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Un Augurio d’Essere per il 2010

19 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Ho scritto diverse volte del Maestro Zen Carlo Tetsugen Serra e un paio di volte ho accennato a Jiso Forzani, monaco buddhista Zen, amico di padre Luciano Mazzocchi con cui divide l’avventura della Stella del mattino – o quanto meno ho fatto un link al suo sito. Oggi ritorno su questi due personaggi perché il 14 gennaio ho ricevuto dal Maestro Serra questa mail, che mi pare contenga un pensiero adeguato – quello suo e di Jiso Forzani – per questo difficile inizio d’anno. Ecco il contenuto della mail:

Un Augurio d’Essere per il 2010

Scrive il Maestro zen Jiso Forzani, presidente della Mission Zen Europea, nel documento “Quale buddhismo. Perche’. Per chi. Una proposta europea: “La civilizzazione occidentale non puo’ uscire dalla crisi globale in cui si trova perche’ non puo’ uscire da se stessa, non puo’ vedersi dall’esterno, in modo da comprendere quale e’ il punto cruciale. Si osserva dall’interno e gira a vuoto, come un cane che si morde la coda. Ha bisogno di un punto di osservazione “esterno”, di un osservatore non intrappolato da quel meccanismo, che indichi il punto in cui la strada si e’ smarrita. Il buddhismo, che si e’ sviluppato in forme distanti e differenti da quelle emerse all’interno della cultura europea e occidentale, puo’ svolgere questa funzione, perche’ e’ contemporaneamente gia’ presente all’interno delle societa’ occidentali ma non ancora inglobato completamente nei loro meccanismi“.

Le indicazioni che l’etica buddista propone quali il Nobile Ottuplice Sentiero non sono piu’ rivolte solamente ai praticanti buddisti ma divengono passo normale della persona che tenta di realizzare con la propria vita la difficile alchimia del risveglio nella vita dell’uomo, cioe’ trasformare la vita di ogni giorno da luogo di produzione e scontro di sofferenza e conflitti tra gli uomini, in una luce di liberta’ e pienezza di vivere.

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Sufismo e Dhikr a Milano.

18 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Gabriel Mandel Kahn è il Vicario generale per l’Italia della Confraternita Sufi Jerrahy Halveti. Tre lauree – lingue e lettere classiche, psicologia, medicina e chirurgia – diploma al conservatorio in violino e armonia con una specializzazione in flauto, ha scritto dozzine di libri e tradotto, tra le tante, l’intera opera del poeta islamico Jalal Al Din Rumi. È un apprezzato artista – le sue ceramiche sono esposte nelle migliori gallerie e musei – e autore di più di 200 libri. Ho conosciuto Mandel Khan nell’estate del 2007 e da allora ho partecipato più di una volta – su suo gentile invito – al Dhikr, la Rammemorazione di Dio, il rituale mistico sufi. Un’esperienza che vale la pena di vivere. Quanto segue è parte di quell’intervista.

Gabriel Mandel

Professor Mandel, per diventare sufi bisogna essere mussulmani?

«Sì, come per essere un frate francescano bisogna essere battezzati. Io non sono battezzato: mia madre era ebrea e mio padre musulmano. Io sono musulmano».

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Haiti: ieri e oggi

17 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Haiti, New York Times

Ho appena ricevuto l’edizione elettronica del New York Times, quotidiano che ha sempre articoli ed editoriali illuminanti sugli argomenti più vari, dalla politica internazionale alla salute del singolo – e vi ho trovato questo pezzo ricco di immagini della Haiti di ieri e di oggi. Chi ha la possibilità, può vedere le immagini a schermo intero, ce ne sono per passare il pomeriggio e per sentirsi male per il resto del giorno. Per collegarsi basta andare col cursore sul New York Times, appunto, dove troverete anche dei video.

Sempre sul quotidiano americano di oggi, domenica 17 gennaio, c’è un altro articolo molto interessante, di cui consiglio la lettura: Our Basic Human Pleasures: Food, Sex and Giving.

Abbastanza, per oggi.

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Nishida: l’esperienza pura e la visione religiosa del mondo.

16 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

Mi fa piacere segnalare un piccolo grande libro: La logica del luogo e la visione religiosa del mondo del grande filosofo giapponese  Kitaro Nishida (1870.1945), curato da Tiziano Tosolini, missionario saveriano in Giappone, di cui ho già scritto il 10 gennaio scorso (vedi “Missioni e globalizzazione“). Qui riprendo alcuni passi di pagina 35 e 36 del suo libro su Nishida  perché mi sembrano illuminanti riguardo il concetto di realtà, mente, pensiero e la loro relazione con la meditazione, che affligge tanti praticanti.

La logica del luogo e la visionereligiosa del mondo

«Come Nishida stesso afferma nella pagina iniziale del suo Uno studio sul bene: “Fare esperienza significa conoscere il reale concreto così com’è. È conoscere in conformità al reale concreto, tralasciando completamente ogni intromissione da parte nostra. Puro è in senso proprio lo stato dell’esperienza così com’essa è, senza nessuna aggiunta del discernimento riflessivo, dato che di solito a ciò che si dice esperienza si mescola in realtà un qualche pensiero (…). Per questo l’esperienza pura è identica all’esperienza immediata”».

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Zen koan, management e il ponte di pietra.

15 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da patrizia | Categoria: Spiritualità

La mattina del 10 dicembre 2009, nella Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, in occasione del convegno «Organizzazione come Sensemaking. Superare con l’ambiguità i limiti della One Best Way», il Maestro Zen Tetsugen Serra ha presentato il suo nuovo  libro Management by Zen Koan. Saggezza zen e psicologia del lavoro per ampliare gli orizzonti organizzativi, scritto insieme a Stefano Verza, psicologo del lavoro e delle organizzazioni. Scopo del manuale è di favorire, stimolando la mente, “la revisione delle tradizionali logiche del pensiero manageriale, attraverso le quali un’azienda concepisce se stessa e il proprio funzionamento”. Un testo che offre l’opportunità di vedere diversamente l’organizzazione del lavoro, favorendo l’espansione dei propri confini verso un approccio più elastico della quotidianità. E allora, benvenuti nel mondo dei Koan.

«Un monaco si recò a visitare il suo Maestro Chao-Chou. Gli disse: “Il ponte di pietra di questo paese è famoso, ma non ho trovato che una serie di gradini”. “Sei tu che vedi solo i gradini di pietra e non vedi il ponte”, rispose Chao-Chou. “Allora, cos’è il ponte di pietra?”, chiese il monaco. “Ciò che fa attraversare gli asini”, rispose il Maestro».

Prosegue Carlo Tetsugen Serra: «L’importanza di questo genere di storiella paradossale, esageratamente scarna e in apparenza priva di significato – in giapponese, koan, appunto – è che ci allena a fare le domande giuste senza fornirci risposte. Perché il monaco non riconosce il ponte? Perché non è quello che ha immaginato sentendone parlare e si aspetta di vederlo diverso. Nella nostra mente, infatti, alberga il “conosciuto”, a volte sottoforma di immagini che le trasmettiamo. Come guardare le cose, allora? Da una giusta via di mezzo».

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