Videha, il senza corpo
Videha Ricci è l’agente letterario di Osho, traduttore e curatore dell’edizione italiana dei suoi libri, CD e DVD, della rivista Oshotimes in edizione cartacea e on line. Questa è una breve sintesi dell’intervista con Videa, fatta a Milano nel 2008, in occasione dell’Osho Festival.
Perché ha scelto di seguire proprio Osho? Era di moda negli anni Settanta?
«Assolutamente no. Era il 1975, avevo 22 anni e Osho non era affatto di moda. Sono andato a Puna perché in Italia, insieme ad alcuni amici, avevo una piccola casa editrice, e avevamo deciso di stampare il libro di Osho: Meditazione, una nuova dimensione. E siccome andavo in India per i fatti miei, sono passato a portare alcune copie della pubblicazione all’autore e là, più che l’autore, ho incontrato il Maestro».
Cosa ricorda oggi di quel periodo?
«Lo vivo come un passaggio progressivo che mi ha portato a riconoscere un’intimità con me stesso che va al di là della fisicità, pur partendo dalla mia esistenza fisica e dal bisogno inderogabile della fisicità, del possedere cioè un corpo per espletare la mia essenza spirituale. Osho ha spinto tutti noi che lo seguivamo a non mettere radici a Puna, dove lui risiedeva, ma di vivere là per un po’, maturare, per essere pronti a tornare nel mondo. Perdersi per ritrovarsi, per scoprire quale è il nostro posto nella società. Perché magari nell’Ashram, con un’energia così alta, credi di essere arrivato chissà dove e poi ti accorgi di essere un perfetto imbecille nella vita pratica, quotidiana, nella città in cui vivi».
Qual è, secondo lei, l’eredità che Osho ha lasciato?
«Credo che siano il suo messaggio e la sua visione della vita e del mondo. Oggi la realtà di cui Osho parla va individuata nei suoi suggerimenti a praticare la meditazione, a mettersi in sintonia con il mondo della ricerca interiore. E devo dire che il continuo aumento di interesse verso Osho sia in India sia in Italia, si deve alle tante intuizioni che si colgono leggendo i suoi libri».
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