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Giovanni Pascoli e la Befana

6 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Natale

La Befana

Viene viene la Befana

vien dai monti a notte fonda.

Come è stanca! La circonda

neve, gelo e tramontana.

Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,

e la neve è il suo mantello

ed il gelo il suo pannello

ed il vento la sua voce.

Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano

alla villa, al casolare,

a guardare, ad ascoltare

or più presso or più lontano.

Piano piano, piano piano.

Giovanni Pascoli

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I Magi, sacerdoti del culto di Zoroastro

5 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Natale, Spiritualità

“In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’Oriente e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui Persiani, il secondo Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il Paese degli Arabi. (…) Messisi d’accordo, si riunirono in uno stesso luogo e la stella, precedendoli, li guidava con i loro seguiti. (…) Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, re degli Indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamono e dell’incenso e altri profumi. Il terzo, re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di grande valore e perle fini”.

Vangelo secondo Matteo.

Il 26 dicembre dell’Anno Zero dell’Era Moderna, tre sacerdoti del culto di Zoroastro, grandi esperti di astrologia (la tradizione vuole che fossero Magi, cioè magni –  grandi nella sapienza – ma anche maghi, dal greco magoi, ovvero filosofi e scienziati) si misero in viaggio da imprecisati luoghi dell’impero persiano in sella ai loro cammelli. Seguirono la rotta indicata da una stella più luminosa delle altre che era comparsa nei loro cieli la notte precedente e che li avrebbe portati verso Occidente, verso Gerusalemme, per rendere omaggio al neonato Re dei Giudei. I sacerdoti, che vestivano abiti di foggia inconsueta e portavano doni misteriosi, erano Melchiorre, un vecchio dai capelli bianchi, con una folta barba e lunghe chiome ricciute; Gaspare, un giovane imberbe e Baldassarre, di carnagione olivastra e con una barba considerevole. Il titolo di “Re” pare sia stato aggiunto da Tertulliano di Cartagine, teologo nato nel 155 d. C.

I Re Magi provenienti dalla Persia con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio. Mosaico, Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Ravenna, c.ca 600.

Giunti a Gerusalemme il 6 gennaio, dopo dodici giorni di viaggio, i Magi fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, e chiesero dove si trovasse “il Re che era nato e di cui abbiamo visto sorgere la stella”. Erode, venuto così a sapere che Gesù era nato a Betlemme, invitò i Magi a fargli un resoconto del luogo quando fossero passati dalla sua reggia sulla via del ritorno. Ma i Tre Re, dopo l’adorazione del Divino Bambino, ebbero un sogno premonitore che li consigliava di tornare nei loro Paesi percorrendo una strada diversa. Sentitosi ingannato, Erode ordinò di uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, nella speranza che Gesù fosse tra loro. Eccidio che è passato alla storia con il nome di Strage degli Innocenti.

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Capodanno, ostriche e Casanova

31 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Natale, Storie di cucina

Raffinata e gustosa, l’ostrica è il modo migliore per concludere degnamente la fine dell’anno sia che si scelga di organizzare un grande party sia che si opti per una cenetta intima e romantica. La leggenda che le ostriche siano afrodisiache è in relazione all’alto contenuto di vitamine del gruppo B e ai sali minerali, in particolare lo zinco. A questo proposito si narra che Giacomo Casanova – famoso per le sue avventure galanti – fosse un estimatore di ostriche e che iniziasse la giornata mangiandone 50 a colazione. I molluschi si servono crudi in piatti da 12 dopo averne pulito il guscio ma senza sciacquarli.

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Vischio, o la scopa del fulmine

29 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Natale, Storie di cucina

Il vischio – pianta ritenuta magica e curativa che non affonda le radici nella terra ma vive sulla corteccia di alcuni alberi – è uno dei simboli del solstizio d’inverno. Per queste sue caratteristiche, in passato, i popoli del Nord Europa ribattezzarono il vischio “scopa del fulmine”, in quanto credevano che nascesse dall’impatto tra un fulmine e il tronco di un albero.

Secondo la leggenda, la scintilla che ne scaturisce sarebbe un’emanazione divina e il suo significato intrinseco è strettamente legato al concetto alchemico di Oro filosofale, tanto più che il ramo di vischio assume una bella colorazione dorata qualche mese dopo essere stato tagliato. Questa è la ragione per cui, ancora oggi, si regala il vischio a Natale.

Prima della nascita di Gesù, la pianta era associata a Venere, dea dell’amore, ed è a lei che si rifà l’usanza di baciarsi sotto il vischio.

Con l’avvento della religione cristiana, il concetto di amore tra due persone fu esteso all’umanità intera.

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Melagrana

28 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Alimentazione, Natale, Storie di cucina

L’albero del melograno – Punica granatum – cresceva originariamente nel Punjab, in India, e nei territori  che si estendono a sud del Caucaso, da dove si è diffuso in Asia Minore e poi nel bacino del Mediterraneo.

La pianta è da sempre considerata simbolo di fecondità, femminilità e prosperità. Nel libro dell’Esodo, Dio ordina ad Aronne, fratello maggiore di Mosé, di far ricamare sul bordo della sua veste sacerdotale “melegrane di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto” in segno di sacralità. E re Salomone fece scolpire melegrane sui capitelli delle colonne del suo palazzo, assurgendo questi frutti a coroncina, anche a simbolo di regalità.

Nell’iconografia medioevale e rinascimentale la melagrana aperta è simbolo di amore. Nella Madonna della melagrana dipinta dal pittore fiorentino Sandro Botticelli (1445-1510), il frutto aperto che lascia vedere i semi rappresenta tra l’altro la Fondazione della Chiesa in cui sono riuniti i popoli della Terra e le loro tradizioni.

If you look at a list of the most popular Christmas songs, you’ll find that the writers are disproportionately Jewish: Irving Berlin’s “White Christmas,” “The Christmas Song” (yes, Mel Tormé was Jewish), “Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!,” “I’ll Be Home for Christmas,” “Silver Bells,” “Santa Baby,” “Rudolph the Red-Nosed Reindeer” and “Winter Wonderland” — perennial, beloved and, mostly, written for the sheet music publishers of Tin Pan Alley, not for a show or film.

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