevoli geni e virtuosi nell’arte di evocare la felicità”. È anche l’autore di La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 metodi per diventare selvaggiamente felici, un bestseller pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2006.

Rob Brezsny (immagine scaricata dal web)

Rob Brezsny (immagine scaricata dal web)

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Zen, scrittura e falde acquifere

7 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Ricette di scrittura

Una volta tanto un libro umoristico sulla scrittura. Ha più di vent’anni ma è sempre un piacere leggerlo. Il principio da cui parte l’autrice, Natalie Goldberg, è legato alla filosofia Zen, secondo cui “il fine della scrittura è la scrittura, il fine della meditazione è la meditazione, il fine di fare zazen è per l’appunto fare zazen”. Un principio chiaro e lampante, esattamente il contrario a quello che generalmente anima chi decide di mettersi a scrivere anche solo la nota della spesa, che in genere è in uno stato di confusione totale. Chi scrive, invece, deve avere in mente idee precise, massima concentrazione e desiderio di superare se stesso, di non autocensurarsi, di andare oltre i limiti fisici, mentali e spirituali del panorama che lo circonda, fosse un foglio di carta, lo schermo di un computer, una stanza  o il mondo intero. Bisogna avere il coraggio di provare, di ammettere che lo stile non è fantastico, che la storia non va a parare da nessuna parte, cancellare e ripetere l’esercizio un numero “x” di volte. Le varianti non si contano e tutto ciò che viene da pensare è che si vorrebbe essere pagati quanto una collaboratrice domestica o un immigrato clandestino. Sì, un tot allora, ma santiddio qualcosa. Chi scrive si accontenta di poco, almeno qui da noi. Per essere felice gli bastano pochi minuti di notorietà, magari in un sito come questo. Warhol insegna.

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Jorge Luis Borges e la realtà della fiaba

1 febbraio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Ricette di scrittura

«Mi piacerebbe che oggi parlassimo di una cosa che molti desiderano sapere. Di come cioè, si produce in lei il processo della scrittura: come ha inizio nel suo intimo una poesia o un racconto. (…)»

«Comincia con una specie di rivelazione. Uso questa parola in modo modesto, non presuntuoso. A un tratto so che sta per accadere qualcosa e questo può essere, se si tratta di un racconto, il principio o la fine di esso. Se è una poesia, è invece un’idea più generale; a volte è stato il primo verso a essermi suggerito. Qualcosa insomma mi viene dato; poi intervengo io, e forse a questo punto si rovina tutto … Nel caso di un racconto, conosco il principio, il punto di partenza, e il fine, la meta da raggiungere. Ma debbo scoprire, coi miei mezzi limitati, che cosa succede tra il principio e la fine. E ci sono altri problemi da risolvere, per esempio se è opportuno che il fatto sia raccontato in prima o in terza persona. Poi bisogna cercare l’epoca adatta al racconto; la mia soluzione personale è, lo trovo più comodo, situarlo nell’ultima decade dell’Ottocento». (…)

«Io (…) scelgo un’epoca un po’ lontana, un luogo un po’ distante, e questo mi accorda libertà, posso … fantasticare, magari falsificare. Posso mentire senza che nessuno se ne accorga e soprattutto, senza che io stesso me ne accorga, giacché è necessario che uno scrittore che scrive una favola, per quanto fantastica possa essere, creda, sul momento, alla realtà della favola».

Dallo scaffale dietro la mia scrivania

Jorge Luis Borges, Conversazioni (con Osvaldo Ferrari), Tascabili Bompiani, RCS, Milano, 2000, traduzione di Francesco Tentori Montaldo, cap. 6: Come nasce e si fa un testo di Borges, pg. 50, 51.

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