Ozio creativo. Parte prima
In un piccolo libro-intervista, Domenico De Masi – docente di Sociologia del lavoro alla Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza di Roma e molto altro – e Frei Betto, al secolo Carlos Alberto Libanio Christo, domenicano, teologo, uno dei fondatori di Teologia della liberazione in Brasile, perseguitato e incarcerato dalla dittatura militare, già consulente del presidente Lula – parlano di progresso e felicità, di quanto siano importanti la fantasia e la creatività nella società contemporanea. Questo che segue è un breve estratto del pensiero del professor De Masi.

«Quello economico è considerato l’unico aspetto serio da questo mondo produttivo e consumista». (…) «Se l’unico obiettivo del lavoro deve essere il guadagno, il giovane finisce per preferire una professione molto redditizia, anche se non corrisponde alla sua vocazione. E così, invece di essere un gioco divertente e una realizzazione personale, il lavoro diventa una tortura. Nello stesso modo, se il tempo libero è inteso unicamente come tempo di consumo, come tempo in cui è necessario spendere, è chiaro che chi non ha soldi non sa che cosa fare del suo tempo libero».
«Propongo di valorizzare il tempo libero attraverso attività che non costano nulla dal punto di vista monetario. Quanto costa l’amicizia? Quanto costa l’amore? Quanto costa divertirsi allegramente con gli amici? Quanto costa avventurarsi nella politica e nella società? Quanto costa riflettere sul proprio destino e su quello degli uomini? Quanto costa pregare o passeggiare, guardare il mare e il cielo? Quanto costa leggere un libro e scrivere una poesia? Quanto costa conversare con le persone alla fermata dell’autobus?».
«Propongo anche di trasformare il lavoro in studio e gioco. Propongo di lavorare in modo che, mentre produco ricchezza, possa produrre anche allegria e apprendimento. Questo intendo per “ozio creativo”».
Frei Betto, Domenico De Masi, Non c’è progresso senza felicità. Un dialogo sui limiti e i vantaggi della globalizzazione, traduzione dal portoghese di Alessandra Benabbi, Rizzoli, RCS Libri, Milano, 2004, pgg. 131-32
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