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	<title>Alchimie &#187; Natale</title>
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	<description>Queste sono le storie che vi voglio raccontare</description>
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		<title>Giovanni Pascoli e la Befana</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 08:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Befana]]></category>
		<category><![CDATA[Con parole sue]]></category>

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		<description><![CDATA[La Befana
Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
 Come è stanca! La circonda
 neve, gelo e tramontana.
 Viene viene la Befana.
 Ha le mani al petto in croce,
 e la neve è il suo mantello
 ed il gelo il suo pannello
 ed il vento la sua voce.
 Ha le mani al petto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La Befana</strong></em></p>
<p><em>Viene viene la Befana</em></p>
<p><em>vien dai monti a notte fonda.</em></p>
<p><em> Come è stanca! La circonda</em></p>
<p><em> neve, gelo e tramontana.</em></p>
<p><em> Viene viene la Befana.</em></p>
<p><em> Ha le mani al petto in croce,</em></p>
<p><em> e la neve è il suo mantello</em></p>
<p><em> ed il gelo il suo pannello</em></p>
<p><em> ed il vento la sua voce.</em></p>
<p><em> Ha le mani al petto in croce.</em></p>
<p><em> E s’accosta piano piano</em></p>
<p><em> alla villa, al casolare,</em></p>
<p><em> a guardare, ad ascoltare</em></p>
<p><em> or più presso or più lontano.</em></p>
<p><em> Piano piano, piano piano.</em></p>
<p>Giovanni Pascoli</p>
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		<title>I Magi, sacerdoti del culto di Zoroastro</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 08:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Re Magi]]></category>

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		<description><![CDATA[“In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’Oriente e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui Persiani, il secondo Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il Paese degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’Oriente e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui Persiani, il secondo Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il Paese degli Arabi. (…) Messisi d’accordo, si riunirono in uno stesso luogo e la stella, precedendoli, li guidava con i loro seguiti. (…) Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, re degli Indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamono e dell’incenso e altri profumi. Il terzo, re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di grande valore e perle fini”. </em></p>
<p>Vangelo secondo Matteo.</p>
<p><strong>Il 26 dicembre dell’Anno Zero dell’Era Moderna, tre sacerdoti del culto di Zoroastro, grandi esperti di astrologia</strong> (la tradizione vuole che fossero Magi, cioè <em>magni</em> –  grandi nella sapienza – ma anche <em>maghi</em>, dal greco <em>magoi</em>, ovvero filosofi e scienziati) si misero in viaggio da imprecisati luoghi dell’impero persiano in sella ai loro cammelli. Seguirono la rotta indicata da una stella più luminosa delle altre che era comparsa nei loro cieli la notte precedente e che li avrebbe portati verso Occidente, verso Gerusalemme, per rendere omaggio al neonato Re dei Giudei. I sacerdoti, che vestivano abiti di foggia inconsueta e portavano doni misteriosi, erano Melchiorre, un vecchio dai capelli bianchi, con una folta barba e lunghe chiome ricciute; Gaspare, un giovane imberbe e Baldassarre, di carnagione olivastra e con una barba considerevole. Il titolo di “Re” pare sia stato aggiunto da Tertulliano di Cartagine, teologo nato nel 155 d. C.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-961" title="I Re Magi provenienti dalla Persia con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio. Mosaico, Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Ravenna, c.ca 600. Courtesy &quot;Il Natale Ideale&quot;, Finiper, 2006" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/01/Magi-ravenna-apollinare-530x359.jpg" alt="I Re Magi provenienti dalla Persia con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio. Mosaico, Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Ravenna, c.ca 600." width="530" height="359" /></p>
<p>Giunti a Gerusalemme il 6 gennaio, dopo dodici giorni di viaggio, i Magi fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, e chiesero dove si trovasse “il Re che era nato e di cui abbiamo visto sorgere la stella”. Erode, venuto così a sapere che Gesù era nato a Betlemme, invitò i Magi a fargli un resoconto del luogo quando fossero passati dalla sua reggia sulla via del ritorno. Ma i Tre Re, dopo l’adorazione del Divino Bambino, ebbero un sogno premonitore che li consigliava di tornare nei loro Paesi percorrendo una strada diversa. Sentitosi ingannato, Erode ordinò di uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, nella speranza che Gesù fosse tra loro. Eccidio che è passato alla storia con il nome di Strage degli Innocenti.</p>
<p><span id="more-960"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-962" title="Botticelli: Adorazione" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/01/imm49-BOTTICELLI-adorazione-530x435.jpg" alt="Botticelli: Adorazione" width="530" height="435" /></p>
<p>Dopo essersi inginocchiati davanti a colui che, se pur in fasce, era, secondo le profezie, il Salvatore, i Magi “aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. L’Oro offerto da Baldassarre è il più nobile dei metalli, emblema dello spirito e dell’eternità, e il suo colore giallo rappresenta la saggezza. L’Incenso – dal latino <em>incedere</em>, cosa accesa – è una sostanza impalpabile originaria dell’India e della Penisola Arabica, che aveva valore propiziatorio sia in Oriente sia nella stessa Roma. Portando in dono a Gesù l’Incenso, Melchiorre – quello dei Magi che aveva la pelle scura – riconosceva l’indissolubile legame del Bambino con il soprannaturale. La polvere di Mirra, una resina estratta da una rara pianta aromatica che cresce nell’Arabia meridionale, veniva anticamente usata per l’imbalsamazione dei corpi. Il dono della Mirra offerto da Gaspare, il più giovane dei Magi, rappresenta l’immortalità.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-964" title="I Re Magi rappresentati nella lunetta del portale della chiesa di S.Eustorgio a Milano" src="http://www.patriziasanvitale.com/wp-content/personaluploads/2010/01/Magi21-530x361.jpg" alt="I Re Magi rappresentati nella lunetta del portale della chiesa di S.Eustorgio a Milano" width="530" height="361" /></p>
<p>Non solo i doni, ma le figure stesse dei Re Magi sono cariche di significato: rappresentano le tre fasi della vita – la giovinezza, la maturità e la vecchiaia – e le tre popolazioni del mondo allora conosciuto: l’Europa, l’Asia, l’Africa.</p>
<p>Ma è la stessa iconografia della Natività ad essere ricca di emblemi. Maria è l’emblema dell’amore e della sofferenza materni e icona della Chiesa. Giuseppe è simbolo di umiltà e dedizione. I pastori evocano la Palestina, la Terra Promessa a Mosé. La mangiatoia che accoglie Gesù è il nutrimento simbolico per l’anima dei credenti. Le pecore rappresentano l’onestà, il candore e l’ingenuità; i cani la fedeltà assoluta. L’asino è simbolo di intelligente umiltà e della natura inferiore dell’uomo. Il bue, emblema di fertilità e fecondità in Egitto e in molte altre culture, impersona il principio generativo. L’alito che i due animali soffiano sul Bambino Divino, è inteso come il soffio vitale che alimenta il suo spirito. La stalla indica la povertà mentre la palma è l’albero della pace e dell’abbondanza. L’astro che la leggenda vuole sia la stella di Betlemme o stella della Profezia, spesso rappresentata come una cometa, è la luce che nutre, conforta, guarisce. Infine, tutto intorno, c’è il deserto. Perché il deserto è, per antonomasia, il luogo dal fascino misterioso dove si rigenera l’anima umana.</p>
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		<title>Capodanno, ostriche e Casanova</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 08:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raffinata e gustosa, l’ostrica è il modo migliore per concludere degnamente la fine dell’anno sia che si scelga di organizzare un grande party sia che si opti per una cenetta intima e romantica. La leggenda che le ostriche siano afrodisiache è in relazione all’alto contenuto di vitamine del gruppo B e ai sali minerali, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Raffinata e gustosa, l’ostrica è il modo migliore per concludere degnamente la fine dell’anno</strong> sia che si scelga di organizzare un grande party sia che si opti per una cenetta intima e romantica. La leggenda che le ostriche siano afrodisiache è in relazione all’alto contenuto di vitamine del gruppo B e ai sali minerali, in particolare lo zinco. A questo proposito si narra che Giacomo Casanova – famoso per le sue avventure galanti – fosse un estimatore di ostriche e che iniziasse la giornata mangiandone 50 a colazione. I molluschi si servono crudi in piatti da 12 dopo averne pulito il guscio ma senza sciacquarli.</p>
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		<title>Vischio, o la scopa del fulmine</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 08:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vischio – pianta ritenuta magica e curativa che non affonda le radici nella terra ma vive sulla corteccia di alcuni alberi – è uno dei simboli del solstizio d’inverno. Per queste sue caratteristiche, in passato, i popoli del Nord Europa ribattezzarono il vischio “scopa del fulmine”, in quanto credevano che nascesse dall’impatto tra un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il vischio – pianta ritenuta magica e curativa che non affonda le radici nella terra </strong>ma vive sulla corteccia di alcuni alberi – è uno dei simboli del solstizio d’inverno. Per queste sue caratteristiche, in passato, i popoli del Nord Europa ribattezzarono il vischio “scopa del fulmine”, in quanto credevano che nascesse dall’impatto tra un fulmine e il tronco di un albero.</p>
<p>Secondo la leggenda, la scintilla che ne scaturisce sarebbe un’emanazione divina e il suo significato intrinseco è strettamente legato al concetto alchemico di Oro filosofale, tanto più che il ramo di vischio assume una bella colorazione dorata qualche mese dopo essere stato tagliato. Questa è la ragione per cui, ancora oggi, si regala il vischio a Natale.</p>
<p>Prima della nascita di Gesù, la pianta era associata a Venere, dea dell’amore, ed è a lei che si rifà l’usanza di baciarsi sotto il vischio.</p>
<p>Con l’avvento della religione cristiana, il concetto di amore tra due persone fu esteso all’umanità intera.</p>
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		<title>Melagrana</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 08:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’albero del melograno – Punica granatum – cresceva originariamente nel Punjab, in India, e nei territori  che si estendono a sud del Caucaso, da dove si è diffuso in Asia Minore e poi nel bacino del Mediterraneo.
La pianta è da sempre considerata simbolo di fecondità, femminilità e prosperità. Nel libro dell’Esodo, Dio ordina ad Aronne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’albero del melograno – <em>Punica granatum</em> – cresceva originariamente nel Punjab, in India,</strong> e nei territori  che si estendono a sud del Caucaso, da dove si è diffuso in Asia Minore e poi nel bacino del Mediterraneo.</p>
<p>La pianta è da sempre considerata simbolo di fecondità, femminilità e prosperità. Nel libro dell’<em>Esodo</em>, Dio ordina ad Aronne, fratello maggiore di Mosé, di far ricamare sul bordo della sua veste sacerdotale “melegrane di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto” in segno di sacralità. E re Salomone fece scolpire melegrane sui capitelli delle colonne del suo palazzo, assurgendo questi frutti a coroncina, anche a simbolo di regalità.</p>
<p>Nell’iconografia medioevale e rinascimentale la melagrana aperta è simbolo di amore. Nella <em>Madonna della melagrana</em> dipinta dal pittore fiorentino Sandro Botticelli (1445-1510), il frutto aperto che lascia vedere i semi rappresenta tra l’altro la Fondazione della Chiesa in cui sono riuniti i popoli della Terra e le loro tradizioni.</p>
<p>If you look at a list of the most popular Christmas songs, you’ll find that the writers are disproportionately Jewish: Irving Berlin’s “White Christmas,” “The Christmas Song” (yes, Mel Tormé was Jewish), “Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!,” “I’ll Be Home for Christmas,” “Silver Bells,” “Santa Baby,” “Rudolph the Red-Nosed Reindeer” and “Winter Wonderland” — perennial, beloved and, mostly, written for the sheet music publishers of Tin Pan Alley, not for a show or film.</p>
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		<title>Lenticchia, Giacobbe e Esaù</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 08:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Capodanno]]></category>
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		<description><![CDATA[Fin dall’antichità, la lenticchia ha ispirato simboli, usanze e proverbi.
La tradizione vuole che sia di buon augurio mangiare le lenticchie a Capodanno perché assomigliano a delle monetine, mentre il modo di dire “per un piatto di lenticchie” è ispirato a un dialogo tra Giacobbe, il capostipite del popolo ebraico, e il fratello gemello Esaù tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fin dall’antichità, la lenticchia ha ispirato simboli, usanze e proverbi.</strong></p>
<p>La tradizione vuole che sia di buon augurio mangiare le lenticchie a Capodanno perché assomigliano a delle monetine, mentre il modo di dire “per un piatto di lenticchie” è ispirato a un dialogo tra Giacobbe, il capostipite del popolo ebraico, e il fratello gemello Esaù tratto dalla <em>Genesi</em>, in cui Esaù, stanco e affamato, accettò di cedere al fratello il diritto di primogenitura appunto “per un piatto di lenticchie”.</p>
<p>Da allora, l’espressione definisce un corrispettivo inadeguato al valore di ciò che si dà in cambio.</p>
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		<title>Spumante e l&#8217;Iliade di Omero</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 08:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Spumante]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia dello spumante italiano comincia nel 1850 in provincia di Alessandria con un giovane e intraprendente commerciante di vini, Carlo Gancia, che volle applicare il metodo champenoise sulle profumate uve dei vitigni di moscato bianco – importate in Piemonte nel Seicento dagli spagnoli.
Ma la storia dell’umanità è ricca di citazioni ante litteram, come quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La storia dello spumante italiano comincia nel 1850 in provincia di Alessandria </strong>con un giovane e intraprendente commerciante di vini, Carlo Gancia, che volle applicare il metodo champenoise sulle profumate uve dei vitigni di moscato bianco – importate in Piemonte nel Seicento dagli spagnoli.</p>
<p>Ma la storia dell’umanità è ricca di citazioni <em>ante litteram</em>, come quella che compare già nell’Iliade. Omero, descrivendo le raffigurazioni che impreziosivano lo scudo di Achille, narra di contadini rifocillati da un “nappo spumante di dolcissimo Bacco”.</p>
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		<title>Zampone o cotechino?</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 08:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cotechino]]></category>
		<category><![CDATA[Zampone]]></category>

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		<description><![CDATA[Correva l’anno 1511, Papa Giulio II – lo stesso che fece costruire la nuova basilica di San Pietro – ordinò alle sue milizie di assediare la fiorente signoria di Mirandola, città fedele ai francesi, nei pressi di Modena. Ma i contadini, pur di non lasciare i maiali agli invasori, decisero di ammazzarli tutti. Per fortuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Correva l’anno 1511, Papa Giulio II – lo stesso che fece costruire la nuova basilica di San Pietro</strong> – ordinò alle sue milizie di assediare la fiorente signoria di Mirandola, città fedele ai francesi, nei pressi di Modena. Ma i contadini, pur di non lasciare i maiali agli invasori, decisero di ammazzarli tutti. Per fortuna uno dei cuochi della famiglia principesca ebbe l’idea di tritare la carne, speziarla e insaccarla nella cotenna, da cui ha origine il termine <strong>cotechino</strong>.  In questo modo la carne si conservò a lungo. Verso la fine del Settecento, poi, il cotechino di Modena sostituì la salsiccia gialla che aveva reso la città famosa già nel Rinascimento.</p>
<p>Lo<strong> zampone</strong> – come dice la parola stessa – è invece un insaccato di carne mista conservato nella pelle di una zampa di maiale.</p>
<p>Cotechino o zampone che sia, si mangiano accompagnati da lenticchie, purea di patate, crauti.</p>
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		<title>È nato! Alleluia!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
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		<description><![CDATA[È nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Guido Gozzano
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>È nato il sovrano bambino,</em></p>
<p><em>è nato! Alleluia, alleluia!</em></p>
<p><em>La notte che già fu sì buia</em></p>
<p><em>risplende di un astro divino.</em></p>
<p>Guido Gozzano</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Torrone e marzapane: dai Visconti a Leonardo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Le origini italiane del torrone risalirebbero al 25 ottobre 1441 quando a Cremona, in occasione del banchetto in onore delle nozze tra il duca Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, fu servito un dolce molto compatto composto da mandorle, miele e bianco d’uovo. Per la forma, i pasticceri si erano ispirati al Torrazzo, la torre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le origini italiane del torrone risalirebbero al 25 ottobre 1441</strong> quando a Cremona, in occasione del banchetto in onore delle nozze tra il duca Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, fu servito un dolce molto compatto composto da mandorle, miele e bianco d’uovo. Per la forma, i pasticceri si erano ispirati al Torrazzo, la torre campanaria del Duomo della città, ai tempi noto come Torrazzo. Da allora la diffusione del torrone si estende così tanto che nel 1572 un decreto del Senato di Milano stabilisce che “il torrone sia venduto in scatole dal peso stabilito, per evitare imbrogli ai danni del consumatore”. Inoltre, gli ambasciatori di Cremona lo scelgono come dono di Natale da inviare alle personalità più influenti della vicina Milano e ad alcuni alti funzionari spagnoli.</p>
<p>Ma già nel trattato <em>De medicinis e cibis semplicibus</em> scritto da Abdul Mutarrif, medico di Cordova e tradotto intorno al 1100 da Gherardo Cremonese, veniva citato un dolce arabo, il <em>turun</em>. Sarebbero stati infatti gli arabi – che avrebbero ricevuto le mandorle dai cinesi – a far conoscere questo dolce nel bacino del Mediterraneo, in particolare in Sicilia, in Spagna e a Cremona, strategico porto fluviale sul Po. Per non parlare dei romani che, secondo lo storico latino Tito Livio, già nel I secolo a.C. apprezzavano la <em>cupedia</em>, una leccornia a base di miele e mandorle cotte a bagnomaria.</p>
<p>Dai tempi antichi a oggi, decine sono le varietà regionali. La ricetta tradizionale del moderno torrone di Cremona prevede che si confezioni con zucchero e canditi; nel resto della Lombardia, il torrone si ricopre con il cioccolato; nel Veneto le mandorle sono esiccate ma non tostate, mentre in Abruzzo si impasta con cioccolato e nocciole. A Tonara, in Sardegna, oltre a mandorle e albume, si aggiungono noci o nocciole, e il miele sostituisce lo zucchero. San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento, è la patria gastronomica dei <em>Torroncini</em> a base di mandorle, nocciole e cioccolato. Ed è proprio a questo laboratorio artigianale che, verso la metà dell’Ottocento, si rivolge Ferdinando I di Borbone, re di Napoli, quando vuole fare un regalo speciale alla moglie Maria Carolina d’Austria. Nasce così il Torrone della Regina nel cui impasto le mandorle sono sostituite dalla frutta candita.</p>
<p>A sentire Leonardo da Vinci, la Firenze del Rinascimento avrebbe avuto gusti leggermente diversi, quanto meno avrebbe amato una leccornia più morbida, il Marzapane. Scrive Leonardo nelle sue <em>Note di cucina</em>: “Il marazapane, realizzato appositamente per me, per le mie piccole sculture dalle suore della Santa Corona, è fatto con mandorle, miele e albume d’uova, ma le dosi le conoscono solo loro, e viene poi cotto in forno per il tempo stabilito dalla Madre Superiora. Ho tristemente notato che il mio Sire Lodovico e la sua corte si sono mangiati le mie sculture fino all’ultima briciola, perciò adesso, se voglio che le mie opere sopravvivano, sarò costretto a trovare un altro materiale, meno gradito ai loro palati.</p>
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